Speciale Estate - Una stagione, 11 film | Speciale | Ondacinema

Speciale Estate - Una stagione, 11 film

Speciale Estate - Una stagione, 11 film

di Redazione di Ondacinema

Nel mezzo di una delle estati più calde che si ricordino, la redazione invece che andare in vacanza si rifugia nella memoria e sceglie per voi, con ricordi assolutamente personali e senza pretese critiche, un percorso fatto di pellicole che hanno segnato questa stagione dell'anno

Per molti l'estate è quella stagione delle belle giornate e del clima gradevole, cioè quell'afa opprimente e appiccicosa che ti fa sudare solo a sbattere le palpebre, e ti spinge disperatamente alla ricerca di riparo in un centro commerciale - oasi imponente dopo la traversata di un parcheggio-deserto infuocato e infestato di fate morgane. È quella stagione in cui ci si mette tutti d'accordo per rilassarsi e, per farlo, ci si dà appuntamento in autostrada a insultarsi a vicenda, o si esibiscono i propri corpi con studiata compostezza in riva al mare, schivando palloni e calciando bambini.

Per il cinefilo, pallido ed emaciato per natura, è un po' diverso. È sempre stato un periodo difficile: i cinema chiudevano e spuntavano nei parchi cittadini arene e schermi di proiezione all'aperto, improvvisati e spesso sradicati da venti e tempeste improvvise, dove venivano riproposti classici oppure selezioni di pellicole della passata stagione prese a caso. Oggi è ancora così, ma l'industria hollywoodiana seduta al tavolo con i demoni della distribuzione ha pensato di non chiudere del tutto, e sfruttare il microclima dei multisala per attrarre consumatori di pop-corn con blockbuster, commedie e scarti di magazzino. Mentre l'amante di cinema aspetta la Mostra del Cinema di Venezia per sospirare di sollievo e tornare alla normalità dopo che il peggio è passato.

Insomma, il cinema e l'estate hanno sempre avuto un rapporto conflittuale. È il periodo migliore da un punto di vista produttivo per girare all'aperto (la luce, il clima, le lunghe giornate) e passare alla post-produzione per uscire nelle sale in inverno, anche se a volte costringe gli attori a vestirsi da Babbi Natale con 35° C all'ombra.

In Italia, soprattutto negli anni '60, un sotto-filone della commedia era proprio quello dei film ambientati in luoghi balneari e sotto "L'ombrellone". Le colonne sonore sono state collezioni di hit e canzonette ballabili. La disponibilità economica ("Il boom") e i mezzi di trasporto ("I motorizzati") consentivano (quasi imponevano) le ferie a qualunque costo ("Dove vai in vacanza?"). Gli esempi di spaccati sociali dell'epoca non mancano. E il genere è continuato almeno fino agli ottanta, degenerando (inevitabilmente), fino a estinguersi (fortunatamente). Ma il resto del mondo non era da meno: le vacanze degli anni ‘50 delle commedie americane negli Stati Uniti stuzzicavano le fantasie sollevando la gonna bianca di Marilyn, e poi storie d'amore stagionali strappalacrime, squali e surfisti. In Francia, Rohmer sfruttava la ciclicità delle stagioni che tanto gli piaceva, così come Tati non poteva mancare di portare il suo M. Hulot al mare.

In redazione, anche noi vittime del caldo e dei cali dell'offerta stagionale, intenzionati a non chiudere per ferie e a non nasconderci al centro commerciale, ci siamo chiesti quali fossero i nostri film estivi preferiti. Ne è uscita la lista personale che vi proponiamo di seguito, variegata e multi-sapore come al bancone dei gelati: film comici, sentimentali, drammatici, d'autore, cult e quant'altro. Buone vacanze.



Monica e il desiderio di Ingmar Bergman
Guardare il sole


monicaeildesiderioBergman afferma che "Sussurri e grida" è il suo unico film pensato a colori. Ecco, "Monica e il desiderio" sta all'estate come "Sussurri e grida" sta al colore, dialettiche imprescindibili, fondamenta di due pilastri. Nella sua estate con Monica, lo svedese pone la stagione calda in rappresentanza di un determinato stato d'animo che appartiene alla protagonista, sofferente nei confronti di una società fredda: è dal contrasto che nasce il desiderio, che poi si rivelerà un'illusione, tradita dal sopraggiungere dell'autunno. Nel mio immaginario, l'estate viene evocata dalla Andersson in posa sugli scogli di un'isola, e non mi colpiscono tanto i raggi del sole che cadono su di lei, in bianco e nero, i colori del sogno che appartengono al cinema e al cinema e basta, quanto il vento, ora visibile e sensibile al tatto, che le muove i capelli e spazza via il caos interiore accumulato nella giungla d'asfalto distante chilometri. Il celebre sguardo in macchina di Monica, ragazza volubile a dir poco, qualche mese dopo la sua evasione, ricordo dei trascorsi di Bergman nel teatro e che tanto piacerà a Godard, è paragonabile, per effetto, a quello di una persona che rivolge gli occhi al sole. Il cinema moderno muove i suoi primi passi in estate. (V.C.)


Il sorpasso di Dino Risi
Rituali ferragostani

ilsorpassoQuasi ritualmente il giorno di Ferragosto (poco prima o poco dopo, giusto per stemperare i sintomi di una preoccupante nevrosi) rivedo il capolavoro di Dino Risi ambientato proprio il 15 di agosto. Tra città vuote, visite in campagna, autostrade e spiagge affollate si consuma il viaggio-iniziazione di Roberto sottratto allo studio e all'introversione dal diabolico Bruno Cortona, prototipo del faccendiere italiano inaffidabile. Spaccato dell'Italia degli anni sessanta che stava cambiando, scandita dal clacson della Lancia Aurelia (status symbol), ma soprattutto racconto magistrale con dialoghi memorabili. L'unico film di cui mi aspetto sempre un finale differente (forse proprio perché le intenzioni di Risi erano incerte) in quell'ultima sequenza e in quell'ultima curva. Meno noto, il seguente film "Il successo" solo in parte attribuibile a Risi, dove si riforma la coppia Gassman-Trintignant, e che sembra "Il sorpasso" in copia-carbone. Ma questa è un'altra storia per la prossima estate. (D.D.L.)



L'avventura di Michelangelo Antonioni
Vento d'estate. Io vado al mare, voi che fate?

lavventura_01Anna e Claudia sono in yacht alle Eolie insieme ad alcuni amici, fra cui Sandro, il fidanzato di Anna. Sull'isolotto di Lisca Bianca si perde improvvisamente traccia di Anna. Nel resto del film la ricerca di Anna da parte di Claudia e Sandro lentamente si sfilaccia, mentre fra i due si sviluppa una relazione.
Non appena Anna sparisce, il clima muta bruscamente: si addensano nubi, il mare s'ingrossa, si forma una tromba d'aria, imperversa il vento (Eolie, isole del dio dei venti). La natura, aspra e selvaggia, risucchia una persona giocando un ruolo da protagonista, in questo film che ha segnato il passaggio dal cinema classico a quello moderno. La ridefinizione del rapporto spazio-personaggi a vantaggio dello sfondo, tipica di Antonioni, matura a Lisca Bianca. I soggetti affondano nello spazio, decentrati. La figura umana cessa di essere il baricentro figurativo dell'immagine. Con la scomparsa di Anna s'incrina la centralità assoluta della persona entro lo schermo cinematografico.
Anna sembra esser stata rapita da forze naturali arrabbiate con l'uomo: risucchiata dal paesaggio, vivo e minaccioso, che i turisti inconsapevoli pretendevano di attraversare incolumi. Come in certi miti in cui una fanciulla viene trasformata in elemento naturale, la natura ha protetto Anna dalla minaccia che colpirà Claudia: l'ottusa mascolinità del fidanzato Sandro, pregna di quella "malattia dei sentimenti" che Antonioni diagnostica all'uomo moderno. (S.S.)


Lo squalo di Steven Spielberg
Watch at Your Own Risk

losqualoUn enorme squalo bianco minaccia i villeggianti di Amity (isola immaginaria, in realtà le riprese si girarono a "Martha's Vineyard" in Massachussets) e tre uomini s'imbarcano per fermare la carneficina: il capo della polizia Martin Brody (Roy Scheider), l'oceanografo Matt Hooper (Richard Dreyfuss) e il cacciatore di squali Quint (Robert Shaw). Il successo al botteghino di "Jaws" (1975) è tale da segnare una svolta nella storia del cinema (la fine della Nuova Hollywood e l'avvento del blockbuster) e l'anno seguente il film si aggiudica tre Premi Oscar (montaggio, sonoro, colonna sonora) su quattro nomination. Ma i numeri non bastano a descrivere una finzione che ha segnato la vita (reale) di tutti noi. Come dice Martin "un'isola è un'isola solo se la guardi dal mare" e allo stesso modo le prodigiose fauci che stritolano Quint sono meccaniche solo se le guardi sul set (forse). "Lo squalo" uscì prima che io nascessi eppure non mi sono salvato. Per molte estati rimettere i piedi a mollo ha riavviato dentro me quella musica mentre mi guardavo intorno, che non ci fossero brandelli di materassino giallo. (L.T.)


Stand by Me - Ricordo di un'estate di Rob Reiner
Ricordo di un'(innocenza perduta in)estate

standbymeCi sono ricordi che non possono essere seppelliti. Neanche se lo vuoi. Come quelli che, tra le macerie indistinte e sfocate della nostra reminiscenza passata, rappresentano gli attimi indelebili che hanno segnato il passaggio epifanico e al tempo stesso crudele dalla preadolescenza all'età adulta. Fu in una notte d'estate (ironia della sorte) che quel ricordo nato dalla penna di Stephen King e adattato in chiave cinematografica da Rob Reiner divenne parte di me. In quei quattro ragazzini di dodici anni che intraprendono il viaggio della vita, spinti dal desiderio e dalla curiosità, nell'arco di poche miglia da casa, in quell'itinerario irto di ostacoli, alimentato da paure ancestrali che culminano con la scoperta della morte, si racchiude forse la parentesi più sconvolgente e dolorosa dell'esistenza umana. Il film di Reiner è una metafora che da trent'anni irradia una struggente malinconia, un'Iniziazione alla vita nel segno dell'amicizia, della libertà e della morte. "Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha". (M.D.S.)


Weekend con il morto di Ted Kotcheff
Cult si diventa

weekendcolmortoNel 1989 se vivevi a New York era molto probabile che volessi diventare uno yuppie. Per arricchirsi e fare carriera non c'era Internet, dovevi lavorare duramente in uno dei grandi palazzi della City e ingraziarti il capo. È quello che cercano di fare i due protagonisti in questo divertente buddy-movie dalla struttura solida, con invenzioni continue e dalle trovate comiche brillanti, condite di humour nero. Però Bernie Lomax, il boss, è colluso con la malavita e, quando i due scoprono una frode, l'unico modo che avranno per sopravvivere è fingere che sia ancora vivo dopo che ne ritrovano il cadavere. Tutto questo nello sfondo di una bellissima villa al mare tra feste, barche, uomini d'affari, ragazze ideali anni novanta, sicari italo-americani e bionde siliconate. Film cult per l'epoca diretto da Ted Kotcheff (il regista di "Rambo" che viene citato nel film) con due attori quasi sconosciuti. Il sequel del 1993 invece è trascurabile. Film dei (miei) ricordi d'infanzia, che mi proiettava nell'affascinante e soleggiato mondo delle commedie americane, in bilico tra il voler essere lo sfaticato e inaffidabile Larry, e il serio e responsabile Richard. (D.D.L.)


Prima dell'alba di Richard Linklater
Perdersi

primadellalbaIl primo capitolo della trilogia dell'attesa di Linklater, che considero la personalità più simile a Truffaut del panorama indipendente americano per lo stile adottato, soprattutto, nei primi film, è il manifesto di una generazione che celebra il viaggio senza confini come dimensione in cui perdersi. L'eventuale condivisione di tale esperienza, inoltre, è capace come poche altre cose di esaltare quella prima fase dell'amore in cui il mistero nutre baci e sogni. Capostipite del filone del mumblecore con un altro film di Linklater (Slacker), abbina alla storia d'amore tra i due protagonisti, interpretati da due dei miei attori preferiti, Ethan Hawke e la bellissima Julie Delpy, già scoperta da Carax e Kieslowski, una riflessione sulla natura della nostra esistenza in un universo superficiale. I due seguiti si spingeranno oltre - il secondo, Prima del tramonto, ricorda da vicino Rohmer -, ma il primo capitolo rimane un cult da tramandare nei giorni d'estate, possibilmente in compagnia. (V.C.)


Io ballo da sola
di Bernardo Bertolucci
Giovani e belli. L'adolescenza magnifica di Bernardo

ioballodasolaQuando ho visto "Io e te", qualche tempo fa per la prima volta, ho pensato a quanto Bernardo Bertolucci abbia delle doti innate. Una di queste è essere rimasto lui stesso un adolescente, capace di filmare la gioventù con la delicatezza e la giusta distanza che mancano a quasi tutti i suoi colleghi, tanto da rendere i relativi ritratti poco autentici. Ebbene, questo pensiero l'ho provato la prima volta anni addietro, quando uscì "Io ballo da sola", un canto totalizzante alla bellezza nel mondo, al mistero delle fasi della vita, all'importanza della leggerezza nell'esistenza di chiunque. L'estate che mi piace ricordare è quella della giovanissima Liv Tyler, ripresa quasi in modo ossessivo dalla cinepresa di Bertolucci, che ne esalta l'esuberanza fisica, la sfrontatezza caratteriale. Attorno è tutto magnifico: la campagna toscana, le sculture, i dipinti, l'arte e la contemplazione. È un film prezioso, gioioso pur nella sua drammaticità, un inno alla varietà delle cose per cui è giusto continuare a stupirci. Indimenticabile. (G.U.)



Un ragazzo, tre ragazze (Racconto d'estate)
di Eric Rohmer
Sotto la sabbia

raccontodestateGaspard sbarca a Dinard, località balneare della Bretagna. Si muove solitario e schivo finché non fa amicizia con Margot, cameriera in un ristorante, passando molto tempo con lei. Entrambi aspettano un/a fidanzato/a assente mentre il loro rapporto si sviluppa sempre sul filo di un'attrazione che mai esplode. A questo punto, Gaspard rivolge le proprie attenzioni sulla (apparentemente) più libertina Soléne, finché Lena, la ragazza tanto attesa, non si palesa davvero. Il semplicistico titolo italiano di "Un ragazzo, tre ragazze" non può che svilire la meditazione (anche filosofica) rohmeriana che si esprime tramite la vertigine paralizzante della scelta. La concentrazione letteraria dei dialoghi, che vanno dalla musica a considerazioni sulle relazioni, dal caso alle presunte inibizioni di Gaspard, raccontano un'interiorità affettiva ancora immatura che indulge nel gioco della seduzione, preferendo scampoli di un erotismo adolescenziale a incontri più adulti. Gaspard preferisce farsi provocare dal Caso piuttosto che provocarlo, facendo dell'ignavia la sua regola di vita: la linea narrativa che procede per mezzo degli incontri con le varie ragazze accumula le decisioni non prese dal protagonista, finché l'ormai inaggirabile indecisione non lo spinge all'unica scelta possibile... Nell'intervallo di un'estate, stagione molto cara all'autore, Rohmer rappresenta con sublime leggerezza e ironia la giovinezza fugace che s'accompagna all'accidia e a una codardia sentimentale che in pochi possono dire di non aver provato almeno una volta nella vita. (G.G.)


Estate romana
di Matteo Garrone
Un ritorno inaspettato

estateromanaLa prima volta che ho visto Roma era esattamente come quella descritta da Matteo Garrone: una Roma la cui bellezza era imprigionata dalle impalcature per i lavori e le ristrutturazioni pre-Giubileo, una città celata che avrebbe potuto rivelare qualsiasi cosa, se non fosse che tutti conoscono Roma anche senza averla vista. Anche per questo motivo, "Estate romana" è un film surreale, con queste figurine nevrotiche che si aggirano spaesati in una città che conoscono senza riconoscerla: Rossella, attrice che torna a Roma perché vuole tornare al teatro, diviene una presenza ingombrante un po' per tutti, sia per il suo amico regista, poiché gli ricorda anni irripetibili e una stagione ormai conclusa, sia per il suo inquilino, Salvatore, a corto di soldi e con lei indebitato. Garrone omaggia i protagonisti del teatro d'avanguardia romano coi suoi interpreti storici (da Rossella Or a Victor Cavallo) e fotografa in un ibrido docu-fiction le esistenze contratte e spaventate dei suoi personaggi, che si incrociano senza mai toccarsi veramente. Memorabile il viaggio al mare con il mappamondo (invenduto oggetto di scena di Salvatore) sul tettuccio della macchina e l'incontro con il fotografo Corrado (protagonista del precedente "Ospiti") che, rapito dall'opera, abbandona i suoi attori in una soffocante bolla di plastica. (G.G.)


Io non ho paura di Gabriele Salvatores
Sere d'estate dimenticate - per fortuna

iononhopauraD'estate quando si è ragazzini non c'è molto da fare, specialmente se si è in campagna. Niente nuotate o arrampicate. Neanche un campo di pallone a disposizione e allora si gira con gli amici, storditi dal caldo, dicendo bischerate, sperando di incappare in non si sa bene cosa, in un incontro con l'imprevisto, con l'avventura. Che poi, se capita, se sembra capitare, allora in realtà si avverte un disagio, non molto dissimile da quando si intravede un'immagine di natura sessuale che già ci turba ma ancora non siamo in grado di interpretare. "Io non ho paura" non è un gran film ma cattura bene la sensazione poco idilliaca di quell'età idiota di baffetti che spuntano tra la serenità dell'infanzia e le vere avventure memorabili dell'adolescenza. Ricordo una scena tipo Solondz ma senza ironia in cui la pressione psicologica del branco è volta a far spogliare una ragazzina imbranata - una ancora migliore in cui la colluttazione tra la madre e un uomo è filmata come una sequenza erotica perché è così che la vive il bambino protagonista. Luci abbacinanti che tolgono il respiro negli esterni, tenebre umide negli interni. Salvatores dopo questo non ha più azzeccato un film, scendendo più in basso di quanto si potesse prevedere. Ricordiamolo così. (A.M.)

Speciale Estate - Una stagione, 11 film