Downton Abbey

Downton Abbey


Michael Engler

Drammatico | Gb, Usa
(2019)

Dopo avere mietuto successi sul piccolo schermo nell’arco di sei stagioni, vinto tre Golden Globe e una quindicina di Emmy, “Downton Abbey”, la serie di Julian Fellowes (Premio Oscar per “Gosford Park”) si ripresenta al suo numeroso pubblico per quello che dovrebbe essere un dolce ultimo appuntamento. A differenza di altre fortunate produzioni televisive che hanno chiuso i battenti con una puntata speciale o magari una miniserie, le nuove avventure della famiglia Crawley e del loro nutrito ed eterogeneo personale sono state portate dalla Focus Film nelle sale e il risultato è stato talmente soddisfacente che già si parla non solo di un nuovo film ma anche di una nuova serie (magari uno spin-off). Gli appassionati di serialità televisiva ben sanno che non è la prima volta che un telefilm di successo tenta l’assalto ai botteghini cinematografici, ma certo è che in tempi di streaming furoreggiante, quando anche gli autori cinematografici si rivolgono con sempre maggiore frequenza alle soluzioni offerte dai canali digitali (vedasi Scorsese e Baumbach in forza per Netflix quest’anno) è una curiosa eccezione alla regola quella che “Downton Abbey” rappresenta e sicuramente sono interessanti i risultati ottenuti.

Ovviamente gran parte delle persone che sono andate in sala a vedere quello che di fatto è un sequel (la vicenda si svolge qualche anno dopo la fine dell’ultima stagione) sono aficionados della serie e vista la natura del progetto è chiaramente più facile divertirsi e appassionarsi se già si ha familiarità con i personaggi, anche perché Fellowes e il regista Michael Engler (esordiente al cinema ma con una lunga carriera televisiva alle spalle) non hanno proprio lavorato su un “copione di ferro”. La storia raccontata è semplice: nel 1927 la tranquilla routine di Downton Abbey viene sconvolta da un vero e proprio evento, Re Giorgio V e la Regina Maria soggiorneranno nella ormai famosissima magione. Si tratta in verità di una visita breve (giusto il tempo di un pranzo reale, una parata, una cena e un ballo) ma sufficiente a mettere in agitazione sia gli inquilini sia i domestici. In effetti c’è il tentativo di dare attenzione, se non proprio con una storyline, a tutti i personaggi chiamati (o richiamati, come è il caso del maggiordomo a riposo Carson, interpretato da Jim Carter) in azione, ma in due ore o poco più non ci si riesce più di tanto. Sarebbe ingiusto, però, dire che non succeda niente e che il succo stia tutto, come suggerisce la spassosa parodia del SNL, in lucidare l’argenteria, riordinare le stanze e cucinare gustose pietanze. Infatti si sventano attentati antimonarchici, si scovano ladre di oggetti preziosi, si affronta l’indisponenza dei domestici reali (in effetti molto più altezzosi dei sovrani che si rivelano persone tutto sommato alla buona), si scongiurano crisi matrimoniali e si risolvono beghe familiari che duravano da anni, il tutto accompagnato dal tema ormai celeberrimo di John Lunn. 

Per la gioia dei fan tornano in scena figure ormai popolari come Hugh Bonneville/Lord Grantham, Elizabeth McGovern/Lady Grantham, Michelle Dockery/Lady Mary Talbot (con pettinatura perfettamente in stile), Henry Talbot/Matthew Goode (molto poco presente in verità), Allen Leech/Tom Branson, Penelope Winton/Lady Merton, Robert James Collier/Thomas Barrow (ora maggiordomo in carica e in effetti molto meno infido che in passato), il già citato Carson, Lesley Nicol/la signora Patmore, Phyllis Logan/la signora Hughes, Sophie McShera/Daisy, Michael J. Fox/Andy Parker, Kevin Doyle/Mr Molesley (amabile comic relief), Raquel Cassidy/Miss Baxter, oltre naturalmente a Joanna Froggatt nei panni di Anna e Laura Carmichael in quelli di Edith, tutti squisitamente abbigliati da Anna Robbins. Ma le battute più divertenti e i momenti più spassosi sono prevedibilmente affidati a Lady Violet, l’arguta e moderatamente cinica matriarca che ormai è diventata per Maggie Smith un signature role non meno di Miss Jean Brodie, della cugina Charlotte o della professoressa McGranith. Con un cast di questo livello non c’è modo di sentire la mancanza di qualcuno ma è probabile che gli irriducibili abbiano notato l’assenza di Lily James, idealmente sostituita da Tuppence Middleton (“Sense8”), cameriera destinata ad un’inattesa scalata sociale e a fare breccia nel cuore del vedovo Branson. Tra i volti nuovi (in tv si direbbe guest star) spicca Imelda Staunton alla quale Fellowes affida un interessante discorso sul coraggio nelle scelte di vita che fa il paio con la vicenda di Barrow, gay in the closet nell’Inghilterra bacchettona che rischia l’arresto e si augura in futuro (oltre a incontrare nuovamente il valletto reale interpretato da Max Brown) una società nella quale si possa essere considerati persone come le altre a prescindere dall’orientamento sessuale. Sono questi i momenti che rendono il “Downton Abbey” cinematografico qualcosa di più di un episodio in formato deluxe e un’operazione che possa risultare di qualche interesse anche per chi non ha molto seguito le vicissitudini degli amati personaggi. 

27/10/2019

Cast e credits

Distribuzione
Universal
Durata
122'
Produzione
Perfect World Pictures
Sceneggiatura
Julian Fellowes
Fotografia
Ben Smithard
Scenografie
Donal Woods
Montaggio
Mark Day
Musiche
John Lunn
Costumi
Anna Robbins

Trama

La vita (quasi) tranquilla della famiglia Crawley e del suo personale è sconvolta da una visita piuttosto straordinaria
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