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recensione di Linda Capecci
6.5/10

"El Planeta", giocoso esordio cinematografico di Amalia Ulman, è stato presentato nella selezione ufficiale del World Cinema Dramatic Competition al Sundance Film Festival 2021, ed è attualmente disponibile nel catalogo MUBI. Classe 1989, la regista ha da poco ottenuto la cittadinanza argentina ma è cresciuta in Spagna e attualmente risiede a New York. Nasce come performer e videoartist dedita a temi come classe, sessualità e costruzione dell'identità, che in questo film vengono valorizzati da una forte componente autobiografica.

Le protagoniste del film, Leo e Maria, sono infatti interpretate rispettivamente dalla Ulman e sua madre Ale: una scelta di cast che lascia trasparire profonde tensioni personali nascoste sotto la superficie "fiction" del film. Le dinamiche madre-figlia riflettono in modo ironico e speculare i disordini e la criticità della realtà urbana dipinta dalla regista. "El Planeta" vuole tracciare un ritratto della crisi finanziaria della Spagna contemporanea, evitando il realismo e scegliendo di abbracciare gli accenti della black comedy. La Ulman dipinge un mondo tragicomico e camp che omaggia Almodóvar, mentre l'estetica monocromatica e vignettistica ricercata dall'autrice sembra richiamare il primo Jim Jarmusch.

Ci troviamo a Gijón, città costiera della regione delle Asturie in cui è cresciuta la regista. Il film si apre con una trattativa: la protagonista Leo aspetta seduta a un tavolo, in un caffè. Indossa un abito vintage in pizzo bianco. La raggiunge un uomo maturo conosciuto online (interpretato dal regista Nacho Vigalondo); questo espone le condizioni per il loro secondo incontro. Le invierà un messaggio su Whatsapp per indicarle cosa bere e mangiare durante l'arco della giornata, poi, come concordato, appuntamento con annessa seduta di pissing. "Quello che piace a te piace a me", risponde diplomaticamente Leo, ma la contrattazione non va a buon fine: la ragazza vorrebbe 500 euro per una serata. Lui ride sguaiatamente: è impossibile se "a Gijón un pompino costa 20". L'episodio si articola in un paio di lunghe inquadrature a camera fissa, spezzate da una soggettiva in slow motion dell'uomo che getta indietro la testa in una risata grottesca. Leo si chiede se valga davvero la pena sbrigare quel lavoro per un libro che vorrebbe compare a 19.99 euro e non può prendere in prestito dalla biblioteca. Ma, stando all'epilogo della sequenza, il gioco non vale la candela.

La trentenne, aspirante fashion designer, senza prospettive concrete, torna, ancora disoccupata, nell'appartamento che condivide con sua madre Maria: il frigo è vuoto, le bollette non sono state pagate. La mamma passa gran parte del tempo in pantofole a guardare video del suo gattino morto sullo smartphone. Anche lei non lavora, ma tira avanti a ritmo di piccole truffe, posticipando pagamenti di costose cene o pasticcini che si fa consegnare a casa e prendendo in prestito abiti di sartoria, per poi non restituirli. Incurante delle conseguenze delle sue azioni, esce in pelliccia, inforca gli occhiali da sole, e persevera nella sua condotta criminale, ormai divenuta semplice routine. L'incombente minaccia di sfratto e il taglio della corrente elettrica di casa non pesano se si possono indossare abiti animalier o giocare con i filtri di Instagram.

"Se continuo a mangiare carboidrati avrò il corpo di una persona povera", piagnucola Leo rivolgendosi alla madre mentre mastica un dolcetto. “El Planeta” non è interessato a costruire una vera e propria narrazione, ma procede secondo una struttura episodica, spostandosi tra una sequenza e l'altra attraverso transizioni di immagine in stile Power Point, volutamente scadenti. La Ulman inscena incontri, interazioni effimere, che traggono ampiamente ispirazione dal lavoro della regista come artista performativa, navigando sul confine tra finzione e realtà. L'autrice descrive di riflesso e di contorno la precaria situazione economica della Spagna post-recessione, e fa riferimento a un periodo di difficoltà economiche realmente affrontato da lei e sua madre, ma i personaggi distrattamente criminali di Leo e Maria, sono in realtà basati sui profili di due vere truffatrici balzate agli onori della cronaca iberica, Justina e Ana Belén.

Non importa quanto la narrazione si discosti dalla realtà autobiografica: è l'interazione tra Leo e Maria, o meglio Amalia e Ale a restituire, nel dialogo e nella gestualità, un realismo ironico e caldo, che ci trasporta in casa delle protagoniste. La prospettiva registica della Ulman, ingenua e discreta, riesce a restituire l’affetto, i contrasti, la leggerezza, l'intimità della vita quotidiana di due donne tratteggiate come caricaturali vittime di un capitalismo sfrenato, lasciando morali e dogmi altrove, fuori dall'inquadratura.


18/01/2023

Cast e credits

cast:
Nacho Vigalondo, Chen Zhou, Ale Ulman, Amalia Ulman


regia:
Amalia Ulman


titolo originale:
El Planeta


distribuzione:
Utopia


durata:
79'


produzione:
Holga's Meow Pictures


sceneggiatura:
Amalia Ulman


fotografia:
Carlos Rigo Bellver


montaggio:
Katie Mcquerrey


costumi:
Fiona Duncan, Amalia Ulman


musiche:
Chicken


Trama
Leo è una trentenne aspirante fashion designer senza prospettive concrete. Momentaneamente disoccupata, è tornata a vivere con sua madre Maria: il frigo è vuoto, le bollette non vengono pagate. La mamma passa gran parte delle sue giornate in pantofole a guardare video sullo smartphone. Anche lei non lavora, ma tira avanti con piccole truffe, posticipando pagamenti di costose cene e prendendo in prestito abiti di sartoria, per poi non restituirli. Incurante delle conseguenze delle sue azioni, esce in pelliccia, inforca gli occhiali da sole e persevera nella sua condotta criminale, ormai divenuta routine. L'incombente minaccia di sfratto e il taglio della corrente elettrica non pesano se si possono indossare abiti animalier o giocare con i filtri di Instagram
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