Ondacinema

recensione di Rudi Capra
7.0/10

Una donna porta un secchio d'acqua. Vede una bambina, si spaventa e lascia cadere il secchio. Chiaro segno che la bambina è una strega, no? Sarebbe teatro dell'assurdo se non esistessero veramente nell'Africa Occidentale i witch camp, comunità in cui le donne accusate di stregoneria vengono detenute e obbligate a lavorare gratis – oltre che a celebrare qualche rito per la pioggia, che non guasta mai. Anche se gli spunti fantasiosi sono tanti e il soggetto è inventato, l'esordio di Rungano Nyoni rimane in perfetto equilibrio tra commedia deadpan e satira sociale, nel solco di quel realismo magico che ha attecchito meglio del caffè da entrambi i lati del basso Pacifico.

La piccola bambina senza nome, presumibilmente orfana, viene condannata dal tribunale e confinata in un witch camp, dove le streghe vivono e lavorano attaccate con lunghi panni bianchi a gigantesche spolette da tessitura. Un'altra strega la battezza "Shula", che significa "senza radici". Taciturna, solitaria, Shula (Maggie Mulubwa) si districa bene nel mestiere da strega, tanto che dopo aver indovinato il colpevole di un furto diventa la strega di fiducia di Mr. Banda (Henry B.J. Phiri), un ufficiale del governo che la porta a casa dalla moglie Charity (Nancy Murilo), ex-strega che deve insegnarle il mestiere. Le regole sono essenzialmente due: se ubbidisci, un giorno troverai un marito che ti libererà dal witch camp; se disubbidisci, ti trasformerai in una capra.

Sia nella messinscena straniante, sia nell'ingiunzione di scegliere fra l'adesione a norme bestiali o trasformarsi in bestia, l'esordio di Nyoni ricorda "The Lobster". La cinematografia desaturata e nobilmente semplice di Gallego ("El abrazo de la serpiente", "Oro verde") induce un senso contemplativo di distanza. La regia lo acuisce, con un sarcasmo che traspare anche attraverso i ritmi lenti e i toni sobri, palesandosi in sporadici freeze-frames o tracce musicali che contrastano con la diegesi. A volte lo contrasta, inquadrando Shula ad altezza di bambino per favorire un approccio empatico. Nyoni alterna così un moto di immersione patemica con la protagonista a uno opposto, brechtiano, di presa di distanza critica. Quest'ultima serve lo scopo di offrire un commentario satirico di un paese (lo Zambia, ma potrebbe valere per tanti altri del continente) in cui tradizioni e superstizioni si intersecano a dinamiche di potere disseminate in una miriade di centrali di polizia, ufficiali governativi, capivillaggio, microre e microregine che litigano fra loro mentre cooperano per difendere lo status quo e l'oppressione che lo sorregge in un intrico di gerarchie incomprensibili. L'indagine sulla condizione della donna, sulla violenza del patriarcato, è quindi il tassello minore di un mosaico più ampio, talmente complesso che si stenta a riconoscervi un principio d'ordine, di giustizia, anche di compassione.

Sul piano della visualità, Nyoni compensa i chiari limiti di budget con uno sguardo visionario che trasfigura l'immagine da immanente a metafisica utilizzando pochi semplici espedienti – panni bianchi agitati dal vento, camion arrugginiti, lenti zoom in/out. Eppure, nulla sarebbe stato lo stesso senza l'interpretazione mesmerizzante della piccola Mulubwa, che fa emergere dai lunghi silenzi e dalle mimiche eloquenti quello che non riesce a dire a voce, e che il titolo dice chiaramente – Non sono una strega. Meglio essere una capra.


23/12/2025

Cast e credits

cast:
Maggie Mulubwa, Nellie Munamonga, Nancy Murilo, Becky Ngoma, Henry B.J. Phiri


regia:
Rungano Nyoni


titolo originale:
I Am Not A Witch


distribuzione:
MUBI


durata:
93'


produzione:
Juliette Grandmont, Emily Morgan


sceneggiatura:
Rungano Nyoni


fotografia:
David Gallego


scenografie:
Rungano Nyoni


montaggio:
George Cragg, Yann Dedet, Thibault Hague


costumi:
Holly Rebecca


musiche:
Matthew James Kelly


Trama
Una bambina viene accusata di essere una strega e finisce in un witch camp.