drammatico | Germania/Grecia/Ungheria (2025)
Il regista ungherese György Pálfi, già noto per "Taxidermia" (2016), torna sugli schermi con "Hen", l’avventura di una gallina di colore nero di cui seguiamo i passi dall’inizio fino alla fine, e che attira la focalizzazione spettatoriale. L’idea di un racconto interamente vissuto attraverso le piume del volatile è intrigante, ma rimane, seppur non di per sé originale, l’unica parte degna di nota in un racconto progressivamente orientato verso il più classico schema narrativo del rapporto umano/animale.
Seguiamo la gallina sin dai suoi primi momenti, da quando è l’unico pulcino nero in un mare di pulcini gialli, all’interno di una enorme struttura industriale dedita alla smista e alla distribuzione. Proprio a causa del piumaggio viene scartata e presa da un camionista che la vuole donare alla moglie per cucinarla. Eppure riesce a fuggire e comincia un vero e proprio pellegrinaggio che la condurrà all’ex-ristorante Panorama, di proprietà del vecchio Ioannis, dove verrà ingabbiata insieme ad altre galline e al gallo del pollaio.
Il tema della forte sensibilizzazione ai diritti degli animali sorregge l’intero film, mostrando come il genere umano continui a esercitare il dominio assoluto sulle altre specie, operando da padrone e da boia. La riflessione è dichiarata, palese, e mira a schiaffeggiare le coscienze. Scena dopo scena il suono dei versi dell’animale arriva sempre più acuto e doloroso. Pálfi è abilissimo a seguire attraverso la macchina da presa ogni movimento, ogni saltello e ogni sguardo della gallina attraverso il paesaggio rurale della campagna greca, effetto reso ancor più poetico mediante una fotografia vivida e tangibile. Efficaci i primi piani angusti che inquadrano l’animale all’interno di esigui spazi vitali come le gabbie e i recinti.
Ioannis la nutre ma a costo della libertà: decide quando farla mangiare o bere, decide il destino delle uova che la gallina cova a seguito dei continui accoppiamenti. Emerge un legame tra il destino di Hen e quello di Ioannis, che ha perduto il ristorante per venire incontro all’amore della figlia per un trafficante senza scrupoli. Il rapporto tra queste due solitudini rappresenta il punto di forza per lo sviluppo di entrambi, che cambiano in relazione all’altro e al loro progressivo legame.
Nell’ambito del cinema di animazione si è spesso vista l’esasperazione di certe caratteristiche animali, così come l'antropomorfizzazione che li ha resi nel corso del tempo sempre più simili agli esseri umani. Questo elemento è fondamentale per la creazione di un rapporto empatico con lo spettatore, ed è proprio ciò che compie l’autore ungherese, ed è forse proprio per questo che la storyline dedicata a Ioannis rischia di compromettere e diluire il forte effetto che la storyline animale avrebbe potuto avere, se caricata maggiormente.
"Hen" ha l'ambizione di interrogare e far riflettere sul dominio specista che il genere umano ha instaurato a fronte delle altre creature, tema tanto più attuale data la crisi ecologica globale e l'antropocentrismo radicale con cui dobbiamo fare i conti. Non è un film perfetto, ma raggiunge lo scopo.
cast:
Antonis Kafetzopoulos, Antonis Tsiotsiopoulos, Argyris Pantazaras, Eleni Apostolopoulou, Ioannis Kokiasmenos
regia:
Gyorgy Palfi
titolo originale:
Kota
distribuzione:
Lucky Number
durata:
96'
produzione:
Pallas Film, Twenty Twenty Vision Filmproduktion, View Master Films
sceneggiatura:
György Pálfi, Zsófia Ruttkay
fotografia:
Giorgos Karvelas
scenografie:
Konstantinos Zamanis
montaggio:
Réka Lemhényi
costumi:
Vassilios Barbarigos
musiche:
Szabolcs Szőke