Teho Teardo, il Divo della musica da film | Speciale | Ondacinema

Teho Teardo, il Divo della musica da film

Teho Teardo, il Divo della musica da film

di Eugenio Vicedomini

Teho Teardo è uno dei musicisti più richiesti dal cinema italiano. Lo abbiamo intervistato dopo l'uscita del suo ultimo lavoro, la colonna sonora di "Diaz"

Compositore, polistrumentista e sound designer, Teho Teardo, è uno dei musicisti più richiesti dal cinema italiano. Tra gli importanti riconoscimenti ottenuti segnaliamo il David di Donatello per la colonna sonora del film "Il Divo" e il Premio Ennio Morricone all'Italia Film Fest come miglior compositore. Sperimentatore, manipolatore, da sempre interessato a indagare il rapporto tra musica elettronica e strumenti ad arco, Teardo sviluppa un percorso musicale interessantissimo per qualità compositiva e originalità. Un viaggio esplorativo iniziato alla metà degli anni Ottanta e che, a partire dal 2000, lo ha portato a comporre le colonne sonore dei film italiani più significativi di quest'ultimo periodo: "Denti" di Gabriele Salvatores, "Il Divo" di Paolo Sorrentino, "La ragazza del lago" e "Il Gioiellino" di Andrea Molaioli, "Gorbaciof" di Stefano Incerti fino ad arrivare a "Diaz" di Daniele Vicari, dove le sue melodie ci trasmettono tutto il pathos e la durezza di quei tragici avvenimenti accaduti a Genova nel 2001 durante il G8.
Numerosi gli attestati di stima a livello internazionale tra i quali vorrei ricordare quelli ricevuti da parte di Blixa Bargeld, leader degli Einstürzende Neubauten, e di Colin Newman dei Wire. Artisti, questi, che hanno segnato profondamente il percorso della musica alternativa di questi ultimi trent'anni.
Teho Teardo è attivissimo in questo periodo. Contemporaneamente all'uscita di Diaz, con l'attore Elio Germano ha realizzato lo spettacolo "Viaggio al termine della notte", tratto dal capolavoro di Céline. In questi giorni, l'artista friulano si trova a Berlino assieme a Blixa Bargheld per incidere un album di canzoni che uscirà probabilmente l'anno prossimo. Ed è proprio da questa città di così grande ispirazione a livello musicale che Teho ci ha rilasciato questa intervista.


Ritengo che uno dei pregi che maggiormente caratterizzano il tuo stile sia un'eccellente sensibilità rivolta alla combinazione di elementi elettronici con il suono degli strumenti ad arco. Quale è stato il tuo percorso formativo che ti ha portato a raggiungere questa grande consapevolezza?
E' un percorso di ricerca che ha sempre guardato anche fuori dall'Italia con la necessità di sentirsi parte di qualcosa che succedeva nel mondo, piuttosto che in un puntino nella mappa. Continuo anche a pensare che nel rapporto tra tradizione e contemporaneità non ci sia un vincitore, ma è proprio la relazione stessa a giustificare la presenza di entrambi. In quel rapporto, sempre diverso, è custodita la chiave per continuare a scrivere musica. Almeno per me.

Secondo te una colonna sonora deve accompagnare semplicemente il film oppure deve svilupparsi in parallelo con le immagini?
Un film, se è interessante, non necessita di una badante che lo accompagni. Inoltre, non mi è mai piaciuto delegare la musica a un ruolo didascalico. Sono, invece, interessato al rapporto che si può stabilire tra immagini e musica senza che questo passi necessariamente dalle parti del commento musicale. Cerco un rapporto drammaturgico fino a quando le immagini, il suono e la musica diventano un film.

E' appena uscito nella sale cinematografiche il film "Diaz", per il quale hai composto la colonna sonora. Un film che racconta, con grande durezza, una triste pagina della democrazia italiana durante il G8 del 2001 a Genova. Mi parli della genesi delle musiche (avevi visto le immagini già prodotte del film, le immagini di repertorio sul G8 oppure avevi previamente letto la sceneggiatura)?
Ho scritto la maggior parte della musica leggendo la sceneggiatura. Successivamente, quando sono arrivate le prime immagini, la loro forza dirompente ha rimesso tutto in discussione ed è stato un lavoro lungo ed estremamente coinvolgente. Ho evitato tutti i soliti meccanismi per creare la tensione: ad esempio, non ho utilizzato fonti ritmiche elettroniche ma ho cercato, piuttosto, di raccontare la furia di quei momenti chiedendo al Balanescu Quartet di grattare le corde con le unghie.

Quando componi una colonna sonora, quale metodologia di lavoro preferisci adottare?

Leggo la sceneggiatura, parlo con il regista e, soprattutto, ascolto con molta attenzione quali sono le sue intenzioni. Per me il musicista è, prima di tutto, un ascoltatore.

Un film è spesso contrassegnato da continue interazioni, ripensamenti, discussioni con il regista che possono comportare continui stravolgimenti fino all'ultimo istante. Come sono andate le interazioni con i registi con in quali hai lavorato?
In generale, ho sempre collaborato con molto piacere con tutti i registi che ho incontrato. Considero la collaborazione un vantaggio, una possibilità in più di rimettere positivamente in discussione quanto stiamo facendo.

Se al momento dell'editing ci si accorge che una canzone non è più funzionale alla scena di un film è per te difficile rinunciare a quel particolare pezzo?
No, se un brano non convince lo tolgo e ne scrivo altri fino a quando pensiamo che funzionino. L'ego è una fregatura enorme per i musicisti che non sanno rinunciare a niente di sé. Andrebbe fatto a pezzi l'ego!

Per quanto riguarda i tuoi ascolti musicali, quali sono state le influenze per te più significative?
Brian Eno, Einstürzende Neubauten, Steve Reich, LaMonte Young, Sonic Youth, J.S. Bach, Nick Drake, Cluster, Alexander Balanescu, Wire...

In questi ultimi anni c'è stato un artista o una band che ti ha colpito particolarmente?
Continuo ad ascoltare musica recente e passata, ma tra i nomi recenti che mi sono piaciuti di più ci sono Grouper, Richard Skelton e Biosphere.

Parlando di musica elettronica, come giudichi la scena italiana?
Quale scena?

Allora, secondo te, quali sono i fattori che hanno contribuito al non far emergere uno scenario italiano di musica elettronica e cosa si dovrebbe fare per invertire il trend?
Non so cosa si possa fare per invertire la tendenza di cui parli. Probabilmente ascoltare più musica sarebbe già qualcosa e, magari, ascoltarla bene farebbe già la differenza.
Purtroppo la musica comincia a mancare dalle nostre vite già dalla scuola: non la si studia, non la si conosce ed il risultato è che si diffondano solo certi aspetti della musica commerciale a scapito di molti altri ambiti interessanti che, anche in Italia, potrebbero avere un pubblico più ampio. Anche la musica elettronica è poco frequentata nel nostro Paese, prima di tutto mancano gli ascoltatori e di conseguenza latitano anche i musicisti che la praticano.
In tutta Europa l'Italia è l'unico paese in cui continuo a sentire l'idiota distinzione tra musica "suonata" e quella elettronica, come se un sintetizzatore oppure un computer non potessero essere effettivamente suonati divenendo strumenti musicali a tutti gli effetti. Questa si chiama ignoranza ed è dura da sconfiggere.

Qual è il tuo rapporto con la tecnologia?
Ci inganniamo a vicenda.

Ritieni che social network come Twitter, Facebook, Myspace possano essere degli utili strumenti per dare visibilità agli artisti?
Sì, possono essere di aiuto anche se non li considero dei fattori determinanti.

Parlando di software musicali, spesso si tende ad andare in loop decisionale proprio durante la fase di scelta di acquisto di un determinato prodotto (si pensi alle dispute che sorgono nel caso di Logic, Cubase e Protools). Secondo te, cos'è veramente importante per ottenere una buona produzione?
Per una buona produzione serve buona musica. Ci sono album straordinari registrati con un registratore a quattro tracce che continuano a stupire. Di certo un buon sequencer aiuta se si necessita di un prodotto di quel tipo ma non è detto che tutta la musica debba necessariamente esser registrata su quelle piattaforme.

Come è nata l'idea della rappresentazione teatrale "Viaggio al temine di una notte" di Louis Fernand Celine realizzato assieme a Elio Germano?
Dalla voglia di tentare sempre nuovi rapporti tra il testo e la musica: al cinema con le sceneggiature e a teatro con i testi che mi hanno segnato l'esistenza. Il "Voyage" è un capolavoro assoluto con il quale mi è piaciuto confrontarmi. Una sorta di lettura scenica in forma di concerto dove il suono della parola diventava musica.

Ho saputo che hai in cantiere una nuova collaborazione musicale con Blixa Bargeld. Mi puoi dire qualcosa su come è nata la vostra collaborazione e, naturalmente, su questo nuovo progetto?
Abbiamo già collaborato per Ingiuria, lo spettacolo con la Socìetas Raffaello Sanzio e, in seguito, abbiamo scritto un pezzo assieme "(A Quiet Life") per il film "Una Vita Tranquilla". Ora stiamo lavorando a un album di canzoni in quanto Blixa, dopo quell'esperienza, mi ha proposto di estendere la nostra collaborazione a un disco intero. In questo momento sono in studio a Berlino in una fase molto stimolante della scrittura dell'album.

Quest'anno film come "Quasi Amici" e "The Artist" (entrambi francesi) hanno avuto incredibili consensi a livello mondiale, sia di critica che di pubblico. Come mai in Italia è difficile per un film uscire dal proprio particolarismo nazionale?
Bisognerebbe scrivere film che possano interessare un pubblico almeno europeo invece di chiudersi in regionalismi in cui tutto è riferito solo al vicino di casa. Temi universali che possano arrivare ovunque. Alcuni nostri film l'hanno fatto e i risultati si sono visti subito: "Diaz", "Il Divo", "Gomorra"...

Ti piacerebbe scrivere una colonna sonora per un film come "The Artist"?
Sinceramente no. Francamente non mi ha fatto impazzire. Riproporre quel linguaggio antico ora mi sembra come voler partecipare ad un concorso fotografico con un mosaico.

Quali sono i tuoi film preferiti in termini di interazione tra musica e immagini?
"Fitzcarraldo" e "Nosferatu" di Herzog con la musica dei Popol Vuh. "Drowning By Numbers" di Greenaway con la musica di Nyman, "Dead Man" di Jarmush con la musica di Neil Young, "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" di Elio Petri con la musica di Ennio Morricone.

 

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