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Certamente tra le migliori serie di creazione recente, il procedural medical drama di MAX un’esperienza televisiva mozzafiato apertamente schierata contro l’America di Trump

Prima che per qualsiasi altro scopo, “The Pitt” sembra essere stata pensata per mozzare il fiato di chi guarda. Il creatore e showrunner R. Scott Gemmill deve averla immaginata così: come un gran frullatore sparato a massima velocità con dentro “The Bear”, “24” e, ovviamente, “E.R”.
Dalla prima serie citata “The Pitt” ha ereditato, mediante riprese concitate, zoom repentini e cineprese a mano, la capacità di far sentire lo spettatore al centro dell’azione, nel mezzo di un contesto – quello della ristorazione nel caso di “The Bear” e quello di un pronto soccorso nel caso di “The Pitt”. Dall’iconico action con Kiefer Sutherland è stata presa invece l’impostazione in tempo reale; ciascun episodio di “The Pitt” dura un’ora e ogni stagione, ognuna composta da quindici episodi, racconta un intero turno del reparto di medicina d’urgenza dell’ospedale universitario di Pittsburgh. Di “E.R.”, invece, “The Pitt” è semplicemente l’erede prescelto, per l’ambientazione ospedaliera e per Noah Wyle. Il fu Doctor Carter dell’ospedale di Chicago è qui Doctor Robby, primario del reparto e protagonista di una sorta di one man show – in “The Pitt” Wyle è attore, produttore, sceneggiatore e anche regista di alcuni episodi.

Spruzzi di sangue e feci, gambe mozzate, riprese nel cuore di un torace o su di una vagina che si allarga per espellere un feto, sono solo alcuni esempi dei dettagli che “The Pitt” non risparmia mai agli spettatori, mettendoli davanti a procedure mediche scavezzacollo e, in alcuni casi, provando la loro resistenza. Al netto forse di qualche esagerazione nella quantità, comunque funzionale alla riuscita adrenalinica dello show, il realismo è una componente fondamentale della serie di Scott Gemmill. Durante la prima stagione è soltanto un evento (che non citiamo perché sarebbe uno spoiler non da poco) a far crollare i già fragili equilibri del “pozzo”, come Doc. Robby chiama il pronto soccorso; nella seconda stagione assistiamo a una pioggia di coincidenze (meglio mantenere la riservatezza anche su queste) che alzano di volta in volta il coefficiente di difficoltà della situazione, quasi come in un videogioco arcade.
L’approccio realista non si riduce agli interventi medici, ma anche alla rappresentazione che la serie offre dell’America contemporanea. Se nella prima stagione sull’ospedale di Pittsburgh già aleggiano i fantasmi del taglio fondi alla sanità e della privatizzazione delle assicurazioni sanitarie, nella seconda, programmaticamente ambientata il 4 Luglio, vediamo una società sorretta dall’immigrazione franare sotto i colpi ottusi degli agenti dell’ICE. Al crollo del sistema di valori americano non può che coincidere quello di quei singoli che cercano di tenere insieme gli orli dello strappo – cosa che vediamo succedere attraverso le due figure dominanti della serie, Robby e Dana (Catherine LaNasa).

A causa della sua impostazione in tempo reale, della tempesta di pazienti che entrano continuamente in ospedale e della vastità del personale medico di un pronto soccorso come quello di Pittsburgh, il minutaggio dedicato a ciascun personaggio è esiguo. Si tratta quindi di una girandola di personaggi con i quali facciamo la conoscenza mediante la spregiudicatezza con la quale maneggiano un caso; entriamo nelle loro vite private soltanto di sfuggita, quando possiamo afferrare uno stralcio di conversazione tra due pazienti.
Eppure le vicende accennate sono così ben congegnate e le interpretazioni sono così intense che questi volti usurati da un lavoro tra i più intensi del mondo sembra di conoscerli da sempre. Quello della caposala burbera dal cuore d’oro Dana, quello drogato di adrenalina del Doctor Abbott (Shawn Hatosy), quello rassicurante di Doctor McKay (Fiona Dourif), o lo sguardo in cagnesco di Doctor Santos (Isa Briones) e quello preoccupato di Doctor King (Taylor Dearden Cranston, figlia di Bryan). Notevole è anche come in così pochi minuti la sceneggiatura possa delineare dinamiche relazionali tra i personaggi così intense e ficcanti, su tutte quella tra Doctor Robby e il protetto che l’ha deluso Doctor Langdon (l’eccezionale Patrick Ball).

È possibile che la sua formula così netta e inflessibile possa iniziare prima o poi a mostrare la corda, ma per il momento “The Pitt” è una delle esperienze televisive più coinvolgenti e, dunque, asfissianti degli ultimi anni. Una serie che, per giunta, è riuscita a rianimare quel paziente agonizzante che il medical drama era ormai da tempo. Good save Dr. Wyle.

Prima stagione: 8.5

Seconda stagione: 8.5

The Pitt
Informazioni

titolo:
The Pitt

titolo originale:
The Pitt

canale originale:
Max

canale italiano:
HBO Max

creatore:
R. Scott Gemmill

produttori esecutivi:
R. Scott Gemmill, John Wells, Noah Wyle

cast:

Noah Wyle, Tracy Ifeachor, Patrick Ball, Katherine LaNasa, Supriya Ganesh, Fiona Dourif, Taylor Dearden, Isa Briones, Gerran Howell, Shabana Azeez, Sepideh Moafi

anni:
2025 - In corso