Come un ragno tesse la sua tela - Speciale I colori della passione | Speciale | Ondacinema

Come un ragno tesse la sua tela - Speciale I colori della passione

Come un ragno tesse la sua tela - Speciale I colori della passione

di Silvia Di Paola

Che cosa significa lavorare a un quadro come un ragno alla sua tela, cercando di catturare l'occhio dello spettatore. Questo cercava di fare Pieter Bruegel e Lech Majewski ha cercato questo movimento, questa tensione, questo lavoro per andare alle radici di un quadro. Che è "La salita al Calvario" di Pieter Bruegel.


Majewski ha cercato di incontrare l'artista ancora una volta perchè "al cinema mi piace incontrare qualcuno o qualcosa che mi possa insegnare, che mi colpisca, in questo senso non mi interessa per esempio incontrare i gangster al cinema ma gli artisti sì, decisamente" . E così è nato questo incredibile megafilm, "I colori della passione" (in cui un maturo Rutger Hauer veste i panni di Bruegel e compare anche una dolente Charlotte Rampling), tre anni di lavorazione con le più sofisticate tecnologie di computer grafica e 3D, attori ripresi davanti a un blue screen e successivamente integrati nei fondali, attori e riprese effettuate in Polonia, Repubblica Ceca, Austria e Nuova Zelanda, un grande fondale in 2D del quadro di Bruegel dipinto su tela dallo stesso regista e poi sovrapposizioni , strato su strato, dei vari elementi in postproduzione. In Inghilterra presentato alla National Gallery, in Francia al Louvre, a New York al Moma e spostandoci dall'altra parte del mondo piaciuto molto anche in Giappone, oltre che acquistato dalla bellezza di 55 paesi, India inclusa, "e Italia cui tenevo moltissimo perchè ho un debito nei confronti di questo paese e sono un amante dell'arte, da Giorgione a De Chirico, e del cinema italiano, che trovo spesso anche influenzato dalla pittura, nel senso che magari le stesse atmosfere misteriose di Giorgione le trovo in qualche film di Antonioni , che è venuto per caso a visitare l'accademia dove io studiavo e mi ha augurato "buona fortuna".Ma anche Bruegel mi ha fatto spesso pensare a Fellini, le facce, le situazioni, le idiosincrasie".

Dal 30 aprile sarà nelle nostre sale, grazie alla distribuzione CG e il regista, a Roma per la presentazione, racconta: "I dipinti di Bruegel mi hanno sempre affascinato, potevo guardarli per ora perché una volta entrato nel suo mondo sei cpme ipnotizzato. La sua arte, la sua psicologia tirano dentro chi lo guarda ed esistono molti strati: la narrazione, il linguaggio dei simboli che lui nasconde e colloca ovunque nei dipinti e poi la filosofia, qualcosa di molto scioccante, nel senso che lui nascondeva il protagonista, lo metteva sempre sullo sfondo mai in primo piano , dove trovi invece i personaggi meno importanti. Che significa che davanti ti possano accadere anche le cose più importanti ma tu, preso dalla routine quotidiana,magari neanche te ne accorgi. Così anche Icaro che cade nella "Caduta di Icaro" non è in primo piano. E così Gesù Cristo. Bisogna saper guardare".
Così parla il regista che scrive, compone musica, ama allo stesso modo il cinema ,la pittura e il teatro e che ha passato anni ad analizzare le opere e la filosofia dell'artista e lo ha usato anche nella realizzazione di opere teatrali "perchè se tu sbatti in faccia alle persone le cose sei meno efficace che se le nascondi a un primo sguardo. Così nella messa in scena dell'Edipo, ho messo in primo piano il popolo che soffriva e solo sullo sfondo Edipo ma qui in questo film volevo far entrare nel dipinto lo spettatore" e che ci tiene a sottolineare il peso della contemplazione: "Allora si era abituati a guardare, oggi non si osserva più, si corre troppo, non c'è più alcuna cultura contemplativa ed è sorprendente vedere come non riusciamo più a cogliere i vari strati nelle cose, come non riusciamo più a leggere Dante nella cui Commedia c'è davvero tutto, la cultura e la filosofia. Oggi non riusciamo più a osservare ma, per chi riesce a farlo, Bruegel è perfetto , è un pozzo senza fondo, cosa che non può dirsi per l'arte contemporanea. Allora non avevano laser e computer ma riuscivano a cogliere nelle cose molti più strati, simboli, significati. Oggi non ne siamo più capaci".
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