Italy in a Day – Un giorno da italiani

Italy in a Day – Un giorno da italiani


Gabriele Salvatores

Documentario | Gran Bretagna, Italia
(2014)

Ci aveva inconsciamente messo in guardia la “sigla” iniziale, un coretto femminile a cappella che ripete il titolo del film sulle note di “Lollipop”. Il primo frammento di “Italy In A Day”, in pratica, rompe da subito la quarta parete, un indizio che a posteriori riassumerà tutto ciò che questo film ha di sbagliato.

Non trova risposta, anzitutto, il perché di questo remake/spin-off incentrato sulla nostra penisola. Il progetto originale di Kevin MacDonald e Ridley Scott fu una scommessa e, grazie al talento del regista, fu vinta in pieno: “Life In A Day” (2011) non pretendeva certo di raccontare tutto un mondo nello spazio di 90 minuti, eppure l’accuratissima selezione dei video e il montaggio sapiente e dinamico hanno permesso di imbastire una storia collettiva varia e avvicente sulla popolazione globale. Ma la volontà di applicare questo format al delineamento di una sola Nazione si rivela, paradossalmente, molto meno fruttuosa.

“Italy In A Day” nasce, insomma, da un’idea copiata spudoratamente e la cui paternità viene quasi celata (con citazioni entusiastiche per il nome più grosso, Ridley Scott, e molte meno per MacDonald) in favore di un regista che, ormai, è pura pubblicità: Gabriele Salvatores, venduto persino alla telefonia, eternamente ospite del re dell’audience Fabio Fazio e, in quanto tale, riverito custode di un moderato, se non innocuo, cinema-pensiero di sinistra [*].

Una visione politica che, più o meno consapevolmente, riesce a trapelare anche dal “suo” ultimo film, il cui altro grosso problema sono proprio i contributi pervenuti dagli italiani.

C’è dell’ingenuità bella e buona nella fiducia accreditata ai nostri connazionali: cosa può nascere dall’anomia applicata a un popolo dall’inguaribile narcisismo, che in luogo di raccontarsi senza pose artefatte può solamente fare ciaociao alla telecamera di uno smartphone (come del crane che abbraccia una gremita Piazza San Giovanni) o, peggio, tentare di imbastire discorsi filosofici che non gli appartengono. È venuto a mancare il passaggio fondamentale dall’evento social alla metamorfosi cinematografica, la visione di quell’occhio che tutto può tramutare in poesia visiva e storytelling.

Come se non bastasse, quel fatidico 26 ottobre 2013 era un sabato, fatto che giustifica (?) l’abnorme quantità di sequenze tra le coperte, dalle quali alcuni individui sembrano del tutto incapaci di liberarsi – e Salvatores pare divertirsi a sottolineare questa pigrizia congenita; a sentir lui, solo i medici salva-vite sono di turno anche nel weekend.

C’è però il ciclista sudato e ansimante (su una strada in piano, almeno stando all’inquadratura frontale), che non rinuncia a snocciolare una facile retorica del sacrificio in virtù di un accrescimento fisico e spirituale. C’è anche la chiamata su Skype del cervello in fuga e la coppia che, programmaticamente, annuncia la lieta novella di una gravidanza. C’è infine, orgogliosamente mostrata più volte, la veduta dalla base spaziale di un compatriota astronauta, che gioca con la gravità e osserva il nostro “mondo piccolo” dal suo oblò.

Se il materiale pervenuto consta effettivamente di 44.000 video (2.200 ore complessive) e questa non ne è che una minima selezione (appena un’ora e un quarto), non osiamo immaginare che orrori – o chissà, forse qualche pensiero scomodo? – si celino ora negli archivi di Rai Cinema.

L’unica parziale salvezza è negli occhi di chi non può (ancora, più) fingere: l’amore “inspiegabile” di una bambina per il fratello neonato, la cui gioia diviene perplessità all’inappropriata domanda di un adulto sul più grande e sconosciuto sentimento che si possa provare; l’inutile sforzo di memoria di un’anziana affetta da Alzheimer a colloquio col nipote, che come l’arcangelo si chiama Gabriele e tornerà ad esserlo anch’egli, sentenzia la nonna.

Il resto, ahimé, non è altro che una sbadigliante fotocopia del tristume che ogni giorno ci piove copiosamente addosso dai nostri social: “Italy In A Day” conferma le nostre patologie croniche, quelle di un Paese che millanta grandi aspirazioni e protesta tutto ma, in fondo, si accontenta anche di un panino col salume. Il peggior esempio di come la logica grassroot possa generare mostri il cui solo, valido lascito sarà (anzi, è già) un ampio repertorio da montaggio analogico, brevi sequenze pronte per essere blobbate.

L’assoluta noncuranza per la qualità audio-video dei contributi selezionati è soltanto la ciliegina su questa torta deforme: Salvatores, infatti, mescola senza indugio i pochi materiali semi-professionali con tremolanti registrazioni verticali da cellulare, laddove i protagonisti di MacDonald (ed egli stesso) in primis erano stati molto più attenti anche a questo aspetto, dando addirittura l’impressione che fossero all’opera tanti piccoli registi in erba; gli italiani, invece, rimangono tragicamente ancorati al formato amatoriale in stile YouTube, ansiosi di parlare e mostrarsi. Da ultimo, l’assemblaggio di Salvatores (musiche comprese) finisce per somigliare molto più a un collage che a un’orchestrazione composita, e ciò dovrebbe far riflettere sull’operazione nel suo complesso, approdo – benché occasionale – di una carriera cinematografica trentennale.

La magra consolazione è che, in un modo o nell’altro – sulla scorta di un neorealismo puntualmente rivendicato -, l’Italia sa ancora vendersi: in questo caso, con un umiliante “fuori tutto”.

[*] Di recente il Nostro ha “minacciato” di restituire l’Oscar (“Mediterraneo”, 1991) qualora l’ex-cinema romano America venisse chiuso. A parere di chi scrive, se questi sono i suoi sviluppi autoriali, farebbe meglio a tenerselo ben stretto.

03/10/2014

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
75'
Produzione
Indiana Production; in collaborazione con Scott Free, Rai Cinema
Montaggio
Massimo Fiocchi, Chiara Griziotti, Mirko Platania
Musiche
Deproducers

Trama

"Italy in a Day" è l'edizione italiana, curata da Gabriele Salvatores, di un progetto di Ridley Scott: "abbiamo chiesto agli italiani di inviarci dei video realizzati con qualsiasi mezzo (telecamere, smart phones, fotocamere...) da girare durante le 24 ore del 26 ottobre 2013. Desideri, sogni, paure, riflessioni, qualsiasi cosa considerata importante che accadeva quel giorno o anche, semplicemente, quello che si vedeva dalla finestra di casa". 44.197 video ricevuti, oltre 2200 ore di immagini, 632 video montati, una squadra di 40 selezionatori coordinati dai montatori Massimo Fiocchi e Chiara Griziotti.
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