Ondacinema

recensione di Diego Testa
6.0/10

Un altro esempio di microcosmi legati dal tribalismo firmato Francesco Lettieri, dalla forza della comunità fino all’appartenenza a un insieme condiviso di segni e valori: dopo "Ultras", confezione di sguardi misti trafugati a certo cinema e ricondotti sempre alla lente drammatica, "Lovely Boy" guarda agli scenari della produzione musicale della trap underground. Ma come per il film d’esordio intorno al mondo sportivo calcistico, anche qui il racconto del fenomeno sociale è alle spalle del focus prioritario di un racconto di crescita e di ricostruzione del soggetto rispetto al presente scandito dalle mutazioni che travolgono il microcosmo.
Nic è il cuore della XXG, un duo romano che scrive trap, notato da un piccolo produttore che sogna di spostarli sui grandi palchi. Nic è anche tossicodipendente, indissolubile versione coatta di sé che viene raccontata attraverso stacchi ellittici tra la vita a Roma come trapper e quella nella comunità di recupero sulle Dolomiti.

Il presente di Nic è scandito dai suoni ridondanti della trap [1], le strofe da lui scritte strabiliano i produttori che guardano al duo come il prossimo fenomeno anche e soprattutto social-digitale, per quanto i sogni della XXG siano ancora fortemente legati anche al panorama televisivo. Questa voluta dissonanza cognitiva legata a un fenomeno musicale particolarmente affine alle generazioni Z e Alpha, nate col web già nella sua massima declinazione mediale, è particolarmente cara alle riflessioni di Lettieri nell’accostare suoni e segni di generazioni passate (le gemelle Kessler, la musica dei Queen e di Vasco Rossi, la televisione) a quelle del presente. Queste ultime si domandano se ancora le views abbiano un peso nella carriera di un artista.

Proprio come il film precedente, anche "Lovely Boy" è un tracciamento dei legami generazionali, interdipendenti e slegati allo stesso tempo, come dimostra la difficoltà di Nic ad adattarsi a una comunità di adulti con cui non riesce a discutere. Questo fenomeno è in realtà un segno evidente di svuotamento di priorità del protagonista nato dalla sceneggiatura di Beppe Fiore (per l’audiovisivo ha lavorato a "The Young Pope" e "Non uccidere"): senza alcuna morale o commento etico, l’abuso che Nic fa della droga lo rende disinteressato, privato della capacità di interagire con la passione musicale o gli affetti.
La stessa vuotezza che, spiega Nic, fa da contenuto ai testi delle sue strofe. "Non vuol dire niente, è una provocazione", commenta sicuro il ragazzo quando gli chiedono il significato di quelle rime mordaci. Lettieri sottolinea il legame, dunque, tra la provocazione del messaggio e i racconti (i blablabla) di Nic, amaramente autobiografici e segnati da una inscrizione nel reale (come reale e cangiante è il segno del nickname sul suo volto), per questo non vuoti come vorrebbe far credere il ragazzo.

Realistica e descrittiva è la portata del film di Lettieri ma non asseconda unicamente il moto del reale (solitamente legato alla dimensione drammatica e interessato maggiormente al legame tra protagonisti e contesti), piuttosto predilige l’asciuttezza di scrittura accompagnata alla pienezza delle possibilità estetiche in fase di regia: dialoghi secchi e imbevuti di lessico giovanile sono rappresentati attraverso il dramma smorzato da pugnalanti momenti ironici (il cane, i busti parlanti), e dalla riesumazione di punti di vista che competono ad altri universi mediali (il formato verticale dello smartphone, il videoclip, il POV del cane tipico dei video YouTube), e infine la cinematografia di Gianluca Palma corrobora il film tanto di soggettività quanto di oggettività.

Lettieri fa il possibile per misurare l’osservazione intorno all’atarassia di Nic, ricordando molto all’approccio di vicinanza adottato per "Sound of Metal", (dichiarativo il primo videoclip che si trasforma nella sensazione del suo hangover attraverso l’obiettivo che si stringe attorno al protagonista), non rinunciando dunque a squilibrare il film per renderlo fluido e vario, imprevedibile nella suo didascalismo (in particolare la vista di icone di demoni cristiani durante un’orgia). La prima ellissi del film tra i due periodi temporali è difatti segnata da uno stacco sul dettaglio dell’occhio di Nic nel cui interno è riflesso il mondo circostante.

Se dunque il mondo di "Lovely Boy" è quello del vissuto del protagonista, a Lettieri non rimane altro che indagare le due esperienze antitetiche, libertina quella del trapper e isolata quella del tossicodipendente, filtrate entrambe attraverso una serie di espedienti che però non riescono a liberare il racconto da una forte ridondanza, tornando spesso, anche se in maniera obliqua, sugli stessi temi.


[1] Le musiche originali sono composte da Paco Martinelli.


12/10/2021

Cast e credits

cast:
Rosella Tancredi, Valerio Desirò, Davide Valle, Gennaro Basile, Federica Rosellini, Martino Perdisa, Pierluigi Pasino, Riccardo De Filippis, Enrico Borello, Ludovica Martino, Andrea Carpenzano


regia:
Francesco Lettieri


titolo originale:
Lovely Boy


distribuzione:
Vision Distribution


durata:
108'


produzione:
Indigo Film, Vision Distribution


sceneggiatura:
Francesco Lettieri, Peppe Fiore


fotografia:
Gianluca Palma


scenografie:
Marcella Mosca


montaggio:
Mauro Rodella


costumi:
Antonella Mignonna


musiche:
Paco Martinelli


Trama
Nic è un astro nascente del panorama trap undergorund romano avvinto dalla tossicodipendenza.
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