I toni dell’amore – Love Is Strange

I toni dell’amore – Love Is Strange


Ira Sachs

Drammatico | Usa
(2014)

Ira Sachs, una delle voci più stimate dell’attuale cinema queer statunitense, dopo essersi fatto notare con film indipendenti lanciati al Sundance, realizza “Love Is Strange” (titolo che in Italia si accompagna a “I toni dell’amore”, con riferimento alla professione musicale di uno dei protagonisti) il suo film al tempo stesso più “mainstream” e più politico. Lo strano amore di cui si parla è quello fra Ben e George (gli ottimi John Lithgow e Alfred Molina), due “Englishmen in New York”, per dirla come (alla) Sting, che dopo quasi quarant’anni di convivenza decidono di approfittare della tanto sospirata legge sui matrimoni gay per celebrare la loro lunga unione. Le ripercussioni però non tardano ad arrivare: George è un insegnante di musica che lavora in una scuola privata cattolica e dato che ai vertici il suo matrimonio non viene gradito con effetto immediato l’uomo perde il lavoro. Tra George disoccupato e Ben pensionato, diventa impossibile per i due mantenere l’appartamento che è stato per anni la loro casa e che dopo tanti sacrifici erano finalmente riusciti ad acquistare. Si vedono quindi costretti a chiedere ospitalità alla loro (apparentemente nutrita) cerchia di amici, ma c’è un problema: nella tentacolare Grande Mela trovare appartamenti che prevedano di ospitare non è semplice, specie due persone. La soluzione che si offre è piuttosto scomoda: Ben andrà a stare dal nipote regista Elliot (Darren Burrows), mentre George si trasferirà al piano di sotto, in casa di una coppia di poliziotti gay (Cheyenne Jackson e Manny Perez). Sfortunatamente l’opzione proposta da un’altra nipote di trasferirsi in campagna non viene neanche presa in considerazione per salvaguardare anni di abitudini e quindi un po’ come succedeva in “Cupo Tramonto” di Leo McCarey o più recentemente in “Buon Natale, Buon Anno” di Comencini, la coppia è costretta a vivere separatamente e accontentarsi di vedersi negli scampoli di tempo. Dopo una vita trascorsa insieme la cosa, si può immaginare, non sarà per niente facile. Dopo diverso tempo il problema si risolve con l’arrivo di una nuova sistemazione, ma potrebbe essere troppo tardi. Costringere due persone che si sono amate e hanno convissuto per così tanti anni ad allontanarsi, anche se per necessità, vuol dire fare loro del male!

Sachs, intellettuale ebraico dichiaratamente gay, originario del Tennessee ma newyorkese d’adozione, con questo film si permette di suggerire qualche dubbio sul concetto tanto caro alla comunità omosessuale di famiglia allargata, visto che di Ben e George si prendono cura persone sicuramente garbate che però sembrano ignorare quelli che sono i bisogni primari della non più giovane coppia. Ben fa fatica a inserirsi nel nuovo ambiente familiare, nonostante la moglie del nipote (Marisa Tomei, bravissima come sempre) lo incoraggi a riprendere a dipingere; oltre tutto si ritrova a dividere la stanza con un adolescente (Charlie Taham) non proprio entusiasta del nuovo coinquilino (anche se alla fine si rivelerà più affezionato del previsto). George in compenso si trova poco a suo agio nel menage dei due simpatici ospiti, i quali quando non sono impegnati a guardarsi “Il trono di spade”, aprono la casa a decine di amici costringendolo ad aspettare la fine della festa per avere la disponibilità del divano letto.

Ma soprattutto il regista dice la sua sulla Chiesa cattolica, vista come un’istituzione quanto mai ipocrita e omofoba (e questo nonostante, o forse proprio per, l’alta percentuale di omosessuali in incognito appartenenti al clero), ed evidentemente non si lascia convincere dalle dichiarazioni di presunte aperture che vengono dal Vaticano. Il personaggio di George, cattolico convinto nonostante le sofferenze che la chiesa infligge a lui e al suo partner, a scuola non ha mai nascosto il suo orientamento sessuale non solo alle autorità dell’istituto, ma neanche ai suoi studenti e alle loro famiglie, tutti perfettamente al corrente della sua relazione con Ben. Nel momento più forte del film questi argomenti diventano il testo di una lettera inviata da George ai suoi ex allievi trasformando così un’opera che brilla per i suoi toni pacati e per uno sviluppo drammatico sotto le righe (vedasi anche il ricorso all’ellissi) in un inatteso “j’ai accuse”, fortissimo anche se non gridato, contro coloro che vogliono punire persone ree soltanto di avere goduto di un diritto conquistato con fatica e dopo anni di lotte.

Nel nostro paese, dove non solo i matrimoni gay ma addirittura l’estensione di diritti a coppie di fatto sono un terreno di acceso scontro, rendendo quindi l’Italia un paese retrivo non solo rispetto agli States ma anche alla stragrande maggioranza della CE, l’uscita (non proprio capillare) di “Love Is Strange” potrebbe essere vista da taluni come controversa e sul web c’è già chi ha colto l’occasione per polemizzare, considerando il film sostenitore di diritti potenzialmente lesivi nei confronti della famiglia tradizionale. Naturalmente estendere un diritto a qualcuno non presuppone toglierlo ad altri, anzi il contrario, ma sappiamo come certe polemiche possano essere strumentalizzate a regola d’arte. Speriamo perciò che Sachs e il suo piccolo e delicato film riescano se non altro a far capire che le famiglie possono anche essere apparentemente diverse da quelle cui siamo abituati a pensare in primo luogo e che a dispetto del titolo e di quanto credano certe persone (e certe istituzioni), nell’amore fra Ben e George di strano c’è veramente poco.

23/11/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Love Is Strange
Distribuzione
Koch Media
Durata
94'
Produzione
Lars Knudsen
Sceneggiatura
Ira Sachs, Mauricio Zacharias
Fotografia
Christos Voudouris
Scenografie
Amy Williams
Montaggio
Affonso Gonçalves, Michael Taylor
Costumi
Arjun Bhasin

Trama

Dopo quasi quarant'anni di convivenza, Ben e George decidono di sposarsi. In conseguenza di ciò George, insegnante in una scuola cattolica, viene licenziato e i due uomini sono costretti a vendere casa e ad andare a vivere separatamente a casa rispettivamente di parenti e amici. La situazione si rivelerà molto pesante
Noi, un po’ meglio
Noi, un po’ meglio

Nel raccontare la genitorialità dei nostri tempi alle prese con nuove filosofie di famiglia e con le possibilità fornite dalla ricerca medica Luchetti non perde mai il contatto con il cuore dei personaggi, facendo di questi il barometro di una grande storia d’amore con gli eccellenti Elio Germano, Maria Chiara Giannetta e Anna Bonaiuto

Wildwood – I segreti del bosco proibito
Wildwood – I segreti del bosco proibito

Il ritorno di Laika dopo sette anni non poteva essere più ambizioso: "Wildwood" di Travis Knight è una maestosa cavalcata attraverso l'immaginario coming of age fantasy contemporaneo, titanica dimostrazione delle capacità della stop motion e dichiarazione d'amore all'animazione tutta

Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale