Gael Garcia Bernal - Speciale No - I giorni dell'arcobaleno | Speciale | Ondacinema

Gael Garcia Bernal - Speciale No - I giorni dell'arcobaleno

Gael Garcia Bernal - Speciale No - I giorni dell'arcobaleno

di Silvia Di Paola

Gael Garcia Bernal racconta la sua ultima prova in "No - I giorni dell'arcobaleno", firmato da Pablo Larrain

ROMA - "Musica, ribellione, gioia ma anche ordine e rispetto: di questo i nostri giovani hanno bisogno", dice il ministro di Augusto Pinochet che combatte per il Sì nel remoto 1988 in cui il dittatore, sottoposto a una forte pressione internazionale, fu costretto a indire un referendum per rimanere alla guida del paese. Il popolo avrebbe dovuto decidere se far restare Pinochet al potere per altri otto anni e naturalmente i sostenitori del dittatore erano certi di vincere. Almeno finché i leader dell'opposizione si accaparrarono un giovane e audace pubblicitario, di nome René Saavedra, per condurre la campagna per il No. Con pochi mezzi a disposizione e sotto il controllo costante del dittatore, Saavedra e il suo team faranno le scelte giuste per vincere le elezioni e liberare il paese. E "No - I giorni dell'arcobaleno", firmato da Pablo Larrain (terzo film della trilogia, dopo "Tony Manero" e "Post Mortem") è la storia di questa campagna pubblicitaria nata rocambolescamente e finita vittoriosa.

"Bisogna fare qualcosa di più simpatico per vincere, non possiamo parlare del dolore causato dalla dittatura. Il dolore fa paura. Bisogna trovare qualcosa di attraente. E cosa c'è di più attraente dell'allegria?", dice il giovane pubblicitario con lo sguardo  intelligente di Gael Garcia Bernal, che sa che "il punto è utilizzare uno sguardo pubblicitario attraente, ottimista ma che abbia dei contenuti" . Di più: dei contenuti color arcobaleno, "un colore per ognuno dei partiti che uniti sostengono il no". E in un momento in cui la situazione era drammatica perché , contro ogni evidenza il rischio era chiaro: "Pinochet poteva vincere il referendum e farlo legalmente, la gente poteva votare per lui o non andare a votare...".
Il film inizia a srotolarsi da qui. E Gael Garcia Bernal si trova dentro il suo lavoro più politico. Dopo essere stato Che Guevara (ne "I diari della motocicletta") e prima di essere Zorro (in una prossima versione futuristica), Gael Garcia Bernal, messicano trentaquattrenne dai verdi occhi mozzafiato e dai severi studi londinesi, entra nei panni di René Saavedra, questo giovane pubblicitario che preparò (e fece vincere) la campagna per il No a Pinochet quando il dittatore era sicuro di aver la vittoria in tasca.

Gael Garcia Bernal che tipo di percorso è quello raccontato dal film? "Il mio personaggio passa dall'indifferenza di un giovane rampante che pensa solo al successo al progressivo coinvolgimento emotivo, sino all'attivismo. La campagna pubblicitaria che organizza per il No a Pinochet è la battaglia della sua vita, ma la sua presa di coscienza è quella di tanti cileni di allora. È il mio film più politico".
E quali furono le carte vincenti di una battaglia che sembrava persa n partenza? "La migliore mossa della campagna per il No fu quella di sfruttare a suo vantaggio, da una parte, il sistema neoliberale messo in moto dalla dittatura e, dall'altra, la democratizzazione dei media dallo stato rudimentale in cui si trovavano a quell'epoca. Si può dire che la campagna abbia superato la destra sia da sinistra che da destra. Ha fatto ricorso all'ottimismo e alla felicità in un paese sommerso dal doloroso shock della sua recente politica".

Ma è morta oggi la dittatura in Cile? "Solo in apparenza, perché essa è continuata e tutt'ora continua a operare nell'ombra di un'apparente democrazia, attraverso grandi gruppi economici. Ma quello che fu raggiunto in quel momento storico fu uno degli atti di fratellanza più importanti e più puri che la democrazia abbia mai vissuto nel mondo. Sebbene sapessero di partecipare a un'elezione che sin dall'inizio era largamente considerata fraudolenta, hanno pensato che valesse la pena mostrare i loro volti una volta per tutte: per se stessi, per i loro genitori, per i loro figli".
Lo slogan della campagna che sconfisse Pinochet fu "sta arrivando la felicità". Funzionerebbe anche oggi? "Sì, era una promessa che si rivelò imbattibile. Poi semplificare le idee, usare pochi concetti ma chiari, è ciò che rende una pubblicità vincente e la pubblicità è fondamentale nella comunicazione per la relazione tra politica, propaganda e agitazione delle masse, necessaria allo scopo di provocare dei grandi cambiamenti sociali. Lo era già durante la Seconda Guerra Mondiale, lo è oggi più che mai".

Gael Garcia Bernal - Speciale No - I giorni dell'arcobaleno

FILM SU ONDACINEMA