Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza

Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza


Roy Andersson

Commedia, Drammatico | Francia, Germania, Norvegia, Svezia
(2014)

Che il nuovo lungometraggio dello svedese Roy Andersson fosse un lavoro fuori dagli schemi alla vigilia della 71° Mostra veneziana lo si intuiva sin dal titolo. A proiezione ultimata poi, la sensazione non solo si consolida ma si amplifica ulteriormente. Il ramo del piccione in questione si sposta di volta in volta su 39 ambienti diversi che compongono le altrettante riprese fisse utilizzate dal regista per comporre l’intera opera. Una visione statica e d’impasse per scrutare in modo impietoso le azioni di un gruppo di uomini in un imprecisato villaggio nordeuropeo.

Tutto comincia con una sequela di didascalie che, con meri fini ludici, preannunciano allo spettatore tre bizzarri lutti. Un uomo muore d’infarto mentre tenta di stappare una bottiglia di vino ma la moglie è concentrata a canticchiare il leitmotiv extradiegetico del film nella stanza accanto e non si accorge di nulla; tre avidi fratelli sono al capezzale della madre morente, la quale è decisa a portarsi in paradiso la sua borsa contenente denaro e gioielli preziosi; un cadavere giace in un ristorante ma il terribile dilemma che ne scaturisce è chi si sazierà gratis del suo pasto pagato e non consumato.

L’iter prosegue così, in un’atmosfera spoglia, dilatata dai sporadici dialoghi che inframmezzano i lunghi piani sequenza, tra uomini esistenzialmente nulli e pesantemente incerati sul viso, forse sono già morti senza saperlo. Giocando sulla demenzialità del grottesco e sulla marginalità del quotidiano, Andersson si sofferma su una strana coppia di rappresentanti che tentano in modo del tutto vano di vendere gadget bislacchi per feste e divertimenti. Intorno a loro altre situazioni paradossali si insinuano sottopelle, con soggetti che sembrano provenire dagli sketch dei Monty Python e dialoghi che paiono estrapolati da una rappresentazione teatrale di Harold Pinter.

Quella di Andersson, oltre a comporre il terzo capitolo della trilogia sull’esistenza costituita anche dai suoi ultimi due lungometraggi (“Canzoni del secondo piano” che si è aggiudicato il Premio della Giuria al 53° Festival di Cannes e “You, The Living” presentato sei anni fa sempre alla rassegna francese, alla sezione Un Certain Regard) rappresenta sicuramente una sfida nei confronti dello spettatore, chiamato a “resistere” lungo i cento minuti di pellicola, dal tedioso, reiterato e ingombrante fardello della quotidianità, chiamato altresì a sopportare l’abulia degli esseri umani catturati dai quadri della macchina da presa, zombie che in tempo di crisi globale vagabondano senza meta (la sceneggiatura neanche a dirlo è inesistente) sullo sfondo di un clima plumbeo sia che i piani siano in esterna, o di scarni e fatiscenti arredi sia che i piani siano in interni. Lobotomizzati da un’alienazione comunicativa che inibisce qualsivoglia sentimento di allegrezza e dinamicità, smarriti nel tempo e nello spazio (epifanica la sequenza di Re Carlo XII che fa il suo ingresso in un pub odierno). Viene il dubbio che l’evoluzione dell’homo sapiens abbia raggiunto il suo acme e che tutto quello che accadrà d’ora in avanti sia un lento e inesorabile ritorno al regresso umano (la guerra, la tratta degli schiavi, il potere classista, la scimmia). La crisi economica, ennesimo, inevitabile ingrediente gettato da Andersson nel calderone dell’assurdo, viene sì trattata a livello superficiale ma viene allegoricamente rappresentata dall’irriverente sequenza del baratto bacio-grappa all’interno del pub.

Se l’apologo sulla società in decadimento e prossima all’apocalisse è resa in forma idonea e originale, a destare qualche dubbio è allora il contenuto dei singoli episodi, troppo decentrati l’uno dall’altro e non capaci di creare un amalgama tale da rafforzare il concetto espresso dal regista. Anche il ritmo esageratamente dilatato (anche se voluto) non può non minare l’accondiscendenza di una larga fetta di pubblico e anestetizzarne un’altra dal torpore generato dai lunghi silenzi della messa in scena.

Al netto dei non pochi buchi da rattoppare, “A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence” rimane comunque un’opera valida e originale, sicuramente fuori dagli standard della Mostra e del cinema odierno in genere, premiato dalla giuria veneziana con un coraggioso (e probabilmente esagerato) Leone d’Oro.

26/08/2014

Cast e credits

Titolo Originale
En Duva Satt På En Gren Och Funderade På Tillvaron
Distribuzione
Lucky Red
Durata
101'
Produzione
4½, Essential Filmproduktion, Roy Andersson Filmproduktion, Société Parisienne de Production
Sceneggiatura
Roy Andersson
Fotografia
István Borbás, Gergely Pálos
Montaggio
Alexandra Strauss

Trama

In un non precisato paesaggio occidentale due venditori ambulanti di articoli di scarso valore, ci accompagnano in un vagabondare caleidoscopico attraverso i destini umani. Un viaggio che ci mostra la bellezza dei momenti singoli, la banalità di altri, l'umorismo e la tragedia che c'è in ciascuno di noi, la grandezza della vita così come la sua fragilità.
Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi