Les Revenants | Serial | Ondacinema

Fabrice Gobert

Les Revenants

di Fabrice Gobert

di Alberto Mazzoni

Camille suona alla porta della sua famiglia dicendo di non sentirsi molto bene e di avere molta fame. Peccato che sia morta anni fa... La stupenda serie francese che in due stagioni ha aggiunto una nuova città alla mappa dell'horror mondiale

 

"Nessuno è salvo. Morire non ha senso"
(Milan)

"O voi fratelli dell'altra sponda, cantammo in coro giù sulla terra
amammo in cento un'identica donna, partimmo in mille per la stessa guerra.....
Questo ricordo non vi consoli, quando si muore, si muore soli
Questo ricordo non vi consoli, quando si muore, si muore soli."
(Fabrizio De André)

 

lesrevenants_neltesto_4Ricordate il Vajont? La storia dei Revenants inizia 35 anni fa quando una diga in una valle alpina è crollata uccidendo centinaia di persone ed eliminando quasi totalmente la popolazione di un villaggio. Adesso il villaggio originale è sommerso, ma in quello ricostruito poco distante i morti, recenti e passati, iniziano a ritornare e a bussare alle porte dei loro cari, senza coscienza della loro condizione e con una gran fame. Tra questi Camille alla porta dell'adolescenza, Simon il ribelle, Serge il pazzo, e soprattutto un ragazzino demoniaco e inquietante (carta vincente di ogni horror che si rispetti) che per ora chiameremo Victor.
Qui sta la differenza con la quasi totalità della fiction sui non morti: non esistono "i vampiri", non ritornano "gli zombie", ma un numero limitato di persone con nome cognome e biografia, che credono di essere ancora vivi e apparentemente lo sono, e soprattutto che hanno qualcuno di caro ad aspettarli: la famiglia di Camille, la quasi-sposa di Simon, il fratello di Serge, in un gioco di specularità, rilevato giustamente fin dalle pubblicità della serie e accentuato nella seconda stagione. La centralità delle storie individuali e delle personalità dei morti e dei loro cari è tale che ogni puntata si intitola come un personaggio. Curioso che una delle poche nicchie di cinema politico della cinematografia anglofona (vale soprattutto per gli zombie, ma anche per i vampiri da Anne Rice in là) si trasformi in Francia in una riflessione assolutamente intima, esistenziale: che rapporto abbiamo con la morte, con i (nostri) morti?

La prima stagione della serie ha avuto un successo travolgente e, per la prima volta per una serie francese, mondiale. All'indubbia originalità del pitch di cui sopra devono essere aggiunte altre cause evidenti. Per cominciare non c'è nessuna lenta costruzione dell'atmosfera, o meglio il crescendo di inquietudine (l'acqua che sale e scende lentamente nella valle) non va a scapito del ritmo: il primo episodio è un meccanismo narrativo perfetto, non è proprio possibile vederlo e non guardarsi di un fiato tutta la prima stagione. In secondo luogo, la colonna sonora (dei Mogwai) è una delle più belle degli ultimi anni, includendo nel giudizio cinema e televisione, raffinata e accattivante allo stesso tempo. In chiave strettamente musicale ne hanno parlato i cugini di OndaRock meglio di quanto ne possa fare io. Valutandola come accompagnamento alle immagini, a partire dalla sigla che è un gioiellino, la colonna sonora riesce nel difficile compito di creare una tensione generale globale e al contempo di modularla in modo appropriato per ogni sfumatura della storia, da quelle dolci a quelle terrorizzanti.
Assumere i Mogwai non è stato però l'unico colpo di genio della regia: anche fotografia e montaggio sono personali e azzeccati. Siamo spesso in mezzo alla natura, di giorno, ma le luci livide ci straniano al punto da accettare la coesistenza di vivi e morti come in un sogno, e i toni di colore associati ai vari personaggi chiariscono così bene l'atmosfera che i dialoghi sono privi di orpelli esplicativi e suonano realistici. L'ambientazione alpina è sfruttata egregiamente con l'uso frequente di campi lunghissimi che dissolvono, spesso e volentieri in momenti chiave, le microscopiche azioni dei personaggi sullo sfondo di montagne innevate o sulla costruzione di proporzioni disumane della diga. L'uso dei primi piani è parco, per essere una serie televisiva, a favore dei piani totali, e al campo controcampo chiaramente si preferiscono quei bei movimenti di raccordo che ti chiariscono chi è dove rispetto a cosa, e cosa sta guardando. Senza esperimenti visivi inutili, con giusto qualche momento virtuoso di solito sul tema del riflesso, si avverte una regia nettamente superiore alla media. Infine, gli attori: in una storia corale come questa non si può giocare sugli assoli virtuosi di un Cranston o di uno Spacey, tutti devono essere bravi, e lo sono, a partire da Yara Pilartz problematica nel ruolo di Camille, suo padre (Pierrot) e Julie (Sallette) bastonati dalla vita, fino a personaggi solo apparentemente secondari come Toni (Gadebois), il gestore dell'unico pub del paese.lesrevenants_neltesto_0

La serie ha avuto una crisi di crescita, non c'è dubbio: forse travolti dal successo inaspettato della prima stagione, gli autori ci hanno messo tre anni per mettere in onda la seconda, col risultato di un calo di attenzione degli spettatori (almeno in Francia). Pare che ciò sia dovuto ai numerosi rimaneggiamenti della sceneggiatura, più volte giudicata insufficiente dalla produzione. In effetti le prime puntate della seconda serie hanno belle immagini e singoli passaggi forti, ma mancano un po' di coesione e direzione narrativa. Nella seconda metà invece i binari sono tracciati e la serie riprende la sua combinazione di ritmo e fascino, fino a un finale (parrebbe definitivo) molto efficace nel chiudere il cerchio con una giusta miscela di spiegazioni e suggestione.  

Un avvertimento: guardatelo per la bellezza delle immagini e dei suoni, per i ritratti psicologici e i personaggi forti ma attenti a non dimenticarvi che è un horror, e dannatamente efficiente nell'usare i trucchi del genere. Per quanto smarriti e in cerca di significato e d'amore come tutti noi, i revenants dormono poco e mangiano molto, e la loro apparenza di vivi potrebbe essere più fragile del previsto. E infine, proprio come nei classici di Romero, non è detto che i morti siano più pericolosi dei vivi...
Mi fermo qui, ma la recensione delle due stagioni CONTIENE SPOILERS quindi se non le avete viste vi dico solo di guardarvele e voi FERMATEVI QUI.

STAGIONE 1
Voto: 8,5 - contiene spoiler

Secondo chi scrive quella di "Les Revenants" è la miglior prima stagione di tutti i tempi [1] un susseguirsi puntata dopo puntata di piacere visivo, sonoro, narrativo. Prima di tutto, in "Les Revenants", la sigla non si salta mai: si vorrebbe che durasse di più per guardare meglio ognuna delle microscene che la compongono - la mano che passa sul vetro, i bambini che giocano nel riflesso - e ovviamente per ascoltare più a lungo i Mogwai. In secondo luogo, come detto sopra, non si esce indenni dalla prima puntata. Per l'inquietudine di identificarsi nello smarrimento dei genitori di Camille: se nella tua mente confliggono una gioia imprevista, al di là di ogni desiderio, e il crollo di tutto quanto credi sia a livello di fede che a livello di ragione, direi quasi a livello di corpo, come ne esci? La situazione fa crollare sia una visione religiosa (la madre) che una non religiosa (il padre) della vita dopo la morte. Forse, se fossero stati soli e senza figli anche loro avrebbero reagito con un salto dalla diga come il signor Costa. Accetta il ritorno dei morti solo chi sotto sotto ha sempre sospettato di essere fuori di testa: Adèle, che crede che Simon sia un angelo e quasi con gioia accetta la follia diventare definitiva, si spaventerà solo quando capirà che il ritorno è reale. Ma soprattutto non si esce indenni dal triplice colpo del finale: erano gemelle! Lei, anzi, la gemellanza è la causa della morte sua e dei compagni! Anzi no! La colpa è del bambino satanico muto! Mortacci sua! (Vi avevo detto ATTENZIONE SPOILER).

lesrevenants_neltesto_1_01

Sappiamo che è difficile gestire i fili di una fiction corale, ma durante la prima stagione l'ambientazione in una piccola comunità si rivela l'espediente perfetto per continue interazioni tra persone, ognuna delle quali in un primo tempo è convinta di essere il depositario della sconvolgente verità della permanenza dei morti. Sembra davvero di assistere all'evoluzione del macro-personaggio della comunità, anche grazie alla rilevanza che hanno gli ambienti pubblici di condivisione della vita - l'ospedale, la chiesa, la comunità, il pub, la mediateca - in cui si tengono continue interazioni.
In "Les Revenants", come nella fiction migliore, non c'è alternanza nè compromesso tra riflessioni alte e stile elaborato e pugni nello stomaco, ma un equilibrio così accurato che rasenta la fusione. Sappiamo che niente è maleducato se fatto con classe: non avremmo accettato da nessun altro che un serial-killer con tendenze antropofaghe vivesse per l'appunto nell'unica cittadina al mondo (?) in cui i morti tornano in vita, ma nei Revenants questo è presentato con tanto stile e gestito così bene che non ne risulta incredulità ma un effettivo rialzo della tensione. Allo stesso modo, ma qui forse è proprio il french touch a fare la differenza, l'elemento sessuale è presente in maniera raffinata (le occhiaie di Julie, i riccioli di Léna, il triangolo con Frédéric e Camille che fa la lolita, la medicazione delle ferite) all'interno della narrazione.
Il finale paga un giusto omaggio direttamente a Romero, chiude abbastanza fili da dare soddisfazione e lascia aperte sufficienti domande da farci procedere senza indugio a guardare la seconda stagione.

STAGIONE 2
Voto 7,5 - contiene spoiler

La massa d'acqua con cui si concludeva la prima stagione non era dovuta a una seconda rottura della diga: attraverso dei canali sotterranei misconosciuti stile foibe del Carso - suggestive porte dell'Ade che avranno un ruolo centrale in tutta la stagione - l'acqua è filtrata ed è risalita a colmare il fondo della valle, spaccando di fatto la sventurata cittadina a metà. Nel nucleo della città vivono i vivi, in un quartiere rimasto isolato a causa dell'acqua emersa vivono i morti.
Ma come accade sempre nei Revenants, i confini tra morte e vita sono porosi: Julie (che già nella prima stagione si chiedeva come fare a capire di essere viva) risiede nel lato dei morti pur di stare vicina a Victor, così come la madre di Camille che non si è voluta separare dalla figlia. D'altro canto Simon non può evitare di recarsi presso i vivi per rivedere il suo amore e il loro figlio, che non è chiaro a quale squadra appartenga.... Serge e Toni si tirano fuori dai giochi tornando al loro isolamento boschivo e a loro si riunisce il padre Milan, maschio alfa sincero e brutale e il miglior personaggio introdotto in questa seconda serie assieme al progettista della diga, che forse anche grazie al suo carico di colpa immenso, disumano è al contrario il più sereno nell'affrontare la morte.

A differenza della prima stagione, praticamente perfetta, in questa dobbiamo però registrare personaggi un po' sprecati, come la medium Lucy in coppia con Simon e il padre di Camille Jérôme, che nella prima serie aveva un ben altro spessore mentre qui è monodimensionale. Si eccede nelle camminate nei boschi, raccordi privi di forza e dalla non chiara collocazione geografica. Infine "l'altrove" sognato nel finale può essere volutamente banale, però banale rimane. In definitiva, la comunità chiusa della prima stagione consentiva una compattezza narrativa che il suo sdoppiamento in due e l'aprirsi al mondo esterno (i militari, gli esterni) hanno indebolito: non ha funzionato come doveva la mossa alla "The Wire" di allargare il fuoco con il progredire delle stagioni. Le dinamiche migliori sono adesso quelle dei sottogruppi - gli adolescenti morti nell'incidente, la famiglia di Milan, Toni e Serge (vittime incluse) - ma le interazioni tra questi non sono del tutto convincenti.

lesrevenants_neltesto_2Complessivamente però l'atmosfera blu-Mogwai rimane, e continua a emozionare. Ci sono scene da ricordare per il loro lirismo, come i piani "panoramici" dell'uomo che cammina sulla diga nella sigla e una morte sul lago ghiacciato, il matrimonio finale di Simon (che sfiora il barocco) o il figlio del progettista che si rispecchia in Victor. In una stagione che vede il tasso d'azione salire, ci sono anche scene da ricordare per la loro potenza orrorifica: il salto dalla finestra, il cannibalismo quando meno te lo aspetti, il suicidio collettivo circolare. Nella prima serie, il ruolo dell'orrore era in larga parte affidato alle visioni micidiali di Victor, nella seconda serie abbiamo a che fare con un orrore più classico: non a caso i Revenants sono diventati un'orda e la devastazione portata dalle due inondazioni crea scenari idonei per la violenza post-apocalittica.
Infine, un esempio di scrittura e narrazione per immagini che spiega la superiorità di questa serie è il triangolo Toni-Serge-vittime di Serge. Mute quest'ultime, di pochissime parole (da bravi montanari) i primi due, è tutto un gioco di relazioni tra corpi, tra sguardi, trasmesso con azioni semplici, inquadrature e montaggio.
Quando la fine di una stagione pare coincidere col finale della serie è inevitabile chiedersi: torna? Siamo venuti a capo dei misteri? In questo "Les Revenants" sorprende in positivo. Il tema soprannaturale avrebbe consentito ogni sorta di scappatoia, invece abbiamo una spiegazione compatta: Victor è la chiave e le sue azioni passate che hanno dato il via a tutto sono illustrate con nitidezza ed efficacia. Sappiamo il perché della fame, e il perché delle ferite. Sappiamo, ed è la chiave di tutta la serie, perché alcune persone ritornano come ombre senz'anima e altre con l'illusione di essere vive. La doppia impossibilità di sopravvivere alla persona amata e di smettere di vivere abbandonandone altre è il paradosso su cui "Les Revenants" ha costruito il suo affascinante mondo.

[1] Non v'è chi non citi "The Wire" e "Breaking Bad" come le serie migliori di una generazione ("Twin Peaks" fa storia a sé). Eppure non si può non ammettere che in entrambi i casi la prima stagione era decisamente sotto tono. Troppi processi in un caso, troppo McGyver nell'altro.

Les Revenants

INFO

titolo:
Les Revenants

titolo originale:
Les Revenants

canale originale:
Canal +

canale italiano:
La Effe

creatore:
Fabrice Gobert

produttori esecutivi:
Haut et Court

cast:
Anne Consigny: Claire; Clotilde Hesme: Adèle; Céline Sallette: Julie; Pierre Perrier: Simon; Guillaume Gouix: Serge; Frédéric Pierrot: Jérôme; Constance Dollé: Sandrine; Grégory Gadebois: Toni; Ana Girardot: Lucy; Jean-François Sivadier: Pierre; Alix Poisson: Laure; Jenna Thiam: Léna; Samir Guesmi: Thomas; Yara Pilartz: Camille; Swann Nambotin: Victor; Brune Martin: Chloé; Jérôme Kircher: Père Jean-François; Carole Franck: Mlle Payet; Laetitia de Fombelle: Viviane Costa; Matila Malliarakis: Frédéric

anni:
2012-2014