Last Flag Flying

Last Flag Flying


Richard Linklater

Commedia | Usa
(2017)
Partiamo dalla dedica, dichiarata da Richard Linklater in persona e molto significativa per tutta una serie di ragioni che ora riassumeremo. “Last Flag Flying” è dedicato alla memoria e all’opera di Jonathan Demme, il grande regista di Baldwin morto per un terribile male pochi mesi fa. Potrebbe sembrare curioso che Linklater si scomodi per una dedica per quello che già in molti stanno definendo il suo film più impersonale e “compromesso” con le logiche hollywoodiane del cinema di massa. In realtà, oltre all’erroneità di tale affermazione, l’ultima fatica del cineasta texano è perfetta per legarsi a chi, come Demme, ha fatto dell’arte della narrazione cinematografica, declinata in varie forme ma sempre a un livello di purezza incorruttibile, la missione di un’intera vita. Come l’autore de “Il silenzio degli innocenti“, “Philadelphia”, “Rachel sta per sposarsi“, Linklater lavora da 25 anni sul crinale che separa la realtà delle major al più libero cinema indipendente. Ed è su questo campo che continua pervicacemente a giocare la sua partita, fatta di riflessioni intellettuali sofisticate, certo, ma anche, e più semplicemente, di bisogni primari, quale è, ad esempio, quello di raccontare il suo Paese, gli Stati Uniti d’America.
Si dice spesso che Linklater realizzi film troppo mentali, cerebrali, fatti di parole scritte, più che parlate, di ruoli pensati più che fisicamente interpretati. Niente di più falso. La sua ricerca su e giù per i sentieri del tempo, di vita e cinematografico, è solo un mezzo: dietro di essa vi è una lente di ingrandimento che, con il passare degli anni e dei titoli realizzati, ci sta dando un quadro sempre più imponente dell’America contemporanea. E a questo Linklater non rinuncia neanche quando lavora per un colosso come Amazon, come in questo caso, avvalendosi di tre attori in forma prodigiosa, giocando con un immaginario, visivo e lessicale, più vicino al grande pubblico internazionale.
La storia è un omaggio a due sottogeneri che hanno fatto grande la New Hollywood: il road movie e il buddy movie. In altre parole, ci troviamo di fronte a un incrocio tra un’avventura sulle strade a stelle e strisce e una solida storia di amicizia virile, che coinvolge tre commilitoni che hanno combattuto insieme in Vietnam e non si rivedono da trent’anni. Ma quando il figlio di uno di loro muore in Iraq in circostanze ben poco eroiche, i tre si rimettono in marcia per andare a seppellire il ragazzo. Il viaggio non è solo quello fisico, con diversi mezzi di trasporto e attraverso diversi scorci d’America, rurale e urbana. È un percorso a ritroso nel tempo quello che Doc, Sal e Richard compiono insieme. Da soli, vivendo separati e lontani le loro esistenze, neanche si erano accorti di quanto avessero memoria della loro esperienza in guerra. C’è bisogno di un nuovo lutto, di un nuovo conflitto così simile a quello vissuto da loro in prima persona per far riaffiorare il dramma provocato dall’incapacità di comprendere. Accusato di bigotto antimilitarismo, Linklater approfitta del romanzo di Darryl Ponicsan (che fondamentalmente ha scritto un falso sequel de “L’ultima corvè”) per gettare, a mente fredda, uno sguardo pieno di partecipazione emotiva e compassione verso coloro che hanno creduto alla “guerra giusta”, ai tempi del Vietnam come dell’invasione irachena. La sua è satira grottesca, trasfigurata attraverso il registro brillante affidato agli eccezionali e acutissimi scambi di battute tra i tre protagonisti in viaggio.
Ma non c’è né condanna né partigianeria nel sostenere che è stupido parlare di morte eroica o al servizio del proprio Paese. C’è solo pragmatismo e disillusione, invece, allorché, al termine del percorso fino al momento di seppellire la bara del giovane caduto, i tre mettono da parte la rabbia e la delusione per le bugie ascoltate e ripescano dal passato non solo le colpe e i ricordi più indicibili, ma anche quelle divise che erano rimaste chiuse da qualche parte. Perché forse non si morirà per il proprio popolo o per il futuro di libertà dei propri figli, è vero. Ma quando si è a tu per tu con il nemico, quando si condivide una tragedia come la guerra, il compagno diventa parte di te stesso, e allora è per lui che muori, è lui che cerchi di proteggere. E questa verità di mutuo soccorso era vera in Vietnam come in Iraq. E lo sperimentano i tre dopo tutti questi anni, ognuno a loro modo, ognuno facendo i conti con il cammino che ha deciso di intraprendere una volta tornato a casa.
È su questo straziante ragionamento che il film di Linklater, che parte come una ordinaria dramedy post-bellica, prende quota e si innalza ai livelli dei più grandi lungometraggi del regista. Ancora una volta, senza scene madri e con un completo controllo della macchina da presa e della scena, il cineasta ci regala momenti di poesia quotidiana: la politica, la religione, la vita stessa irrompono nei dialoghi fra Doc, Sal e Richard, ma Linklater si conferma ancora una volta lo scrittore attento a restituire la naturalezza degli eventi. Restiamo sopraffatti dalla sua capacità di adattare ogni registro a questa esigenza fondamentale: erano naturali tanto gli studenti della comune di “Tutti vogliono qualcosa“, quando i reduci di “Last Flag Flying”.
Montato come sempre dalla fedele Sandra Adair e accompagnato da un tappeto musicale coinvolgente ed emozionante ideato da Graham Reynolds, Linklater è ancora una volta un maestro di cinema al servizio dell’essere umano. Le sue carrellate tipiche ci sono sempre, le panoramiche e tutto il bagaglio tecnico cui ci ha abituato in passato. Ma, ancora una volta, la sua macchina da presa è rispettosa dei dubbi e dei drammi dell’uomo. Per questo “Last Flag Flying” non è né dramma bellico, né commedia nostalgica. È, semplicemente e ancora una volta, un capitolo dell’eterna sfida che tutti noi ingaggiamo contro il tempo, cercando sempre di fermarne lo scorrrere per poter catturare l’attimo perfetto da vivere ora e per sempre. Ma, finché non si troverà il modo per riuscirvi, quello che possiamo fare è ciò che vivono nella loro avventura i tre protagonisti: ricordare il passato, affrontare il presente, costruire il futuro.

29/10/2017

Cast e credits

Durata
124'
Produzione
Amazon Studios, Big Indie Pictures, Cinetic Media, Detour Filmproduction
Sceneggiatura
Richard Linklater, Darryl Ponicsan
Fotografia
Shane F. Kelly
Scenografie
Bruce Curtis
Montaggio
Sandra Adair
Musiche
Graham Reynolds
Costumi
Kari Perkins

Trama

Trent'anni dopo aver servito insieme in Vietnam, l'ex medico della marina Larry "Doc" Shepherd incontra di nuovo i suoi compagni, l'ex Marine Sal Nealon e il Reverendo Richard Mueller, per dare degna sepoltura al figlio di Doc, un giovane marine rimasto ucciso nella guerra in Iraq. Con l'aiuto dei suoi vecchi amici, Doc intraprende un viaggio verso la East Coast per riportare il figlio a casa. Nel tragitto, i tre ricordano il loro passato componendo un mosaico di memorie comuni e riflessioni sul passare del tempo.
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