Ondacinema

recensione di Luca Sottimano
7.5/10

the oak room

Seduti al bancone, sovente clienti particolarmente turbati fanno partecipe di fatti personali l’ignaro barista o un altro sconosciuto avventore, che suo malgrado non potrà che ascoltare. In "Breaking Bad" vi è un momento del genere al termine della seconda stagione, e il rimando in "The Oak Room"(presentato nella sezione "Le stanze di Rol" al 38° Torino Film Festival) sorge involontario quando appare come protagonista RJ Mitte, l’interprete di Walter White JR nella serie AMC. Qui è un giovane vagabondo che, durante una violenta tempesta di neve, arriva in un bar di una piccola città canadese in cui è nato. Il proprietario, seppur in procinto di abbassare le serrande, è costretto ad accoglierlo, riconoscendolo come il figlio di un amico da tempo lontano.

Ampie zone d’ombra dominano l’interno e i due presenti, rischiarati a malapena da luci artificiali di colori accesi. Emblema del loro carattere, che rimane oscuro e misterioso, complice anche l’inizio in medias res. I due hanno dei conti in sospeso dovuti a un pregresso a noi sconosciuto, che affiora a poco a poco. Il ragazzo si offre di saldare un vecchio debito raccontandogli una storia, dando il via a un loop di racconti che li accompagnerà fino al mattino. I livelli si moltiplicano, a una mise en abyme sempre più complessa (di cui i movimenti circolari della macchina da presa ne costituiscono la marca enunciativa) segue il procedimento inverso, in un andare avanti e indietro tra le varie cornici causa di perdita dell’orientamento dell’ascoltatore. Che viene spinto così a chiedere insistentemente di proseguire, di far luce sui punti in sospeso e sulle lacune da colmare, non ricevendo sovente risposta. I ruoli poi si invertono, poiché questi a sua volta diventa narratore: ognuno ha qualcosa da narrare e le proprie modalità e prerogative per farlo.

"The Oak Room" si pone dunque come una riflessione sulla natura della narrazione, un thriller che lavora scopertamente sull’essenza stessa del suo meccanismo intrinseco e del suo funzionamento. L’atmosfera e le dinamiche richiamano quelle di "The Hateful Eight", ma a venire in mente è soprattutto "Le iene", film sulla capacità affabulatoria e la garanzia di affidabilità del racconto. Nell’esordio di Tarantino, Mr. Orange s'inventa di sana pianta un aneddoto piccante per essere ammesso nella gang, ammaliando i suoi membri. Il motivo è ripreso più recentemente anche da "Parasite": al fine di essere accolti dai Park, per i Kim è fondamentale costruirsi un fittizio background e soprattutto fornirne versione coerente e univoca. Ma la meta testualità assume anche una dimensione prettamente cinematografica: il regista esplicita il suo ruolo di narratore extra-diegetico intervallando alcune veloci sequenze ambigue e focalizzando l’attenzione su piccoli dettagli che solo in una visione a posteriori assumono un senso. Dall’oscurità degli ambienti (come dello schermo di proiezione) è visibile solo quello che egli desidera, come una bottiglia di birra in primo piano mentre sullo sfondo si muovono figure non intellegibili. I comuni denominatori che si possono rintracciare tra i personaggi nei vari sub-plot, come un difficile rapporto col padre, non sono che depistaggi: a contare è solo il loro sentore di precarietà, di stasi temporanea. Lo spettatore è dunque nella posizione del barista ascoltatore: basta imbastire le premesse di una storia, per catturarne l’attenzione e iniettare il desiderio di scoprire come proseguono le vicende e arrivare al finale.

"The Oak Room" gioca con le loro aspettative rilanciando di continuo, ma il risultato è soddisfacente, perché le lunghe attese sono ripagate da un colpo di scena finale che spiazza entrambi, che realizzano troppo tardi di essere stati per tutto il tempo vittime della forza illusoria della mimesis. Nel bar, come nella sala cinematografica, nel buio emerge un pannello con scritto " exit", ma una volta entrati e avvinghiati da quello che si sente e si vede, si può uscire solo quando è il demiurgo a concederlo.


29/11/2020

Cast e credits

cast:
RJ Mitte, Coal Campbell, Nicholas Campbell, Peter Outerbridge


regia:
Cody Calahan


titolo originale:
The Oak Room


distribuzione:
Breakthrough Entertainment


durata:
89'


produzione:
Black Fawn Films, Breakthrough Entertainment


sceneggiatura:
Peter Genoway.


fotografia:
Jeff Maher


scenografie:
Justin Reu


montaggio:
Mike Gallant


costumi:
Lyndsay Reader


musiche:
Steph Copeland


Trama
Durate una violenta tempesta di neve, Paul, proprietario di un bar in una piccola città canadese, ha appena chiuso il suo locale quando Steve, un vagabondo carico di bagagli, chiede di entrare. Dopo l’iniziale tensione fra i due, Steve racconta al barista una storia come se ci fosse un vecchio debito tra loro. È la storia di un'altra notte nevosa, di un altro bar, il The Oak Room, e di un altro barista al quale, poco dopo l'orario di chiusura, fa visita un ragazzo sconosciuto. Ma anche dentro questa storia ce n’è un’altra, e poi un'altra ancora. La notte si trasforma in un racconto oscuro, tra violenza e scambi di identità.
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