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Larry David, Jerry Seinfeld

Seinfeld

di Larry David, Jerry Seinfeld

di Davide De Lucca

L'irresistibile leggerezza di uno show basato su niente. A inizio anni 90, Larry David e Jerry Seinfeld riscrivono le regole della comicità nella tv americana. Più o meno consapevolmente, di sicuro con irriverenza, portano nella sit-com il concetto di minimalismo, quotidianità e postmoderno dello stand-up e di tanto cinema, letteratura e arte di quegli anni

Jerry: "The bad thing about television is that everybody you see on television is doing something better than what you're doing"
George: "I think I can sum up the show for you with one word: nothing"
Elaine: "I can't spend the rest of my life coming into this stinking apartment every ten minutes, to pore over the excruciating minutia of every, single, daily event"
Kramer: "This is going to be a new look for the '90s. You're gonna be the first pirate"



Parte 1 - A show based on nothing

In principio fu il monologo
Palco buio e occhio di bue a illuminare un uomo con microfono. Si parla di eventi e fatti di tutti i giorni: nevrosi, rapporti interpersonali, attualità, piccoli fastidiosi inconvenienti ingigantiti e distorti tramite iperboli. Sviscerando minuziosamente le componenti dei più banali e futili argomenti. Quei "gaps in Society where you have no rules". E inventarsene, allora, di regole sociali e consuetudini da rispettare. La comicità americana tra gli anni ottanta e novanta si sposta da quella più demenziale, fisica e di pancia che aveva lanciato John Belushi e altri, per diventare cerebrale, verbale e verbosa. Ebrea. Tra Woody Allen, ma meno surreale e intellettuale, e Lenny Bruce, ma meno arrabbiata e politica. Comunque autoreferenziale. Nasce una nuova generazione di comici, osservatori acuti, che parlano. Parlano di cose riconducibili alla quotidianità più profana, che fanno immedesimare il pubblico. "Have you ever noticed" è per eccellenza l'attacco di questi monologhi.
Giovane, magro e sorridente, una certa notorietà Jerry Seinfeld la può già vantare prima ancora che un mostro sacro come Johnny Carson lo consacri con un semplice e paterno: "Okay": è il 6 maggio 1981. Jerry Seinfeld ha solo 27 anni ed è un comico newyorkese nato a Brooklyn che da qui comincia a farsi strada e un nome, prima nei club e poi in tv, con apparizioni al "Tonight Show" e al "David Letterman".

That's how the Show should be
George Shapiro, manager di Seinfeld, lo propone alla NBC per uno show. Il network accetta di discuterne. Nel novembre 1988 chiede di presentare un progetto. Seinfeld contatta l'amico e collega Larry David, che si esibisce nel suo stesso club a New York. Larry David non è un autore, ma ha innati il senso della drammaturgia e del comico. Utilizza una macchina da scrivere e ha lavorato per il "Saturday Night Live", anche se solo uno dei tanti sketch che ha proposto è andato in onda fino a quel momento, e a tarda notte. Tanto basta. Tra Seinfeld e David scatta subito un'alchimia e un'intesa che segnerà la storia del costume, della tv e della comicità Usa di fine secolo.
Non sono solo note di colore quelle che descrivono Larry David: comprendere e apprezzare "Seinfeld" passa anche attraverso la conoscenza del personaggio-David. Comincia la propria carriera a fine anni settanta, ed è noto nell'ambiente per avere un carattere non proprio docile. Si trova a New York con pochi soldi, passeggia studiando i luoghi dove potrebbe ritirarsi a dormire nel caso diventasse un barbone, e ha una verve straordinaria. È il comico dei comici, molto apprezzato dai colleghi quando si esibisce. Un po' meno dal pubblico, perché David, scontroso come pochi, abbandona spesso il palco gettando via il microfono, infastidito, sputando insulti. Ha litigato furiosamente anche con i vertici del "SNL" e si è licenziato per poi ripresentarsi a lavorare come se nulla fosse. Utilizzerà questa storia per una puntata della seconda stagione, "The Revenge".

seinfeld_01Seinfeld e David scoprono una forte affinità, un punto di vista e uno humour simili, si completano a vicenda. Parlano del progetto in un negozio di alimentari, dove, come sempre, analizzano nel dettaglio tutti i prodotti, ironizzando e cercando allo stesso tempo idee per i loro monologhi. "That's how the Show should be", sostiene David: raccontare come un comico trova gli spunti per il proprio spettacolo durante il giorno, e alla fine mostrare lo stand-up notturno. Doveva essere uno speciale di un'ora e mezza. L'idea però prende una forma differente: "What if we have two guys talking?"

"Stand Up"
Giocando su loro stessi, Seinfeld e David sviluppano la sceneggiatura della puntata pilota. Il titolo provvisorio è "Stand Up". Castle Rock, produttrice dello show, modifica il progetto tanto da suscitare le ire di David, anche se la sua unica intenzione è scrivere il pilota e tornarsene a New York con i soldi. Basa il personaggio di George su di lui, ma non ha intenzione di recitare, il progetto non gli interessa. Seinfeld però lo persuade a continuare - accadrà molte altre volte durante la lavorazione della serie.
Da come un comico trova le sue idee, a come due comici lavorano, fino a un solo comico, Jerry, e il suo migliore amico, George, seconda voce comica: due nevrotici superficiali, legati dal piacere di esplorare e analizzare ossessivamente dettagli inutili nella New York di fine anni ottanta. Secondo i produttori, i due personaggi si somigliano troppo. Inappuntabile la logica di David nel rispondere: perché dovrebbero essere amici se non si piacciono e non si somigliano?

The Seinfeld Chronicles
Questo il titolo del pilota che Julia Louis-Dreyfus rifiutò sempre di vedere per superstizione. Un corto d'avanguardia, un film indipendente che non avrebbe interessato nessuno, secondo Jason Alexander. Solo una pratica da sbrigare per Larry David, che riteneva ancora che sarebbe tornato sulla East Coast al più presto e non avrebbe più rivisto Jerry Seinfeld per almeno un paio d'anni. "Debole" sentenziano i primi test su un pubblico-campione della NBC. "Very New York and too Jewish" per i vertici del network. Viene messo in onda il 5 luglio 1989 con la consapevolezza che sarebbe andato bruciato.

seinfeld_02I protagonisti parlano di nulla, sostanzialmente. Segnali da interpretare. Un'amica di Jerry si fermerà a dormire da lui per il weekend. Analizzano, discutono, ipotizzano e ricominciano tutto da capo, mentre la puntata viene aperta, intervallata e chiusa da uno stand-up di Jerry Seinfeld. Un tema che subito si affaccia è il rapporto interpersonale: l'amicizia e la complicità, e quello uomo-donna, il sesso, sempre trattato in maniera sottile, tra il detto e soprattutto il non-detto, l'ipotizzato, il sospettato. Ai protagonisti non accade nulla di eclatante, non c'è morale, non c'è conflitto. Non c'è niente.
Il folle e invadente dirimpettaio di Jerry è un tale Kessler (poi Kramer), ispirato al vero vicino di casa di David, che entrava e usciva dal suo appartamento a qualunque ora, prendendo liberamente cibo e cose in prestito. Per rendere coerente il monologo di Jerry, solo nel pilota Kessler è accompagnato da un cane che non comparirà più. Il personaggio di Elaine ancora non esiste.
Rivisto ora, l'episodio pilota risulta non proprio brillante, a tratti debole, ma contiene l'essenza del Seinfeld/David-pensiero, e soprattutto la carica innovativa, lo spirito iconoclasta e l'umorismo che i due volevano imporre.
Il progetto viene accantonato, ma qualcuno in NBC continua a sostenerlo: si rende conto che c'è qualcosa di nuovo, di diverso, in quei dialoghi sottili, in quel punto di vista così caustico e cinico. Viene richiesto di aggiungere un personaggio femminile. David, riflettendo su un suo rapporto con un'amica, inventa Elaine, ex di Jerry e ora semplice amica. Porta a bordo Julia Louis-Dreyfus. Vengono commissionati altri quattro episodi che comporranno la prima stagione e che verranno messi in onda soltanto nel maggio 1990. David torna finalmente a New York, pronto a dimenticare la serie. Ma il consenso, seppur moderato e inatteso di pubblico, in particolare tra i giovani, che trovano "Seinfeld" nuovo e fresco, spinge il network a puntare su una seconda stagione.

"Tears came into my eyes"
Questa la reazione di Larry David, nominato produttore esecutivo, quando gli comunicano che per la seconda stagione dovrà preparare tredici episodi. La cosa sta diventando troppo grande per lui. Convoca nella squadra degli autori Larry Charles e Peter Mehlman, anche loro brillanti, ma privi di esperienza come sceneggiatori. A questo punto, David e Seinfeld puntano i piedi. In particolare quest'ultimo non ha nulla da perdere ed è pronto a tornare allo stand-up se non può avere lo show che vuole. La NBC cede e lascia loro libertà d'azione. L'esperimento funziona e la seconda stagione si conclude con "The Deal", per accontentare chi voleva Jerry ed Elaine di nuovo, apparentemente, insieme. È un altro racconto basato su una vera esperienza di David, che ora ritiene che l'avventura sia davvero terminata. Non è così: "Seinfeld" viene confermato con altri ventidue episodi per la terza stagione. "Real actual tears, coming out of my eyes, crying", Larry David si sdraia nel letto e la prende così.
Ma da qui in avanti, la strada è in discesa. "Seinfeld" spopola, ottiene un enorme successo di pubblico e di critica diventando un modello di comicità e forse di stile di vita.

"I have a lot of anti-social thoughts during the day"
La serie viviseziona il quotidiano: nevrosi, idiosincrasie, fissazioni, fobie, manie, convinzioni di un gruppo di quattro personaggi trentenni superficiali, cinici, crudeli, insensibili, egoisti. "Seinfeld" mette una certa America, quella più liberale e colta, capace di ridersi addosso, davanti allo specchio. Al pubblico piacerà scoprirsi un po' narcisista, sentirsi un po' colpevole, un po' benignamente crudele.
La regola è: "No hugging, no learning". Lo show rifiuta con ostinata coerenza qualunque tipo di buonismo, qualunque morale, momento romantico o sdolcinato. Niente violini quindi, nemmeno quando alla fine della settima stagione Larry David introduce la morte di uno dei personaggi secondari senza scomodarsi (e suscitando le ire della propria madre) per risolvere una situazione che per l'equilibrio drammaturgico della serie era insostenibile. Jerry ruba un filone di pane a una vecchietta; George fugge da una casa in fiamme lasciandosi dietro bambini, donne e anziani; Elaine esce con un uomo più vecchio di lei e lo lascia appena è colpito da malore e diventa disabile; Kramer propone di far sparire un cane. Non ci sono carinerie, diplomazia o mezze misure.
Tra le influenze c'è di tutto: dalla cultura pop a quella alta, dal cinema alla televisione, da Superman ad Abbott e Costello. Innumerevoli le citazioni e le parodie di film, titoli inventati, riferimenti alla letteratura e al teatro (uno straordinario e geniale episodio narrato a ritroso come omaggio ad Harold Pinter), alla musica e all'arte.
La grande capacità di David è saper centrifugare con irriverenza sacro e profano, trasfigurare il quotidiano e inscenarlo con un'iperbole comica e maniacale; costruire personaggi meschini, con sentimenti bassi e renderli divertenti; dare forma ed esorcizzare quei "pensieri anti-sociali" che nella realtà tende (tendiamo) a reprimere. C'è in lui una vena di autentica follia. La sua arte, secondo Jason Alexander, consiste nel catturare le nevrosi e trasformarle in momenti divertenti. Analizzare cosa significa questa cosa infinitesimale, cosa comporta, farla esplodere in maniera sproporzionata facendo agire i personaggi di conseguenza, scatenando equivoci e liti, risentimenti e indignazione, svelando così il lato comico delle minuzie, il ridicolo delle convenzioni sociali.


Parte 2 - Stagione per stagione

NB: contiene alcuni spoiler
Nelle stagioni uno e due sono chiare fin da subito le intenzioni di David e Seinfeld di non prendere niente troppo sul serio. L'obiettivo è rubare le storie da esperienze reali, quasi religiosamente. È così che nascono "The Revenge" o "The Chinese Restaurant", ad esempio. Su questo episodio vanno spese alcune parole per la sua impostazione: la narrazione è in tempo reale, si sviluppa in un unico luogo, è quasi un atto unico teatrale. Non accade nulla: i personaggi parlano e discutono mentre aspettano un tavolo. Per la NBC è un affronto, un sacrilegio. Tengono la puntata in stand-by perché troppo statica, ma alla fine cedono. David e Seinfeld vincono di nuovo la scommessa e da qui, secondo Jason Alexander, ha inizio l'anarchia.
C'è ancora una certa incertezza nelle prime due stagioni, i meccanismi sono ancora da oliare, ma si cominciano a sperimentare gag fisiche per Michael Richards e trame che si incontrano nel finale ("The Busboy") e che coinvolgono tutti i personaggi. I dialoghi si svolgono nell'appartamento di Jerry, nel bar all'angolo, nel videonoleggio, nella lavanderia. L'umorismo è ancora trattenuto da certi lacci, forse dal timore di esagerare o di essere fraintesi. Da ricordare, oltre agli episodi citati, "The Pony Remark", "The Phone Message" e "The Statue".

seinfeld_03La terza stagione inaugura la nuova, inconfondibile musica con basso e ritmi scat, e inanella da subito una sequenza di episodi perfetti per costruzione, gag e temi. La chiave comica è ormai accordata, tutti sono in sincrono: siamo all'essenza di "Seinfeld". "The Note", "The Dog", "The Library", "The Café", "The Limo". E poi "The Parking Garage", che ripete l'impostazione oltraggiosa da atto unico di "The Chinese Restaurant" e che rappresenta uno dei numerosi casi di buona sorte che, secondo Jerry Seinfeld, hanno contraddistinto lo show: l'auto che non si mette in moto nel finale, infatti, è del tutto casuale. E ancora "The Subway", dove le possibilità produttive si fanno più cospicue, "The Pez Dispenser", che riporta di moda i dispenser di mentine (pochi giorni dopo se ne troveranno in vendita con i volti dei personaggi).
Altro capolavoro è l'episodio "The Pen", dove Julia Louis-Dreyfus dimostra tutta la sua straordinaria versatilità, ma dove non compaiono Richards e Alexander. Quest'ultimo chiede espressamente a David e a Seinfeld che non succeda più. Già Richards si era risentito per l'esclusione da "The Chinese Restaurant", e da qui in poi la squadra sarà sempre al completo. In "The Boyfriend" partecipa la prima celebrità dell'epoca, il giocatore di baseball Keith Hernandez, occasione per una memorabile parodia del film di Oliver Stone "JFK - un caso ancora aperto", uscito quell'anno (dove curiosamente ha una parte anche Wayne Knight).
I tempi sono maturi, gli autori, gli attori e la macchina produttiva perfettamente oliati per il passaggio successivo.

La critica tv comincia a rispondere positivamente all'ironia e all'intelligenza dello show. Aumenta la popolarità. La gente comincia a citare frasi e battute, costruisce la propria cerchia di amicizie sul modello della serie, si riconosce nei "Seinfeld moments" e nell'assioma che "Everything in Life can be related to a Seinfeld Episode". È ormai watercooler television: se ne parla il giorno dopo negli uffici attorno al distributore dell'acqua. Seinfeld e David ottengono carta bianca dalla NBC, ora pronta a supportarli in tutto, anche nel doppio salto mortale della quarta stagione, un capolavoro di autoreferenzialità. Pur tra le perplessità dei produttori e dello stesso cast, lo spiazzante arco narrativo è infatti lo sviluppo della serie stessa. A Jerry viene commissionata una sit-com dalla NBC; ne parla con George, che si improvvisa autore insieme a lui. Tutta la stagione è meta-televisiva, costruita attorno alla proposta, lo sviluppo e la realizzazione del pilota di "Jerry". Una serie che George descrive così ai vertici (finti) della NBC: "I think I can sum up the Show for you with one word: nothing". Un modo non molto diverso da come lo stesso Larry David si pose in realtà di fronte ai vertici (veri) nella NBC.

Idee provenienti dal misterioso taccuino del maniacale David, prima considerate folli, ora cominciano a essere utilizzate, come "The Contest": una gara in cui i protagonisti dovranno rimanere "Master of the Domain", mantenere il controllo sull'autoerotismo; insomma, perde chi si masturba per primo. Leggenda vuole che Larry David questa gara l'abbia vinta nella realtà. Il tema della storia diventa la parola-tabù, la pratica impronunciabile, implicita, e per questo ancora più divertente. Lo script è brillante, geniale, inoffensivo, esilarante, mai esplicito. Il pubblico è pronto ad accoglierlo e a consacrare lo show.

La stagione, contrassegnata da una fotografia più scura, quasi notturna, comincia con "The Trip", una maggiore disponibilità economica porta lo show in luoghi diversi dal solito e prosegue con nuove, autentiche perle come "The Bubble Boy", magistrale esempio di comicità off-camera e dove troviamo uno dei colpi da maestro più originali e geniali della serie. In "The Outing", Seinfeld gioca con i veri rumors sulla sua presunta omosessualità e il giorno dopo "Not that there's anything wrong with that" si sente ovunque: la comunità gay non solo non è offesa, ma anzi apprezza molto, e di nuovo Larry David è autore di uno script straordinario per intelligenza e umorismo. "The Old Man" introduce nella serie il nemico giurato di Jerry, Newman (Wayne Knight), un altro condomino, che spesso affiancherà Kramer in progetti surreali. "The Junior Mint" segna l'ingresso nella serie di Andy Robin nella squadra degli autori; Susan diventa uno dei personaggi ricorrenti, ma soprattutto "The Handicap Spot" vede l'adozione nel cast dell'irresistibile Jerry Stiller nel ruolo di Frank Costanza, perfetto e credibile genitore di George insieme a Estelle Harris. Stiller è una figura comica unica che segnerà la serie di qui in poi.
È la stagione 1992-93, Ted Danson lascia "Cheers" e la critica vede la NBC sull'orlo del declino, soprattutto se "Seinfeld" non dovesse funzionare. Ma la risposta del pubblico non lascia dubbi e arrivano le consacrazioni di premi e riconoscimenti.

seinfeld_04La quinta stagione va in onda alle ventuno, in prima serata. "Seinfeld" esplode definitivamente. Tom Gamill e Max Pross vanno ad affiancare gli altri autori, aprendo nuovi scenari comici che, altrimenti, David e Seinfeld rischiavano di precludersi, ormai troppo legati al concetto di inscenare momenti reali. Per "The Stand-in" compare il personaggio di Mickey, altra spalla per alcuni dei momenti più divertenti di Kramer; "The Mango" trae ispirazione dal fatto che Larry David fu effettivamente bandito da un fruttivendolo. È la stagione di "The Puffy Shirt", poi donata allo Smithsonian Institution, e di "The Marine Biologist", con uno dei finali più divertenti, folli e inaspettati dell'intera serie. Espressioni come Close-talker entrano nel linguaggio quotidiano. La filosofia di "The Opposite" (se niente funziona, fai l'esatto di contrario di quello che fai di solito) viene effettivamente adottata da alcune persone.

Un passaggio di testimone delicato è quello che conduce alla sesta stagione. Tom Cherones, che fin qui ha brillantemente diretto quasi tutti gli episodi della serie, lascia il posto a Andy Ackerman, che arriva al picco della popolarità della serie e, fortunatamente, trova subito la sintonia con David, Seinfeld e il resto del cast, dimostrando i giusti temperamento, senso dei tempi e del ridicolo. È la stagione in cui Elaine lavora per Mr. Pitt, e George per Steinbrenner, presidente dei NY Yankees - la voce è quella di Larry David, che in tutta la serie appare in diversi camei, sia fisici che vocali. Si toccano temi delicati come l'aborto ("The Couch"), scopriamo il nome completo di Kramer in "The Switch"; "The Label Maker" diffonde il termine Regifter ed entrano nel cast Patrick Warburton e Bryan Cranston. La serie taglia il traguardo dei cento episodi.

Un nuovo arco narrativo viene creato per la settima stagione: in "The Engagment" George decide di sposare Susan. L'idea è di Larry David che, a volergli credere, non sa come terminerà la stagione. Secondo alcune indiscrezioni, il matrimonio potrebbe coincidere con la fine della serie. Ma non può essere così banale. È un'annata di alti e bassi, dove compare il personaggio dell'avvocato interpretato da Phil Morris. Entrano nella squadra degli autori David Mandel e Spike Foresten. È a quest'ultimo che si deve "The Soup Nazi", ispirato a un vero ristoratore newyorkese, per nulla contento della fama ricevuta indirettamente. Elaine lavora per Mr. Peterman, altro personaggio indimenticabile. Per il finale di stagione, David risolve il problema matrimonio uccidendo la sposa: Susan infatti muore. Secondo Jason Alexander, la scena con la reazione dei quattro protagonisti che ricevono la notizia è il momento più freddo della televisione: "Wrong, rude and dangerous, but funny". Strabiliante, avanti anni luce, spiazzante e geniale, la trovata salva George dal matrimonio, conserva gli equilibri della serie, ma parte del pubblico (inclusa la madre di Larry David) è furibonda.

Larry David lascia con il botto: infatti è un'annata cruciale, perché segnata dall'addio del co-creatore della serie. Ogni anno David annunciava di volersi ritirare, ma Jerry Seinfeld, con tatto e savoir-faire l'ha sempre convinto a rimanere. Questa volta però la decisione è irrevocabile: David abbandona lo show a cui ha dato tantissimo per dedicarsi a un progetto personale. Tutti sono perplessi sul futuro della serie, ma Jerry Seinfeld prende il comando della nave e continua senza l'eminenza grigia del suo show.

L'ottava stagione perde qualcosa. In particolare, e non a caso, nel personaggio di George. Gli autori riescono a mantenere alta la qualità e soprattutto lo stile-Seinfeld, nelle trovate e nelle situazioni comiche. Orfano di David, che torna saltuariamente a doppia Steinbrenner, Seinfeld cambia metodo di lavoro e crea task-force di autori. Vengono abbandonati i caratteristici monologhi in apertura e chiusura. La scrittura è sempre curata, con qualche impennata di genio ("The Bizarro Jerry"), nuove espressioni entrano nel linguaggio comune ("Yada Yada Yada"); si osa con set più strutturati, situazioni folli e una macchina produttiva più massiccia. "Seinfeld", anche se non nel massimo della sua brillantezza e originalità, è all'apice della popolarità.

seinfeld_05Tra il 1997 e il 1998 si consuma l'ultimo atto. La nona stagione si confonde con la precedente, tanto nelle pecche quanto nei pregi. Seinfeld e gli autori puntano a divertirsi ora che i budget sono illimitati. Nonostante alcuni episodi riusciti ("The Voice", "The Serenity Now", il geniale e colto "The Betrayal", "The Merv Griffin Show"), che continuano a introdurre nuovi modi di dire e perfino di festeggiare il Natale (Festivus), l'ultima stagione non è all'altezza delle altre. Jerry Seinfeld ora paga pegno. Sa quando è il momento di abbandonare il palco e capisce di dover uscire di scena. Sebbene il pubblico sostenga e adori lo show, rinuncia a un contratto astronomico e finisce l'avventura.

Per farlo, però, Larry David torna sul luogo del crimine a chiudere il conto e scrivere l'episodio finale, che si gira in un set blindato, nella massima segretezza, avvolto da una massiccia attenzione mediatica, atteso e consumato dal pubblico come rito collettivo. Tutti i personaggi vengono riuniti in un maxi-processo a carico dei protagonisti. Vengono riproposti alcuni momenti dello show, e il dialogo finale riprende esattamente il primo del pilota. Sembra che David e Seinfeld vogliano mettere l'egoismo e il cinismo dei protagonisti alla berlina, farli giudicare per anni di battute crudeli e comportamenti disinteressati, immaturi e insensibili. Per parte del pubblico sarà una mezza delusione e in effetti non si tratta di un episodio memorabile. Ma, come si sa, chiudere una serie non è mai uno scherzo da poco. La gente ti prende sul serio. David stesso ci scherzerà sopra, anni dopo, quando, nell'episodio finale del suo "Curb Your Enthusiasm" organizzerà una sorta di meta-reunion raccogliendo gli attori di "Seinfeld", e dirà di aver fallito già una volta un episodio finale.
Con "Seinfeld" finiscono anche gli anni novanta e probabilmente, senza retorica, si chiude un'epoca.


Parte 3 - Yada Yada Yada
I personaggi
Jerry Seinfeld mette in scena se stesso: un comico newyorkese caustico, appassionato di Seinfeld e di cereali, senza relazioni stabili, una serie di piccole nevrosi e una ristretta cerchia di amici. A differenza del comico classico, è fortunato e ha successo, con le donne e con il lavoro. Attorno a lui ruotano gli altri personaggi e Seinfeld stesso, per il bene dello show, non esita a mettersi da parte o a da fare da spalla. È un comico abile, cresciuto guardando commedie classiche, che ha saputo inserirsi in quella nicchia di nuovi comici che vivisezionano il quotidiano. È soprattutto un osservatore acuto, dedito al suo lavoro: scalda il pubblico personalmente prima di girare le scene ed è capace di tenere insieme un'ottima squadra, anche attraverso piccoli rituali, come "The Circle of Power". In particolare, poi, è dotato di un grande senso del comico e di una buona dose di fortuna. Per quanto bravo nello stand-up, è consapevole dei suoi limiti come attore. Spesso non trattiene le risate in scena, è quasi intimidito dagli altri attori del cast, veri professionisti. Ci scherzerà sopra nel finale della quarta stagione durante le riprese di "Jerry". Ma la passione e il piacere per quello che fa, l'autoironia e il suo genio, esaltati dal contributo fondamentale di Larry David, bastano a mettere in piedi quella che per alcuni rimane la più grande sit-com di tutti i tempi.

Il personaggio di George Costanza (Jason Alexander) è basato sullo stesso Larry David e, forse proprio per questo, è il più complesso e sfaccettato. È la seconda voce comica, sviluppata per accostare due nevrotici superficiali fissati con l'esplorazione e l'analisi di dettagli inutili.
La produzione impose la scelta di un attore professionista, visto che Seinfeld non lo era. Jason Alexander, già esperto, dotato di una memoria formidabile, interpretò il provino in video recitando alla Woody Allen. Solo in seguito si rese conto delle affinità tra Larry David e il personaggio di George. La sua interpretazione è perfetta e viene scelto a discapito di Larry Miller, grande amico di Jerry Seinfeld.
Vestito in maniera formale, se non dimessa o demodé, oppresso freudianamente dai genitori, architetto mancato, ossessivo e calcolatore, bugiardo, una personalità ai limiti della psicopatia, nevrosi spinte all'iperbole più sfrenata: quello di George è un personaggio memorabile per la sua negatività. Avaro, meschino, vendicativo, insicuro, egoista. Caratteristiche che potrebbero facilmente renderlo odiabile, ma che il talento e l'estro di Alexander, combinati al genio di David, hanno esaltato e reso esilarante. Nella ultime due stagioni, la mancanza dell'uomo-ombra lascia campo libero agli altri autori, che spostano il baricentro del personaggio verso un certo appiattimento per crudeltà ed egoismo.

Abiti vintage, pantaloni troppo corti, entrate in scena dirompenti e sempre più applaudite, acrobazie, progetti folli, gorgheggi ridicoli, una totale disconnessione da ciò che è sensato: Cosmo Kramer (Michael Richards) è certamente il personaggio più clownesco, privo di filtri o sensibilità. Si impossessa delle cose e dello spazio di Jerry senza chiedere. A lui sono riservate le gag più fisiche e di pancia, a volte affiancato da altri comprimari come Newman e Mickey.
Convinto di dover attingere tutto dalla vita reale, David basò il personaggio sul suo vero dirimpettaio, tale Kenny Kramer che, animato veramente da uno spirito simile a quello del suo omonimo televisivo, tuttora organizza a New York tour guidati nei presunti luoghi di "Seinfeld" (che fu girato negli Studios di Los Angeles) in qualità di "autentico Kramer". È disponibile anche per celebrare matrimoni, a dimostrazione che la realtà supera sempre la fantasia. Inizialmente David non voleva utilizzarne il nome (nel pilota, come detto, è Krassner), prevedendo giustamente che il vero Kramer ne avrebbe approfittato.

Potrebbe sembrare che il personaggio di Elaine Benes (Julia Louis-Dreyfus) vada a compensare tanto cinismo e tanta follia. Invece è una perfetta componente del gruppo in quanto ad egoismo e superficialità, a seconda dei casi. È un personaggio che subisce, chissà quanto volontariamente, una distorsione che la porta a lasciare sempre più da parte l'idealismo e l'equilibrio che la contraddistinguono nelle prime stagioni, per trasformarsi in donna in carriera senza scrupoli, aperta, intraprendente, coinvolta in numerosi flirt, nella seconda parte della serie. Il talento di Julia Louis-Dreyfus le permette di non perdere qualità e fascino anche nelle gag più ridicole (il modo di ballare), normalmente destinate a uomini. Ha il grande merito di sdoganare un nuovo tipo di comicità al femminile, disinibita, moderna, coraggiosa, a cui vengono affidati dialoghi e situazioni che prima si dedicavano quasi solo a comici maschi - le conseguenze estreme saranno oggi la sfrontatezza delle protagoniste di "Board City".

seinfeld_06Come in molte sit-com i personaggi diventano maschere, rispondono a determinati comportamenti (qui soprattutto cinismo, egoismo e superficialità), sono caratterizzati anche nell'abbigliamento. Si vive e si opera seconda una serie di regole sociali non scritte, inventate seduti al café (quanto tempo attendere prima di chiedere di uscire alla ragazza di un tizio in coma), discutendo, analizzando e interpretando i più piccoli fatti quotidiani. A Jerry sono riservate le manie più equilibrate, come l'igiene. Tra una tazza di cereali in salotto e un pasto al Monk's, con il suo sarcasmo asciutto fa da contraltare allo straripare di George, esaltandone le nevrosi più esagerati, gustandone i fallimenti, così come commenta caustico i piani di Kramer e discute dettagli e situazioni imbarazzanti con Elaine. È una comicità prevalentemente di parola e cerebrale, anche se non mancano momenti fisici e di pancia, con situazioni al limite dello slapstick.

Si sa, l'entrata in scena nello spettacolo è fondamentale. Il set principale è l'appartamento 5A di Jerry e la porta è sempre aperta, come una quinta di teatro. A volte annunciati dal citofono, altre volte con entrate improvvise e dirompenti, i personaggi fanno come a casa loro servendosi di cibo, stoviglie e arredi. Se Kramer fa il suo ingresso in modo dirompente e sfrontato per più di 380 volte (pare ci sia chi le ha contate), anche George arriva in maniera energica, ma non è un'energia creativa ed entusiasta, seppur folle, la sua, è più quella dell'ansia, della frustrazione, del bisogno di sfogarsi.

La scrittura
Secondo due degli autori dello show, Alec Berg e Jeff Schaffer, il vantaggio di scrivere per "Seinfeld" era che, se ti capitava qualcosa di imbarazzante nella vita, poteva essere usato in un episodio.
La sinergia tra gli attori è stata importante, ma il contributo degli sceneggiatori è stato fondamentale per il successo della serie. Grande merito, infatti, va alla cura per la scrittura: la qualità nella costruzione delle trame e l'intelligenza dei dialoghi sono stati la vera forza della serie. Lo spirito caustico, l'osservazione acuta, l'analisi minuziosa e dissacrante del quotidiano e la cultura del niente di cui sono pervasi gli episodi riflettono lo stile di Jerry Seinfeld e dei suoi monologhi. Inizialmente, Larry David ci mette dentro esperienze e nevrosi personali, poi spinge anche gli altri scrittori a farlo (gli esempi sono innumerevoli), quasi in una sorta di psicanalisi e catarsi collettiva. E sempre senza mai varcare il limite di auto-celebrarsi o di diventare narcisisti.
Tutto è stemperato e ridimensionato sotto la lente della risata. Gli intrecci di alcuni episodi meriterebbero analisi separate, perché piccoli, autentici capolavori di drammaturgia che non avrebbero niente da invidiare a Neil Simon o a Noel Coward, per la capacità di mantenere i personaggi in movimento, di sviluppare gli equivoci e incrociare le storie, di affidare loro una fissazione coerente o il perpetrarsi di una piccola vendetta. L'equilibrio, il ritmo e il tenore dei dialoghi, la scelta delle parole hanno portato nuove espressioni e modi di dire nel linguaggio americano, e per questo parlavamo di un fenomeno sociale e culturale.
Le gag dovevano essere originali, uniche, divertenti e fresche per passare il severo vaglio di Larry David che, con Jerry Seinfeld, si occupava personalmente della riscrittura di ogni singolo episodio.

Sex and the City
seinfeld_07La New York di "Seinfeld", in particolare l'Upper West Side di Manhattan, è quella del benessere degli anni novanta, dove non si avverte ancora la paura dell'undici settembre o la crisi che segneranno i decenni successivi. Sono però gli anni dopo la Guerra Fredda, e gli anni dell'AIDS, anche se in "Seinfeld" i personaggi passano da una storia a un'altra nel giro di un episodio. Ci sono le vecchie ferite mai rimarginate negli Stati Uniti (ad esempio l'omicidio Kennedy) e quelle più recenti. Ci sono luoghi reali e altri inventati. Ma è soprattutto una New York finta: le strade, i negozi, la metropolitana sono costruiti sull'altra costa, negli studi di Los Angeles che ospitavano il Dick Van Dyke Show. Una New York che, rivista oggi, sembra ideale e irripetibile, irrimediabilmente perduta per sempre.
I rapporti interpersonali, amicizie e relazioni sentimentali, sono centrali nel mondo di "Seinfeld". Il sesso è trattato spesso e volentieri, ma senza retorica, senza battute facili, senza moralismi e senza scadere nel cattivo gusto, ma con una sottigliezza e intelligenza insuperabili. Onanismo ("My Mother caught me"), verginità, omosessualità ("Not that there's anything wrong with that"), omofobia ("It moved!"), matrimony gay, perversioni, nevrosi, orgasmo femminile e maschile, sesso orale, trucchi ("The Move"), doppi sensi ("Below the Equator"), innuendo ("He took it out"), contraccettivi ("Sponge-worthy"), prestazioni soddisfacenti ("Kavorka") o meno ("It shrinked!").

Il caso-Italia e il dopo-Seinfeld
In Italia qualcosa non ha funzionato. Il fenomeno "Seinfeld" non ha attecchito e spopolato come in altri paesi, soprattutto nord europei. Difficile indovinarne i motivi. Forse era davvero troppo newyorkese, troppo ebreo? Forse il doppiaggio, che in alcuni casi stravolge l'originale, non poteva renderne il senso? Forse era davvero troppo all'avanguardia per un paese che è sempre un po' provinciale? Forse è stato strozzato da una programmazione sbagliata? Negli anni novanta, infatti, non ha trovato posto né in Rai né in Mediaset, l'una troppo conservatrice, l'altra troppo commerciale per rischiare con una sit-com come questa. E "Seinfeld" è finito su quella TMC2 a cui va dato atto in quegli anni di essersi sforzata di proporre alternative. Prima trasmesso in fascia preserale, poi in seconda serata, senza mai trovare la giusta collocazione. Verrà poi messo in onda da "Jimmy", perdendosi nella programmazione satellitare.
L'eredità di "Seinfeld" nella tv, nel cinema e nella commedia americana, si ritrova sparsa un po' ovunque in particolare nel cinismo, nell'umorismo caustico e dissacrante, nei dialoghi affilati e sarcastici, nelle situazioni folli calate nel quotidiano a cui hanno guardato molti show. In particolare, più recentemente, "It's Always Sunny in Philadelphia" è stato spesso comparato a "Seinfeld" per l'egoismo dei personaggi, l'indifferenza di cui è pervaso e la composizione del gruppo (tutti-contro-tutti). La tagline della serie infatti è diventata: "It's Seinfeld on crack".
Anche "Louie", lo show dell'ottimo Louis C.K. paga un ovvio debito, sicuramente nella struttura dell'episodio che mescola situazioni (presumibilmente) autobiografiche a monologhi di stand-up. Una nota a riguardo è il gap epocale (almeno un decennio) che divide l'umorismo di Seinfeld, sempre attento a non varcare una certa linea di buon gusto e politicamente corretto, a non scoprire troppo l'uomo dietro il comico, con quello di Louis C.K., debordante, esilarante, sopra le righe, volgare (non gratuito), di un cinismo allineato con i tempi e con i nuovi fantasmi, convenzioni e convinzioni dell'America, che abbandona completamente qualunque buona maniera e mostra anche il lato più impietoso di se stesso.

La fortuna della serie però non si è convertita in altrettanta fortuna per gli attori. Jerry Seinfeld è ormai un'icona consacrata e riverita tra camei e progetti di scarso successo, fino alla recente serie per il web "Comedians in Cars Getting Coffee". Ormai imbolsito, l'enfant prodige non ha mai ripetuto i fasti degli anni novanta. Jason Alexander non è mai stato adeguatamente sfruttato e premiato nel cinema o in progetti televisivi di qualità. Julia Louis-Dreyfus ha avuto una sorta di seconda giovinezza artistica di recente, quando "Seinfeld" stesso è stato riscoperto o scoperto del tutto dai più giovani. Michael Richards, come gli altri tre comprimari, ha iniziato un proprio show subito dopo "Seinfeld", ma condividendo lo stesso destino degli altri, naufragando cioè dopo la prima stagione. Richards è anche inciampato in un antipatico incidente razzista durante un suo stand-up nel 2006 per il quale si è scusato pubblicamente, ma che probabilmente gli è costato la carriera.


seinfeld_08I quattro protagonisti sono stati riuniti da Larry David nell'ultima stagione del suo "Curb Your Enthusiasm", ottima serie targata HBO che conserva intatto ed esalta lo spirito e l'ironia del suo autore, e il cui successo ha cancellato la tiepida accoglienza del suo film da regista, "Sour Grapes". David ha anche ricevuto la consacrazione della chiamata di Woody Allen nel 2009 per "Basta che funzioni".
Da "Seinfeld" sono passati molti attori che hanno avuto grande fortuna, soprattutto nella televisione: Courtney Cox, Sarah Silverman, Debra Messing, Lisa Edelstein, Patrick Warburton e Bryan Cranston/Mr. Breaking Bad. Allo stesso modo è stato una palestra per autori che hanno partecipato ad altri progetti importanti, come Larry Charles, che ha collaborato con Sacha Baron Cohen, Tom Gammill e Max Pross, tra i produttori de "I Simpson", Alec Berg e Dan O'Keefe, tra gli autori del recente "Silicon Valley".

Lo Show basato su niente
Sit-com geniale, moderna e all'avanguardia, che ha richiesto almeno quattro stagioni per essere ricevuta dal pubblico, "Seinfeld" rimane ancora un modello a cui guardare. Almeno fino a che il tempo non la metterà in naftalina, la serie resta unica per verve, dinamismo, vivacità, garbo e originalità. Le cose che più colpiscono, a distanza di tempo e dopo ripetute visioni, sono la qualità della scrittura, soprattutto nei dialoghi, e la freschezza delle trovate, perfettamente inserite nella tradizione comica, a cavallo tra passato e futuro, in equilibrio tra gag fisiche e umorismo di parola, tra impertinenza e intelligente sobrietà.
Mentre da una parte alcuni (pochi) elementi pagano il passare del tempo e possono risultare oggi un po' ingenui o standardizzati (anche perché "Seinfeld" è stato un precursore), l'intelligenza dello humour, la cura dei dettagli, il rifiuto di qualunque smanceria, il cinismo, quell'esasperante attenzione ai dettagli e ai comportamenti quotidiani, le nevrosi condotte al parossismo e al paradosso strappano risate liberatorie, ci fanno sentire meno soli e hanno fatto scuola, rendendo la serie una delle più amate della tv, con un profondo impatto culturale.
Tutto questo grazie al fatto di non prendersi mai troppo sul serio, di non cedere di fronte al convenzionale, con l'irriverenza sorniona di aver basato su niente quello che per tanti rimane il miglior show di sempre.


I voti
Prima stagione: 7,5
Seconda stagione: 9
Terza stagione: 10
Quarta stagione: 10
Quinta stagione: 8,5
Sesta stagione: 9
Settima stagione: 9
Ottava stagione: 8
Nona stagione: 8   

Seinfeld

INFO

titolo:
Seinfeld

titolo originale:
Seinfeld

canale originale:
NBC

canale italiano:
TMC, Jimmy

creatore:
Larry David, Jerry Seinfeld

produttori esecutivi:
Larry David, Jerry Seinfeld, George Shapiro, Howard West, Suzy Mamann-Greenberg

cast:
Jerry Seinfeld, Jason Alexander, Julia Louis-Dreyfus, Michael Richards

anni:
1989-1998