Godzilla II – King of the Monsters

Godzilla II – King of the Monsters


Michael Dougherty

Avventura, Catastrofico, Fantascienza | Usa
(2019)

Il MonsterVerse, parto produttivo di Legendary e Warner Bros. sotto l’egida della Toho, sta diventando l’alternativa alla serialità cinematografica supereroistica. Lo dimostra non soltanto l’impegno economico crescente investito film dopo film[1] ma anche la complessità e la diversità d’idee dei reboot di Godzilla e King Kong, seppur con tutti i limiti riscontrabili.

Capire dove si colloca “Godzilla II – King of the Monsters” rispetto ai due estremi precedenti è fondamentale per decidere quanto il film sia allineato al tentativo di innovare, sperimentare e rilanciare il monster movie nella fantascienza formato blockbuster.

“Godzilla” (2014) e “Kong: Skull Island” si posizionavano in maniera antipodica l’uno all’altro: il Gojira di Gareth Edwars si muoveva tra il dramma e l’epica in un disinnesco vicendevole; mentre lo scimmione di Jordan Vodgt-Roberts giganteggiava sulle miniature umane, didascalia b-movie a tutto tondo.

L’intento di questo film mediano, in attesa dello scontro tra i due titani, sembrerebbe seguire il tono di Edwards, almeno nei primissimi minuti. Progressivamente si assiste a un ammorbidimento del dramma, dovuto da una parte agli inserti comici e dall’altra all’esondazione della presenza dei mostri in scena. “Godzilla II” disattende le visioni dei prequel, cancellando la riflessività drammatica da una parte e allegerendo la frustata dell’eccesso da fumetto dall’altra.

Non che il film manchi di eccessi, Dougherty si trova tra le mani il materiale di “Ghidora! Il mostro a tre teste” (1964) da gestire, in cui fa la prima comparsa lo storico nemico Ghidorah, insieme ad altri due kaiju. “Godzilla II” diventa un film dell’accumulo, sia in termini numerici che per la presenza di CGI. Interessante notare la confermata volontà di lasciare a registi quasi esordienti il timone della regia. La mano di Dougherty però non è pervenuta, così come una quadrata direzione artistica che smuova il potenziale di un mostro, Ghidorah, che incarna la catastrofe naturale della tempesta. Si passa pedissequamente dalla fotografia cupa di Godzilla e Ghidorah, al blu di Mothra, al rosso magma di Rodan, in uno spasmodico reiterarsi di scontri banali, a cui manca la verticalità e la costruzione precedente l’evento.

Non sono però elementi che fiaccano davvero un film di mostri di matrice hollywoodiana, poiché il lavoro richiesto, seppur stanco, lo porta a casa. Piazzando anche un paio di momenti lodevoli nella mezz’ora finale. Si nota l’abnegazione verso gli originali in quella ricerca di ringiovanimento dei plasticosi costumi degli anni Sessanta, trasmutati nell’effetto speciale digitale. Un rispetto che non si limita alla riproduzione, ma anche al ribaltamento: la scena della mortale bomba oxygen destroyer del capostipite del 1954 è mimata qui nell’atto di donare la vita (senza la potenza politica e sociale del film di Ishiro Honda).

Ciò che sgonfia “Godzilla II” è la sua manualistica progressione da blockbuster americano. Scimmiottando topoi e dinamiche del genere, accalcate in una prima ora abbondante lenta nonostante l’azione, il film non rincorre alcuna idea o visione d’insieme, si ferma al compitino mentre lascia il lavoro grosso all’accumulo. Quando manca però la gestione cinefila e innamorata di tanto materiale, propria di opere come “King Kong” o “Pacific Rim“, la direzione concettuale dell’opera perde ogni valenza. La facciata da b-movie è dunque soltanto apparenza, non esportando mai quella tensione parodica o profondamente erotica verso il ribaltamento dei codici di genere.  La feralità stessa di Godzilla, anti-eroe unico tra le fiere cinematografiche, è pericolosamente a rischio a causa di una scrittura ambigua nel tratteggiarlo.

“Godzilla II” rimane un prodotto mediocre e scolastico, oltre che di raccordo, didascalia già invecchiata del blockbuster attuale.  Gli manca soprattutto un’idea, che spesso giova più di un’anima.

[1] 200 milioni di dollari, soltanto per la produzione, investiti in “Godzilla II”

27/05/2019

Cast e credits

Titolo Originale
Godzilla: King of the Monsters
Distribuzione
Warner Bros.
Durata
132'
Produzione
Legendary Entertainment, Wanda Qingdao Studios, Warner Bros.
Sceneggiatura
Michael Dougherty, Max Borenstein, Zach Shields
Fotografia
Lawrence Sher
Scenografie
Scott Chambliss
Montaggio
Roger Barton
Musiche
Bear McCreary
Costumi
Louise Mingenbach

Trama

Mentre l’agenzia M.O.N.A.R.C.H. è messa sotto accusa dall’opinione pubblica e dal governo statunitense per aver risvegliato esseri potenzialmente dannosi per l’umanità, un gruppo terrorista si appropria di un dispositivo in grado di svegliare i molti titani sopiti sotto la crosta terrestre con l’intento di ripulire la Terra dalla presenza umana, considerata ormai nociva.
Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia