C'era una volta in America - Director's cut | Speciale | Ondacinema

C'era una volta in America - Director's cut

C'era una volta in America - Director's cut

di Giuseppe Gangi

Grazie al lavoro di restauro sul ritrovato materiale inedito, torna nelle sale dal 18 al 21 ottobre presso il circuito cinema The Space, l'ultimo capolavoro di Sergio Leone. In una versione ancora più lunga, di 255 minuti. Un'occasione da non perdere...

ouatiadeniro_01Alla fine della nostra pietra miliare annunciavamo il recupero di alcune scene che sembravano perdute  e, dopo l’anteprima mondiale al Festival di Cannes 2012 e quella Italiana alla XXVI edizione de "Il Cinema Ritrovato" in piazza Grande a Bologna, arriva anche a Roma la versione restaurata con 26 minuti inediti di "C’era una volta in America", capolavoro di una vita realizzato da Sergio Leone nel 1984. La presentazione è avvenuta il 16 ottobre al The Space "Cinema Moderno" in Piazza della Repubblica.
"Cera una volta in America – Director’s cut" ha una durata pari a 255 minuti e reintegra sequenze che Leone aveva a malincuore eliminato poco prima dell’uscita in sala e altre che aveva in girato per l’ipotetica versione televisiva che mai vide la luce.




Ecco una sintetica rassegna dei blocchi restaurati e inseriti nella pellicola:[1]

ouatiadeborahcaf1. Dialogo tra Noodles e la direttrice del cimitero di Riversdale, interpretata da Louise Fletcher (mt. 104, 8 / min. 3’ 49’’) e ambientato nel 1968: il taglio causò molto imbarazzo a Leone visto che la Fletcher aveva accettato un ruolo così piccolo per la sola stima che nutriva nei confronti del maestro italiano, come testimoniato da alcune dichiarazioni del regista;[2]  vi è anche l’apparizione inquietante della Cadillac nera nei viali del cimitero.

2. Sequenza muta ambientata nel 1933 in cui l’automobile con a bordo Noodles, Max, Patsy e Cockeye sprofonda nelle acque del lago. Gli uomini si dibattono divertiti fra le acque mentre una gru draga terra e detriti, ma i tre amici cominciano a spaventarsi quando non vedono riemergere Noodles, che restituisce a Max lo scherzo fatto quando erano ragazzi (mt. 35,5 / min. 1’ 17’’); montata unitamente a: Noodles camminando davanti alla villa di Bailey vede uscire l’auto che dopo pochi metri esplode (mt. 53 / min. 1’ 56’’). Questo raccordo sulla gru che draga i detriti dal lago e che ci fa fare un salto dal 1933 al 1968 è una delle ulteriori transizioni per analogia dell’opera di Leone.

3. All’entrata del teatro, Noodles dialoga con l’autista (interpretato dal produttore Arnon Milchan) prima dell’arrivo di Deborah (mt. 57,6 / 2’ 06’’); la conversazione verte sulla differenza tra l’ebreo retto (l’autista) e il gangster che getta disonore su tutta la comunità. Inoltre alla domanda di Noodles lo chaffeur risponde “I don’t think”, che non pensa, non ha un’opinione:  difatti, interverrà solo dopo la violenza subita da Deborah, non proverà a fermarla.

4. Incontro tra Eve (interpretata da Darlenne Fluegel) e Noodles nel locale della 52ª (mt. 66,2 / 2’ 25’’); montata unitamente a: la scena d’amore (a pagamento) nella camera d’albergo dell’uomo, fallita per l’ubriachezza di Noodles (mt. 68,7 / 2’ 30’’); montata unitamente a: il risveglio di Noodles che trova il biglietto di Eve (mt. 13,6 / 30’’); montata unitamente a: Deborah in solitudine prende un caffè nel bar della stazione, ancora evidentemente scossa dalla violenza di Noodles (mt. 16,2 / 35’’). Le sequenze riguardanti Eve ridanno dignità al personaggio e palesano anche il rapporto che Leone intesse fra i due: quando Noodles, ubriaco la conosce, e le dice che la chiamerà Deborah non possono che ritornare alla mente le immagini hitchcockiane di "Vertigo".

5. Deborah interpreta la Cleopatra shakespeariana a teatro e Noodles è tra il pubblico (mt. 62,9 / 2’ 18’’). Leone all’epoca disse: "la scena della morte della principessa egiziana, sublime e semplice al tempo stesso, conferiva un impatto visivo di grande effetto a quell’incontro. È stata forse la scena che mi è costata di più tagliare, ma rimango convinto che l’immediatezza e la sorpresa che scaturiscono dal faccia a faccia nel camerino, rendono più vero e più sofferto quel momenti di grande drammaticità".[3]

6. Il senatore Bailey (nuova identità di Max) ha un colloquio nel suo studio privato con il sindacalista protagonista in passato di un “salvataggio” da parte della banda di Noodles e Max (mt. 140 / 5’ 08’’). La scena chiarisce a quale ricatto deve sottostare Max e perché prega Noodles di vendicarsi ed era espressamente rivolta al pubblico televisivo.[4]


ouatiacleopatra_01Il progetto è stato fortemente voluto dall’Andrea Leone Films, seguito in prima persona dai figli Andrea e Raffaella Leone, con il fondamentale apporto della Film Foundation di Martin Scorsese, e il restauro curato dalla Cineteca di Bologna. I curatori del restauro hanno lavorato in sinergia con chi partecipò alla creazione del film (il co-sceneggiatore Franco Ferrini, il produttore esecutivo Claudio Mancini, i montatori Patrizia Ceresani e Alessandro Baragli, il montatore del suono Fausto Ancillai) e tenendo fede alla sceneggiatura di Leone il materiale aggiuntivo è stato recuperato e inserito nei luoghi corretti. L’impresa più che sul piano artistico va letta su un piano filologico di restituzione dell’originaria volontà dell’autore, poi corretta in corso d’opera: infatti le scene inedite non elevano ancor di più un capolavoro già di per sé compiuto e da anni assimilato, ma fungono da sentito omaggio per l’ultima fatica leoniana che aveva subito tante traversie, tra cui l’edizione americana rimontata cronologicamente e dalla durata ridotta a due ore e mezza. D’altra parte le scene aggiunte sono ravvisabili facilmente (al di là del fatto che non sono state doppiate)[5], poiché, nonostante siano state digitalmente restaurate in 4K dal laboratorio "L’Immagine Ritrovata" della Cineteca di Bologna, gli unici materiali sopravvissuti relativi alle scene tagliate erano positivi mal conservati e conseguentemente si è tentato di rendere la qualità delle scene tagliate il più omogenea possibile col resto, con risultati alterni – in particolare la sezione relativa al dialogo con la direttrice interpretata da Louise Fletcher è rimasta molto deteriorata.

Al solo risuonare delle prime note del tema di Ennio Morricone lo spettatore leoniano non può che avere un tuffo al cuore e poi, man mano che la narrazione bigger than life orchestrata da Leone si srotola, anche chi conosce a menadito i 229 minuti originari rimarrà spiazzato dalla pienezza delle scene, dai sontuosi dolly, dai long take, dai primi piani che ti sovrastano e polarizzano lo sguardo. Risalta la marca truffauttiana data alla prima e nostalgica parte, dove l’oceano è l’unico orizzonte di uscita: il Noodles adulto che guarda amareggiato il mare, dopo aver stuprato Deborah, è quasi come il fratello  cresciuto male di Antoine Doinel nel finale de "I 400 colpi" (1959).[6] Chiunque abbia sempre trovato eccessivamente carico e roboante lo stile leoniano, potrà ripensarci vedendolo nella sua collocazione naturale: il rimbombo dello squillo del telefono che fa da ponte tra sogno e realtà, passato e presente, spacca i timpani allo spettatore instillando il seme del dubbio sul luogo di provenienza di quel suono; il ridondante ralenti su Dominic che "inciampa" non è mai stato così leggero e insieme così commovente. E il sorriso finale di Noodles, grande come la vita, sia che ci accommiati dal tempo dei ricordi, sia che ci faccia fare un salto in un futuro intravisto tra i fumi dell'oppio, è il simbolo di un'opera che per quanto ancora si possa estendere resterà ineffabile. 

Da non sottovalutare, quindi, l’evento di per sé, perché avere la possibilità di vedere (o rivedere) al buio della sala l’ultima fatica di Sergio Leone, l'esperienza di essere travolti dalla sua forza fluviale non deve essere tralasciata.
Per una volta vale la pena spendere tutti i soldi del biglietto e percorrere i chilometri per raggiungere un cinema "The Space", il circuito che ospiterà quest’evento a partire dal 18 ottobre. Per chi non ce la facesse, dal 25 ottobre sarà programmato sul canale "Cine Stars" di Cubovision.

[1] Tutti i dettagli sono ripresi dal sito ufficiale del film: http://ceraunavoltainamerica.it/

[2] Cfr. Sergio Leone, Le mie scene nel cassetto in "Cinecritica" #11-12 (ottobre 1988 – marzo 1989), pp. 31-33.

[3] Ivi, p. 33

[4] Ivi, p. 33.

[5] A tal proposito, va sottolineato, che quest’extended version recupera il doppiaggio voluto da Leone, con le storiche voci di Ferruccio Amendola per Noodles/De Niro e Sergio Fantoni per Max/Woods.

[6] Per non parlare del bagno in automobile che omaggia direttamente "Jules et Jim" (1962).

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