Ondacinema

recensione di Luca Sottimano
6.5/10

Con "Un autre monde", presentato in Concorso alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia, Stéphane Brizé, conclude, dopo "La legge del mercato" e "In guerra", la sua "trilogia del lavoro": un racconto che ne ripropone tutta la poetica, rimarcandone la forza ma anche evidenziandone i limiti. Philippe Lemesle (Vincent Lindon) è il dirigente di una grande multinazionale, in un momento di grande difficoltà su tutti i fronti: si sta separando dalla moglie, che lo accusa di aver anteposto la vita professionale a quella famigliare, il figlio ha problemi comportamentali, sul lavoro deve fare i conti con le richieste dei superiori, che gli chiedono un taglio consistente del personale. Egli dunque si ritrova a dover scegliere tra la carriera e la difesa dei diritti di altri lavoratori.

La tragedia umana rappresentata da Brizé raggiunge qui toni di inesorabile gravità, in un’atmosfera lugubre persistente, delineando la parabola di un personaggio, che se all’apparenza è agli antipodi di quello interpretato dallo stesso Lindon ne "La legge del mercato" (un cinquantenne trovatosi disoccupato dopo il fallimento dell'impresa in cui lavorava), nella sostanza gli è assai vicino, in quanto figura schiacciata dalle logiche ferree del mercato, in cui conta solo il profitto e i dipendenti non sono nient’altro che un numero. Per Philippe, la vita famigliare e la carriera professionale sono forze contrapposte e inconciliabili, che entrano in un inevitabile conflitto. All’inizio, per lui non esiste nient’altro che il suo lavoro: anche quando è a casa continua a revisionare i documenti e perfino quando gioca a pallone col figlio non si toglie il completo. Tanto quanto si mostra propositivo nella dimensione lavorativa, tanto risulta incapace di agire nei confronti della moglie e del figlio: proprio fare un passo verso di loro lo porterà a una presa di coscienza della propria condizione e a una scelta radicale.

La centralità della figura umana e la sua precarietà è rispecchiata anche dal lavoro di regia. La macchina da presa rimane incollata al protagonista seguendolo continuamente e spesso avvicinandosi al suo volto. Nei dialoghi, rispetto alle opere precedenti, alla macchina a mano si preferiscono campi-controcampi, ma ritorna il ricorso a inquadrature a soggetto singolo in cui chi parla è di profilo, tutto il resto fuori fuoco e l’eventuale interlocutore di spalle. Nelle scene più concitate, inoltre, la macchina da presa si colloca in una posizione di sottecchi, sintomo di chi non vuole guardare dall’alto la realtà rappresentata bensì entrare dentro le sue dinamiche. Nei momenti di dolore, Brizé preferisce mantenere una distanza e schiacciare i personaggi dentro il quadro, evidenziando a esempio le mura dell’abitazione o l’abitacolo dell’automobile in cui sono inseriti. A fare da contraltare, i pochi momenti sereni in famiglia, in cui risaltano campi d’insieme e un lieve uso della macchina a mano che sancisce la (momentanea) sintonia tra di loro. Se avevamo definito l’approccio del regista come "austero, freddo e spietatamente distaccato", qui questi si apre a parentesi intime e liriche, che non scadono mai nel pietismo ma trasmettono con forza le sensazioni del protagonista.

"Un autre monde" è dunque la conferma di Brizé come esponente di spicco di un cinema profondamente civile, che ha i suoi maggiori rappresentanti in figure del calibro di Ken Loach e i fratelli Dardenne. Allo stesso tempo, alcuni dei "difetti" che già rilevavamo nelle opere precedenti qui risaltano ancora di più, indebolendo il risultato finale. Il programmatico incedere della narrazione, il ricorso a simbolismi immediati (le fotografie che ritraggono la famiglia unita su cui si apre il film e su cui si ritorna più volte, il soldatino-burattino mosso dai fili con cui gioca il figlio, rappresentazione della condizione del padre) certa ripetitività di alcune sequenze, la tendenza a esplicitare nei dialoghi tesi o temi ("tutto è precario nella vita" sentenza uno dei capi di Philippe verso la conclusione). L'operazione è dunque soffocata da questi aspetti, che la fanno sembrare un teorema costruito e didascalico.


11/09/2021

Cast e credits

cast:
Marie Drucker, Guillaume Draux, Anthony Bayon, Sandrine Kiberlain, Vincent Lindon


regia:
Stéphane Brizé


durata:
96'


produzione:
Nord-Ouest Films, France 3 Cinéma


sceneggiatura:
Stéphane Brizé, Olivier Gorce


fotografia:
Eric Dumont


montaggio:
Anne Klotz


musiche:
Camille Rocailleux


Trama
Philippe Lesmele, dirigente di una grossa azienda francese, assiste al progressivo collasso della sua vita famigliare, che ha messo da parte a favore del lavoro, e della sua carriera, messo con le spalle al muro dalle contraddittorie richieste dei suoi superiori.