Il signore delle formiche

Il signore delle formiche


Gianni Amelio

Drammatico | Italia
(2022)

Aldo Braibanti (Luigi lo Cascio), nell’Italia degli anni 60, fu accusato di aver plagiato Ettore (Leonardo Maltese), un suo studente, e di averlo sottomesso, a livello psicologico e fisico. Fu condannato a nove di reclusione; Ettore, perché omosessuale, intraprese (obbligato) un percorso di “guarigione” psichiatrica.

Mirmecologia

La metafora delle formiche, il loro “stomaco sociale”, che antepone il noi all’io, l’interesse comune anziché l’individuo, insomma la mirmecologia per salvarsi (?) dalla verità di Braibanti (mirmecologo!)  “volersi bene è una delle più grandi forme di crudeltà”, “soffrirai” per forza, se tieni a qualcuno, un po’ schopenhaueriano.

Gianni Amelio preme sull’allegoria delle formiche perché al centro della storia c’è (anche, soprattutto) la famiglia, che manda Ettore al manicomio, che accusa Braibanti, il nucleo (cattolico) prototipico della nostra cultura sociale, i confini di una rappresentazione fenotipica, la nostra, che ha mietuto vittime illustri, irriducibile alla trasformazione, al corpo unico, cioè quello delle formiche, degerarchizzato; d’altra parte, che senso ha pretenderlo dall’istituto fondativo dell’impostazione patriarcale, baluardo della normalizzazione, del bicolore pedagogista, “c’hanno messo al mondo e dovrebbe bastare”, no.

Le formiche condividono un’abilità cognitiva particolare: uscite dal formicaio alla ricerca di cibo, ovunque si trovino, tornano a “casa” seguendo il tragitto più breve (in linea) d’aria, anche nel deserto, senza avere punti di riferimento. L’orientamento, un’attitudine perduta (?), fagocitata dal misoneismo, che Amelio riscopre, per esempio nel personaggio fittizio di Enio (Elio Germano), il Virgilio della storia, un’impronta decisa, anche partigiana – un fatto personale -, rischiosa, ciò che mancava in “Hammamet”.

Porte aperte

“Il signore delle formiche” è un film corale, anche se i personaggi sono pochi, sempre in dialogo, una prosopopea delle differenze, l’unico strumento per resistere alla violenza legalizzata, dello stato, come in “Porte aperte”, anche se nella lunga anelessi iniziale Braibanti vive in campagna, a porte chiuse, dal mondo, circondato dai suoi studenti, con cui è arrogante, irrispettoso, brutale, mentre spiega Moravia. Una battuta, in particolare, da portare a casa, sul teatro, cioè un mezzo diverso dal vocabolario, in cui i significati non vanno sottolineati, un’esegesi precisa del film, tra i migliori di Amelio, in grado di soppesare partigianeria e leggerezza, battaglia e riflessione, e riassumere il cortocircuito “anaciclotico” tutto italiano, drammatico, non più demagogico, ché “sta cambiando la gente ma non chi ha in mano il potere”.

Aida

L’epilogo de “Il signore delle formiche” è lirico, bucolico nell’ambientazione, dove tutto è iniziato e Ettore prova a fare il pittore, a riprendersi sé stesso ed è tardi. Lo Cascio e Maltese giganteggiano sulle note dell’Aida, Ettore legge una poesia e vengono in mente le parole di Del Giudice, della pagina famosa di “Atlante Occidente”, in cui Epstein spiega il miracolo, “lei mi piace” corrisponde a qualcosa, se resta “tra me e te”, o nel “guscio di una noce” – dice Amleto e Braibanti -; un suggerimento “innaturale”, “invertito”: la nostra proiezione vale qualcosa.

09/09/2022

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
134'
Produzione
IBC MOVIE SRL, Kavac Film srl, Rai Cinema spa, Tenderstories
Sceneggiatura
Gianni Amelio, Edoardo Petti, Federico Fava
Fotografia
Luan Amelio Ujkaj
Scenografie
Marta Maffucci
Montaggio
Simona Paggi
Costumi
Valentina Monticelli

Trama

Italia, anni 60. Aldo Braibanti fu accusato di aver plagiato Ettore, un suo studente, e di averlo sottomesso, a livello psicologico e fisico
Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia