Francesco Saverio Marzaduri torna a scrivere di cinema romeno in modo dettagliato ed esaustivo in questa nuova monografia dedicata a una cinematografia ancora poco conosciuta dal grande pubblico
Con la fine del regime di Ceausescu in Romania nel dicembre del 1989, il cinema di quel paese si libera di catene produttive e narrative strettamente irregimentate dalle linee politiche del Partito Comunista Rumeno e dalla famiglia del dittatore. Autori esiliati ritornano in patria e iniziano a scrivere, produrre e dirigere nuovi film. Pur non essendoci una vera e propria scuola identitaria o un manifesto culturale, si può identificare quegli anni in un “Noul Val”.
Francesco Saverio Marzaduri, un appassionato esperto della cinematografia romena, ne analizzò ampiamente il movimento e le sue dinamiche in “Noul Val. Il nuovo cinema romeno 1989-2009” (Archetipolibri, 2012, pp.298). Ritorna a parlarne nella nuova monografia edita da Mimesis “Fuorionda. Dieci anni difficili di cinema romeno” che idealmente è una prosecuzione del lavoro precedente analizzando gli ultimi anni della cinematografia di questo paese. Si può dire che la scelta della prima ora del movimento, allontanatosi dalle tonitruanti produzioni paludate del regime, di creare progetti a basso costo, con un’attenzione alle problematiche della gente comune, è un elemento ormai consolidato nella produzione attuale in Romania.
Il nuovo lavoro di Marzaduri, in questo senso, è suddiviso in due parti.
La prima fa il punto storico delle trasformazioni e delle mutazioni della cinematografia nazionale ed evidenzia le linee narrative comuni nuove e, ormai, diventate tradizionali dopo più di quarant’anni di nuovo cinema. Del resto, fin dal titolo si vuole puntare su cosa effettivamente ha prodotto la “nuova ondata”, quel fuori onda, cioè l’affermazione di una continuità produttiva dopo le sperimentazioni post-dittatura. Se da un lato il tema della Storia, e dell’interrogarsi su di essa, è sempre presente per far venire alla luce la verità nascosta dal regime, dall’altro lato si rivolge “la propria attenzione alle specifiche conseguenze che, incise sulla carne viva della gente, le storture del regime hanno determinato” (p.16) come, ad esempio, in “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni” di Cristian Mungiu.
L’attenzione dei cineasti diventa sempre più politica: la corruzione è un’eredità che nel paese è ancora vigente, così come il dislivello sociale, le difficoltà per la gente comune a trovare un lavoro dignitoso. Un'altra linea narrativa ricorrente è la descrizione del mondo femminile: la figura della donna, sia essa madre, figlia, sorella, è sempre in lotta in un mondo patriarcale e sessuofobo che, in qualche modo, la rende oggetto di leggi e convenzioni sociali che limitano la propria autodeterminazione, come ad esempio in “Sesso sfortunato o follie porno” di Radu Jude.
Un decennio che porta anche nuovi talenti che però devono fare i conti con la difficoltà di trovare finanziamenti adeguati: “Da tempo si ha invece l’impressione che […] la qualità spesso indubbia del prodotto risulti inversamente proporzionale alla tematica trattata, e non ripagata dai buoni esiti di cassetta” (p. 20). Questa parte generalista è molto dettagliata, con una ricchissima citazione di pellicole e registi sconosciuti a un pubblico mainstream. Marzaduri riesce a produrre un’analisi continua, riprendendo temi narrativi, figure stilistiche, problemi produttivi, all’interno di un'esposizione storico-sociale ben documentata.
Nella seconda parte di “Fuorionda”, Marzaduri analizza la cinematografia di cinque autori che sono venuti alla ribalta in questi anni e che hanno anche travalicato l’ambito festivaliero e la conoscenza cinefila, raggiungendo un pubblico internazionale più vasto, grazie anche ai premi vinti. Cinque capitoli dedicati a cinque registi: Cristian Mungiu (“Un padre, una figlia” 2016; “Animali selvatici” 2022), Corneliu Porumboiu (“La Gomera-L’isola dei fischi” 2019), Calin Peter Netzer (“Il caso Kerenes” 2013), Adrian Sitaru (“Fixeur” 2016) e Radu Jude (“Scarred Hearts” 2016; “Non aspettarti troppo dalla fine del mondo” 2023). In singoli saggi, l’autore compie un’escursione nel cinema dei cinque registi romeni, identificandoli come i rappresentanti nazionali di una continuità artistica dell’ondata precedente e al contempo di una capacità attiva nel rinnovamento stilistico e tematico del loro cinema. Il libro si chiude con una lunga intervista a Cristi Puiu (“Sieranevada” 2016; “Malmkrog” 2020), che si è sempre dichiarato fuori da qualsiasi “corrente” o “ondata” cinematografica ribadendo la sua autonomia e singolarità di autore, e di un’appendice dove si tenta di individuare alcune prospettive future.
“Fuorionda. Dieci anni difficili di cinema romeno” è una lettura da non perdere per chi ha voglia di conoscere una cinematografia che ci sta regalando autori e pellicole di grande pregio e interesse per qualsiasi pubblico, sia esso cinefilo o meno, alla ricerca di storie originali.
Autore: Francesco Saverio Marzaduri
Editore: Mimesis
Collana: Cinema
Anno edizione: 2024
Pagine: 216
Tipo: Brossura