Ondacinema

recensione di Giuseppe Gangi
7.5/10

Potrebbe essere l'inizio di una nuova tendenza e un interessante esercizio di relativismo. Dopo un biopic che ritrae un'icona mondiale, un secondo che racconta la storia dal punto di vista della sua compagna o compagno di vita. Così, dopo il postmodernariato ultrapop dell'"Elvis" di Baz Luhrmann, presentato al Festival di Cannes lo scorso anno, è in concorso all'80ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia "Priscilla" di Sofia Coppola. Basato sul memoir "Elvis and Me" pubblicato nel 1985, il film racconta principalmente della lunga relazione di Priscilla Beaulieu con "The Pelvis", dal loro primo incontro nel 1959 alla loro separazione nel 1972/73.

Nell'incipit una breve steadyshot rivela il volto fresco e acerbo di una Priscilla all'epoca quattordicenne che sgrana gli occhi quando sente il nome di Elvis Presley e capisce di essere appena stata invitata a una sua festa. Sofia Coppola si serve dell'illuminazione soffusa e dei precisi tagli di luce di Philippe Le Sourd per far emergere i corpi dei protagonisti dagli ambienti perfettamente ricostruiti, senza rimarcare le palesi differenze tra i due. L'adolescente, interpretata dalla bravissima Cailee Spaeny, appare minuscola accanto al gigantesco Elvis che aveva dieci anni di più e, interpretato da Jacob Elordi, alto quasi due metri, mostra una stazza persino superiore rispetto alla realtà: questa diversa misura si riverbera in un rapporto assai sbilanciato ma su cui, almeno all'inizio, si sospende il giudizio. Com'è d'uso oggi, è definibile come cringe, mette cioè in imbarazzo chi guarda. La madre pone ad alta voce la stessa domanda che si pone il pubblico contemporaneo: cosa può volere Elvis Presley, per cui migliaia di donne avrebbero fatto carte false, dalla giovane Priscilla? Viene invitata alle feste, ogni volta presa e riaccompagnata a casa, non viene mai forzata ed Elvis in cambio chiede solo di essere ascoltato circa le sue paturnie e la sua nostalgia di Memphis, di essere consolato per un lutto - quello della madre - mai superato. 

Nel percorso cinematografico di Sofia Coppola il personaggio di Priscilla è figlio di Marie Antoinette: attraverso questi destini di regine di favole capovolte, la regista rilegge la storia dalla prospettiva minore, l'odiata "austriaca" decapitata durante la dittatura del Terrore e la "live-in Lolita" compagna del re del rock and roll. E se negli anni Sessanta il racconto di un'adolescente scelta, amata e sposata da Elvis poteva ancora conservare un suo romanticismo, oggi si porta dietro uno spesso e oscuro alone e una vischiosa inquietudine che la regista non nasconde in scene in cui la fissità della macchina da presa rende tesi e disagevoli i primi avvicinamenti tra i due protagonisti. 
All'inizio di "Marie Antoinette" la protagonista, promessa sposa di Louis Auguste, entra in una tenda da principessa asburgica e vi esce da delfina di Francia. Secondo questo rituale viene spogliata di ogni elemento austriaco e rivestita con abiti e accessori francesi: simbolicamente è un repentino cambio di identità che provoca in lei una scissione interiore, evidente quando subirà un'esistenza condizionata dalla rigida etichetta di corte. Allo stesso modo, il coming of age di Priscilla comprende la sua manipolazione: cambia colore di capelli, acconciatura, Elvis le fa concludere gli studi ma le proibisce di lavorare, seleziona gli abiti e le tinte che meglio la valorizzano non avendo alcuna considerazione per il gusto personale della ragazza. 
Se Marie Antoinette è prigioniera del proprio ruolo e cerca spiragli in cui respirare dentro Versailles, Priscilla si consegna volontariamente, accecata dal primo amore e inebriata da un'esistenza che lei vive mentre tutte le altre coetanee sognano. Quando Priscilla viene invitata a Graceland lo sfarzo, le dimensioni, i colori eccessivi di quel castello moderno, centro del frivolo regno di Presley, la catturano tanto da non voler fare ritorno dai suoi genitori. Il ruolo iniziale che Priscilla assume, però, non è quello di amante né subito di moglie (si sposeranno solo nel 1967), bensì di vestale, la sacerdotessa vergine del tempio che mantiene acceso il focolare attendendo con pazienza e riservatezza il ritorno del re. 

Come scriveva Matteo Pernini a proposito di "On the Rocks", quello della Coppola si sostanzia quale cinéma d'ameublement in cui i corpi vestiti dei protagonisti, gli accessori, gli oggetti d'arredo e la palette cromatica riflettono stati d'animo che non vengono altrimenti verbalizzati. Per Sofia Coppola è una questione di prospettiva e di sguardo, quello per cui le cose e le persone hanno il medesimo valore contribuendo alla generazione di senso. La macchina da presa della Coppola ricorre raramente agli ormai onnipresenti effetti di blurring che sfocano ciò che non è in primo piano: la messa in scena lavora su piani ravvicinati e campi lunghi in modo da sottolineare l'interazione dei personaggi con gli spazi domestici, in particolare per esprimere la progressiva solitudine della protagonista chiusa dentro stanze vuote, incorniciata da finestre da cui guarda il mondo esterno. Le scene chiave si succedono quasi senza enfasi ed è notevole per profondità simbolica e psicologica quella in cui Priscilla, dopo essere rientrata in casa, annuncia al marito di essere incinta; Elvis si volta subito verso gli amici della "Memphis Mafia" e urla la lieta novella a tutti, sotto gli occhi attoniti della moglie. Coppola passa dall'intimità coniugale alla condivisione totale in due inquadrature, dimostrando come quel processo di essiccazione stilistica e dilatazione narrativa che inizia in "Somewhere" e si radicalizza in "Bling Ring" trovi in "Priscilla" una felice sintesi.   

Sofia Coppola predilige dunque un understatement speculare rispetto al sopracitato Baz Luhrmann: tanto rutilante ed eccitato era "Elvis", quanto cupo e pacato è "Priscilla". "Elvis" racconta il re del rock 'n' roll dalla prospettiva del subdolo colonnello Parker che prima contribuisce alla creazione di un supereroe larger than life e poi sfrutta quell'animale da palcoscenico fino al suo esaurimento, metonimia dei processi perversi che sottostanno allo showbusiness. "Priscilla" è  invece un film intimista girato prevalentemente in interni dove la voce di Elvis Presley risuona solo attraverso i giradischi e in cui la musica extradiegetica non gli appartiene. Uno dei leggendari spettacoli di Las Vegas è risolto con un piano fisso in cui Elvis è solo una sagoma in controluce deprivato dell'usuale grandeur: non è qui l'artista vittima di sé stesso e dei meccanismi della società dello spettacolo (benché il precoce abuso di pillole sia ben presente), vi è soprattutto il lato umano che rivela i caratteri di un narcisista manipolatore. Della storia d'amore tra Priscilla ed Elvis non viene messa in discussione la natura del sentimento o la sua verità ma i meccanismi e i rapporti di forza che ne hanno regolato il rapporto. 
In ottica femminista, la parabola della protagonista rappresenta la condizione universale della donna spossessata e oppressa dalla società patriarcale, che deve subire decisioni altrui e continuamente riadattarsi per aderire a ruoli e modelli stabiliti da terzi. Impossibilitata ad accedere al suo vero sé, Priscilla impara gradualmente ad autodeterminarsi uscendo dall'ombra del marito, scappando da Graceland che, coi suoi colori da carta da zucchero, le avevano concesso solo lo spazio in cui coltivare la propria solitudine. Per questo Sofia Coppola risolve l'eventuale inerzia della cronaca biografica non appena la lenta edificazione identitaria di Priscilla termina. Nel momento in cui l'io della protagonista individua le fondamenta da cui ripartire, inizia il suo viaggio nel mondo. E sul finale Dolly Parton può cantare "I Will Always Love You"...   


08/09/2023

Cast e credits

cast:
Cailee Spaeny, Jacob Elordi, Dagmara Domińczyk, Ari Cohen, Tim Post, Jorja Cadence


regia:
Sofia Coppola


titolo originale:
Priscilla


distribuzione:
Vision Distribution


durata:
113'


produzione:
American Zoetrope, The Apartment Pictures


sceneggiatura:
Sofia Coppola


fotografia:
Philippe Le Sourd


scenografie:
Tamara Deverell


montaggio:
Sarah Flack


costumi:
Stacey Battat


musiche:
Phoenix


Trama
Quando l’adolescente Priscilla Beaulieu (Cailee Spaeny) incontra a una festa Elvis Presley (Jacob Elordi), l’uomo, che è già una superstar del rock’n’roll, nel privato le si rivela come qualcuno di completamente diverso: un amore travolgente, un alleato nella solitudine e un amico vulnerabile. Attraverso gli occhi di Priscilla, Sofia Coppola ci racconta il lato nascosto di un grande mito americano, nel lungo corteggiamento e nel matrimonio turbolento con Elvis. Una storia iniziata in una base dell’esercito tedesco e proseguita nella sua tenuta da sogno a Graceland. Una storia fatta di amore, sogni e fama.