Sorpresa al Far East Film Festival: c'è Jackie Chan | Speciale | Ondacinema

Sorpresa al Far East Film Festival: c'è Jackie Chan

Sorpresa al Far East Film Festival: c'è Jackie Chan

di Davide De Lucca

L'attore alla 17esima edizione del Festival udinese incontra la stampa con il regista Daniel Lee per presentare il suo nuovo film, "Dragon Blade". Istrionico e divertente, Chan parla della cultura cinese, del futuro degli action movie e delle sue ambizioni da attore maturo

Colpo grosso sul tappeto rosso del Far East Film Festival di Udine, edizione numero 17, con ospite Jackie Chan. L'attore ha presentato con il regista Daniel Lee il film-evento della rassegna, "Dragon Blade" (World Premiere dell'International Cut). Si tratta di una delle maggiori produzioni nella storia dell'industria cinematografica cinese (nel cast figurano anche Adrien Brody e John Cusack). Chan e Lee hanno incontrato la stampa venerdì 24 aprile nel Teatro Nuovo Giovanni da Udine, storica sede del Festival.

Camicia verde-gialla, occhiali dalla montatura nera, sorriso inconfondibile e la solita voglia di divertire: Jackie Chan intrattiene i giornalisti rispondendo generosamente alle domande, alternando ironia e serietà, e parlando delle sue responsabilità di attore maturo, che vuole portare messaggi positivi e rimanere fedele alla propria cultura e al proprio stile.

D: Che cosa pensate del processo di americanizzazione che sta subendo la cultura cinese?
R: (Jackie Chan) Io stesso, più di trent'anni fa, ho provato a portare la cultura cinese negli Stati Uniti, ma non ha funzionato, non era ancora il momento. Ora invece i tempi sono maturi, e tutta l'Asia andrebbe portata ovunque, in tutto il mondo. Il cinema, che è un linguaggio universale, è il mezzo giusto.


jackiechan4_okD: Il successo di un film ora si misura con i risultati al box office. È così anche per voi?
R: (Jackie Chan) Quando ero giovane, a inizio carriera, il box office era molto importante, perché la mia priorità erano i soldi per mangiare e per mantenere la mia famiglia. La qualità era un aspetto secondario. Poi, con il successo e la fama, è arrivata anche la responsabilità di correggere il passato. Invecchiando, il mio messaggio è diventato "don't drink, don't fight". Ora voglio fare i film che voglio e che hanno un insegnamento in cui credo, come "Dragon Blade", che ha un messaggio di pace, trasmesso anche dalle parole della canzone principale (ascoltatela attentamente). I risultati al botteghino, se sono buoni mi fanno felice, ma sarò contento lo stesso perché so di aver fatto la cosa giusta. Mi piacerebbe essere ricordato per questo dai nostri nipoti.

D: Lei ha iniziato come stuntman e poi ha recitato in film significativi, soprattutto per quel che riguarda la cultura cinese.
R: (Jackie Chan) Il messaggio di un film è spesso trasmesso attraverso il personaggio e a un certo punto ero stanco delle commedie. La gente mi incontra per strada e mi chiede di fare mosse di arti marziali. A De Niro ad esempio non lo chiedono! Ecco, a me piacerebbe essere il De Niro asiatico, un attore completo, anche perche il ruolo dell'attore di action è limitato.
Racconto storie sulla Cina perché parlo di quello che conosco e la collaborazione con gli Stati Uniti è un mezzo per promuovere la mia cultura nel mondo.

jackiechan3D: "Dragon Blade" è il film più costoso della storia del cinema cinese. La Cina è pronta a competere con gli Stati Uniti anche per i blockbuster?
R: (Daniel Lee) Secondo me sì. Questo film ha richiesto sette anni di lavoro e un enorme sforzo produttivo. Abbiamo creduto nel progetto al 100% e speriamo di ottenere dei risultati negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

D: Qual è stata la genesi di "Dragon Blade"?
R: (Jackie Chan) Io e Daniel non ci conoscevamo di persona, ma solo di fama. Il mio cameram e il mio montatore, di cui mi fido ciecamente, ci hanno presentati e ho capito che poteva nascere qualcosa di speciale. Così ci siamo incontrati, abbiamo parlato dei nostri progetti e deciso di lavorare insieme a questa storia. Per girarla, però, non avevamo abbastanza attori e comparse per interpretare gli antichi romani. Abbiamo chiamato a raccolta tutti gli studenti caucasici che si trovavano in Cina, e all'inizio erano tutti entusiasti. Ma dopo due settimane volevano già tornare a casa perché il lavoro sul set era troppo duro: levatacce, trucco, cavalli, tempeste di sabbia. Le sequenze sono state tutte girate dal vero, nel deserto del Gobi. A volte chiedevo a Daniel di usare il green screen, ma lui no, si divertiva nel deserto. Inoltre non volevamo sprecare soldi con effetti speciali inutili.

D: Come avete sviluppato le coreografie delle scene d'azione?
R: (Jackie Chan) Ho chiesto a Daniel quale stile voleva per il film, e lui mi ha detto che cercava qualcosa di autentico, di forte, duro, come i veri antichi romani. Troppi film oggi hanno scene assurde con attori che volano in modo ridicolo. Noi volevamo cercare un effetto di realismo e infatti tutto nel film è vero, si vede qualcosa di umanamente possibile, intendo. Qualcosa che tutti potrebbero fare, ma che non tutti possono fare - va beh, mi avete capito.

jackiechan2D: In un mondo sempre più invaso dalla tecnologia digitale, le arti marziali autentiche e le scene girate dal vero possono ancora trovare spazio?  
R: (Jackie Chan) Secondo me, no, la vera azione scomparirà. Pochi stuntman come me sono ancora in attività e, quando andremo in pensione, ho paura che questo ruolo andrà scomparendo. Negli Stati Uniti possono rendere chiunque un attore di action con la tecnologia digitale.
All'inizio mi ferivo spesso, ma sono diventato famoso perché la gente voleva vedere qualcosa di reale e quanto in alto potevo saltare. Non vogliono vedermi come Superman o Spiderman. La nuova generazione non continuerà questa tradizione allo stesso modo.
Personalmente credo che continuerò per altri cinque anni e poi, adios! Magari dopo girerò una love story.

D: E della nuova generazione c'e' qualcuno che segnalerebbe?
R: (Jackie Chan) Ce ne sono molti di bravi, ma nessuno li assume perché non sono famosi. Sono bravi stuntman, ma non basta, perché non sanno recitare, che è una cosa diversa.

D: Signor Lee, dopo i primi tre film, Lei ha cambiato stile ed è diventato più mainstream. Perché?
R: (Daniel Lee) Sono cresciuto. I miei primi film erano di quasi vent'anni fa e nel frattempo sono cambiato. Amo quei lavori, ma mi spaventano, da allora non li ho più rivisti. Però non ritengo di aver cambiato stile, giro i film che voglio e non penso al marketing.


jackiechan5_okD: Anche Lei, signor Chang, si sta concentrando sulla regia.
R: (Jackie Chan) Se guardo la mia carriera credo di essere molto fortunato. Avevo poco più di vent'anni quando ho diretto il mio primo film a Hong Kong e all'epoca non avevamo grandi capacità. C'è stato un periodo in cui mi arrabbiavo quando dicevano che sapevo fare solo action, volevo dimostrare il contrario e quindi ho investito un sacco di soldi. Poi però mi sono reso conto che al pubblico non interessa che cineprese utilizzi, ma solo se un film è bello o brutto. E io non ho mai voluto imbrogliare.

D: Sono una giornalista slovena, e volevo chiedere al signor Chang che ricordo ha della sua esperienza in ex Jugoslavia?
R: (Jackie Chan) Mi sono fratturato il cranio lì, girando un film, e tutti pensavano che fossi morto! A parte questo, ho un bel ricordo, e il film che ho girato nel vostro paese è stato un successo.


D: Signor Chang, lei ama gli action, ma odia la violenza. Non è una contraddizione?
R: (Jackie Chan) Sì, è vero, è un bel dilemma. Ma con il tempo ho cambiato stile di action, e ora faccio del mio meglio per trasmettere l'idea che la violenza è una cosa sbagliata.

D: Sa dirci qualcosa sui rumors riguardanti il seguito di "Karate Kid"?
R: (Jackie Chan) No, stanno ancora lavorando alla sceneggiatura e ci stanno impiegando un sacco di tempo. Nel frattempo Jaden Smith sta diventando più alto di me! Probabilmente gireremo "Rush Hours 4" prima. Scherzo, non scrivetelo, questo, non è vero.

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