Ondacinema

recensione di Livio Ventura
7.0/10

Siamo al terzo mistero per Benoit Blanc, il detective inventato da Rian Johnson e interpretato da Daniel Craig, e ispirato dichiaratamente alle storie di Agatha Christie e al personaggio di Hercule Poirot. Questa volta l'ambito di azione è religioso: accanto a Craig troviamo Josh O'Connor nei panni di Jud Duplenticy, giovane prete cattolico, mandato ad assistere monsignor Wicks (Josh Brolin), predicatore carismatico in una piccola - ma facoltosa - comunità rurale. Infatti si segue come in precedenza lo schema del whodunit, con una ristretta cerchia di persone che, a delitto compiuto, diventano sospettati. E il cast corale è di nuovo una sfilata di volti chiave dello star system, da Glenn Close a Cailee Spaeny.

Lo sforzo di Johnson, grande appassionato di trame labirintiche, è dall'inizio della serie quello di coniugare una formula rigorosamente codificata, ormai più vista in televisione che al cinema, con un tentativo di modernizzazione nei temi e nella forma. Visivamente c'è un discreto ritorno al primo capitolo, con ambienti e colori eleganti, che guardano al passato. Il legno e i toni caldi della villa dei Trombey vengono sostituiti con il marmo austero della chiesa di Wicks. Ma come fa notare Jud si tratta di un edificio neo-gotico, rifacimento posticcio di uno stile e quindi una finzione. E durante l'indagine si oscilla tra un immaginario vintage (l'uso dei VHS, le auto) e riferimenti al presente; la congrega dei sospettati è schierata politicamente e vengono più volte enumerati alcuni temi che dividono l'opinione pubblica statunitense, cercando facile umorismo. Il prete cupo e intimidatorio di Brolin è praticamente il capo di una setta, ma ricorda a volte certi leader politici (e uno in particolare), come quando un'accolita dichiara che, anche se si macchiasse di qualsivoglia peccato, il gruppo gli rimarrebbe sempre fedele. Se le tematiche sociali arricchivano i precedenti della saga, stavolta l'attualità è inserita con un tocco di pigrizia in più. Quello che sorprende è invece la sincerità con cui il film esplora il lato religioso, o addirittura spirituale, della vicenda.

L'accoppiata nell'indagine del reverendo Jud insieme a Blanc, ateo e materialista per professione, esemplifica forse una tensione interna al film. Per gran parte della storia la religione non è molto più che un mezzo tramite il quale irretire persone vulnerabili o insoddisfatte, come fa il monsignore con la sua piccola comunità. A un certo punto però, in mezzo all'efficiente macchina narrativa congegnata da Johnson, c'è una breve scena, un improvviso intermezzo che non è utile per risolvere il caso o mandare avanti la trama: una donna chiede al giovane prete di pregare per sua madre, che si trova in ospizio, e la ricerca frenetica di un indizio si ferma per poco, ma la cosa non verrà più menzionata. In seguito, verso la fine, vediamo il momento, da manuale di sceneggiatura, in cui il caso sembra irrisolvibile e Blanc si dichiara sconfitto. Ciò che gli manca per risolvere l'intrigo è proprio una concezione della Grazia e il pathos della rivelazione finale sembra davvero privo di ironia e cinismo, con una scena che, per quanto stereotipata, ha carica emotiva. Invece di giustizialismo c'è l'idea cristiana di perdono per il colpevole, anche se non è difficile quando le vittime sono personaggi sgradevoli.

Johnson si dimostra regista fluido ed elegante, guarda a Hitchcock come maestro per raccontare il suo caratteristico intreccio (inutilmente) complicato. Inevitabilmente è un film sceneggiato e parlato fino allo sfinimento, ma la messinscena aiuta i dialoghi con una varietà di intuizioni visive che non richiamano l'attenzione ma denotano una cura insperata (e per fortuna Netflix distribuisce ma non produce). Si aggiunge un uso della luce che rende il sole, ricreato in studio, quasi un personaggio; nella stessa scena l'illuminazione cambia anche più volte, l'immagine passa dagli estremi del buio a essere completamente irradiata. Potrebbe essere forse una manifestazione di quel dio che guarda e basta, lasciando che gli umani diventino agenti di vendetta al suo posto? Probabilmente no, ma di sicuro è opera di un regista che si diverte a manipolare il suo mondo, e qualcuno dirà che non c'è molta differenza.


29/11/2025

Cast e credits

cast:
Thomas Haden Church, Daryl McCormack, Cailee Spaeny, Andrew Scott, Kerry Washington, Jeremy Renner, Mila Kunis, Josh Brolin, Glenn Close, Josh O’Connor, Daniel Craig


regia:
Rian Johnson


titolo originale:
Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery


distribuzione:
Netflix


durata:
144'


produzione:
Ram Bergman Productions, T-Street Productions


sceneggiatura:
Rian Johnson


fotografia:
Steve Yedlin


scenografie:
Rick Heinrichs


montaggio:
Bob Ducsay


costumi:
Jenny Eagan


musiche:
Nathan Johnson


Trama
Il detective Benoit Blanc fa squadra con un giovane prete zelante per indagare su un crimine perfettamente impossibile nella chiesa di una piccola città dal passato oscuro.