La regola del silenzio

La regola del silenzio


Robert Redford

Thriller Politico | Usa
(2012)

Cinque anni dopo “Leoni per agnelli” sullo sfondo della guerra in Afghanistan post 11 settembre e a soli due anni dall’appello democratico di impronta storica di “The Conspirator“, Robert Redford torna alla regia con il solito impegno civile e politico nel thriller di spionaggio “The Company You Keep”, tratto dall’omonimo romanzo di Neil Gordon del 2003 e presentato fuori concorso alla 69 Mostra del Cinema di Venezia. A destare l’interesse del navigato regista californiano per questo nuovo progetto è un movimento di protesta che nacque contro la guerra in Vietnam verso la fine degli anni sessanta, il Weather Underground, cinica e violenta frangia della sinistra radicale. Proprio Redford veste i panni di Jim Grant, ex weathermen (così venivano chiamati i membri dell’organizzazione in onore a un verso rivoluzionario scritto da Bob Dylan) divenuto trent’anni dopo un avvocato di successo e un padre dolce e premuroso. Nessuno mai sospetterebbe dell’identità di Grant, nessuno eccetto il giovane e intraprendente reporter Ben Shepard, interpretato da un occhialuto Shia LaBeouf.

Tradotto in Italia con l’inesaustivo e ambiguo titolo “La regola del silenzio”, la nuova presa di posizione del sempreverde Redford risponde ai canoni dell’amicizia e della fiducia più autentica, più in generale sullo spirito dei valori, sull’autenticità e la schiettezza della propria coscienza. Ma il ricambio generazionale così negli Stati Uniti come in qualsiasi altro paese Occidentale ha subito una piccola deformazione sociale e culturale. Così la pellicola può essere letta da una parte come il documento storico di un movimento rivoluzionario aggressivo che il più delle volte ha portato più rimorsi che benefici anche a causa della sua propensione alla violenza, ma parallelamente è soprattutto un propagandistico inno alla voglia di ribellione contro il sistema, una triste e disillusa parentesi di un’epoca in cui il conflitto rispondeva a dei determinati valori e l’opposizione rappresentava l’unica fede in cui credere. Ma I tempi non sono più quelli della contestazione sessantottina e Redford non rinuncia alle frecciatine sull’odierna, abulica società, in particolare ai due più grandi social network della rete: il reporter Shepard dall’alto del suo acume e della sua intelligenza non usa Twitter e un ex affiliato e amico di Grant, ora docente universitario, dichiara nel corso del film: “Mi piace il mio lavoro, soprattutto quando insegno ai ragazzi le rivolte studentesche”. “E loro?” gli domanda Grant/Redford, “Niente, vanno a casa e aggiornano il loro profilo facebook”. Non si intravedono molti spiragli di luce tra i pensieri di Redford, d’altronde “Il dissenso può essere rischioso”, lo dichiara il suo stesso personaggio nelle battute finali del film. Eppure un ruolo come quello ricoperto da LaBeouf non può far altro che infondere speranza e buon esempio in una gioventù stordita ma non del tutto paralizzata.

E poi l’identità negata, il nascondersi continuamente, il destino infernale di un fuggitivo. Lo stesso regista ha sottolineato questi fondamentali aspetti del progetto: “Non solo potevamo osservare questa realtà, ma anche approfondire e osservare il modo in cui queste persone vivono trent’anni dopo, nascoste e con una falsa identità […] Jim Grant ha una figlia e una bella vita, ma il dolore di un tempo lo ossessionerà per sempre. Come fanno queste persone ad andare avanti? Loro cambiano o rimangono gli stessi? Per me era questa la storia interessante da raccontare. Non parlavo tanto del movimento contro la guerra, perché quello appartiene alla storia”.

Il patriottismo e l’amore di Redford per la sua nazione riempie i fotogrammi della pellicola come era facile auspicare. Indebolito da un ritmo piuttosto lento ma sorretto da un cast corale importante e indubbiamente esperto (tra gli altri Julie Christie, Sam Elliott, Nick Nolte e Susan Sarandon), “La regola del silenzio” si rifà a uno script non originalissimo, a dire il vero piuttosto prevedibile, ma efficace e “classico” che rimanda ai capisaldi del filone thriller cospirativo come “I tre giorni del condor” o “Tutti gli uomini del presidente”, interpretati entrambi dallo stesso Redford. In memoria dei vecchi tempi.

17/12/2012

Cast e credits

Titolo Originale
The Company You Keep
Distribuzione
01 Distribution
Durata
125'
Produzione
Brightlight Pictures, Kingsgate Films, TCYK North Production, Voltage Pictures, Wildwood Enterprises
Sceneggiatura
Lern Dobbs
Fotografia
Adriano Goldman
Scenografie
Laurence Bennett
Montaggio
Mark Day
Musiche
Cliff Martinez
Costumi
Karen L. Matthews

Trama

La vita dell'avvocato di successo Jim Grant subisce una brusca trasformazione quando il giovane reporter Ben Shepard svela pubblicamente la sua vera identità di ex pacifista radicale accusato di omicidio
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