Triangle of Sadness

Triangle of Sadness


Ruben Östlund

Commedia | Francia, Germania, Grecia, Regno Unito, Svezia, Turchia
(2022)

Non ha mai lavorato per mezzo di sottili metafore il cinema di Ruben Östlund, certamente ancor meno nella sua ultima opera “Triangle of Sadness”. La Palma d’Oro vinta a Cannes quest’anno, un bis dopo “The Square” del 2017, ha ribadito l’attenzione, anche mediatica, ai suoi film, senza però dissipare i dubbi su quanto il suo occhio critico verso la modernità non produca divertissement dalla portata solo mediamente corrosiva.

Diviso in tre parti, “Triangle of Sadness” introduce Carl (Harris Dickinson), un giovane modello dalla carriera in declino, nonostante i suoi venticinque anni, e la sua compagna, Yaya (Charlbi Dean), anche lei modella lato social, invece sulla cresta dell’onda. Il rispettivo status, nonché la questione economica, appare irrisolta tra i due e, difatti, esplode con un diverbio a cena: a chi spetta pagare il conto?

In seguito, nel secondo capitolo, le attività di influencer della ragazza consentono alla coppia di “imbucarsi” su un lussuoso yatch per una crociera nel Mediterraneo, dove ritrovano almeno tre tipologie di maschere umane, rappresentazione di altrettante classi sociali. I ricchissimi viaggiatori, una gamma che spazia da magnati che hanno fatto fortuna “con la merda”, a programmatori miliardari grazie ai videogames fino ad attempate coppie british che commerciano in granate; i membri dell’equipaggio, spronati al servilismo più parossistico dalla steward Paula (Vicki Berlin); infine, gli invisibili macchinisti e le addette alle pulizie, per la maggior parte di etnia non bianca, relegati in un mondo parallelo, tra musica sparata in cuffia e isolamento da smartphone. Fa categoria a sé il capitano (Woody Harrelson), un americano comunista e alcolizzato, poco interessato alle sorti della sua stessa nave. Proprio durante l’esclusiva Captain’s Dinner, il comandante si lascia andare a una disfida a colpi di shots e citazioni con Dimitri (Zlatko Buric), un oligarca russo convertito all’ultra-capitalismo, quando una violenta tempesta mette sottosopra l’imbarcazione e gli intestini di tutti i naviganti.

Champagne e vomito, dunque, come un cafonissimo Titanic del nuovo millennio. Se nell’affondo del celebre transatlantico si poteva leggere l’inabissamento della vecchia casta ottocentesca dentro le pulsioni mortifere del nuovo secolo, tra guerre mondiali e crack economico, lo yatch di “Triangle of Sadness” è il plastico dentro il quale Östlund disegna una possibile (de)costruzione delle classi sociali contemporanee.

In cima alla piramide ci sono i ricchi e i loro desideri diventati ordini, meglio se assurdi: come quello di Vera, la moglie di Dimitri, la quale obbliga il personale a farsi una nuotata invece che lavorare. L’accento sulle distorsioni della nostra società, nel cinema di Östlund, spesso si declina tramite una convivialità rovesciata, un banchetto coi piedi all’aria che sfocia in una carnevalesca anarchia e rimescola ogni menu. Accadde anche in “The Square”, dove un finto scimpanzé poteva aggredire, in nome della performance artistica, gli atterriti commensali a una cena di gala di un museo. L’intento satirico mirava al mondo dell’arte contemporanea e conteneva una spiccata critica sociale, schematica quanto si vuole, ma meno sboccata e plateale di “Triangle of Sadness”, nonché munita dell’indubbio pregio di invitare lo spettatore a riflettere, anche durante la visione. “Triangle of Sadness” sposta il mirino più in basso e propone un’abbuffata di plot twist che la rendono un’esperienza cinematografica più elettrizzante, ma certamente meno pervasiva.

Come era accaduto per certi versi anche in “Don’t Look Up”, la satira proposta in “Triangle of Sadness” appare poco graffiante e anche troppo conforme perché, a parte alcuni momenti, sembra una summa già vista in centinaia di meme, news, video e sketch televisivi, condivisi e accessibili soprattutto attraverso i social. D’altronde, uno dei “centri del mondo” del cinema di Östlund è proprio internet e l’oggetto smartphone che, specie nei suoi primi film (ma anche nel precedente “The Square”), era rappresentato come il device che per eccellenza esercita un potere verso i suoi stessi proprietari. In “Triangle of Sadness”, invece, Östlund pare voler mettere in mostra la vacuità dei contenuti, tralasciandone la forma.

Inoltre, la regia di Östlund non indovina sempre i tempi del comico costruito sul ritmo dei dialoghi e i loro vuoti, ma preferisce affidarsi ai momenti più esilaranti e facili del grottesco. Anche nel prologo tra Carl e Yaya, come detto, l’innesco al litigio è offerto da un conto da pagare al ristorante, appiglio usato da Östlund per un discorso sul femminismo e sul ruolo della donna, nonché per mettere in naso nel privato dei suoi protagonisti, com’era accaduto in “Forza maggiore” nel 2014. La coppia si ama davvero, oppure risiedono altrove le forze che la tengono insieme, tra tornaconto professionale e dittatura dei rispettivi followers? Però, forse troppo fedele a uno schema che cerca con insistita veemenza la scena madre, Östlund non sembra cuocere a puntino tutta la carne che mette al fuoco, ma la lascia (letteralmente) al sangue.

Proprio attraverso il controllo del cibo avviene il ribaltamento delle gerarchie, nella terza parte del film, quando salirà in cattedra Abigail (Dolly de Leon), una donna delle pulizie filippina, dotata di capacità di adattamento raschiato dal fondo della piramide sociale. Pure, un po’ come accadeva in “Parasite”, anche arrangiarsi è un’arte che può andare fuori giri, specie se il potere su vita e morte delle persone trasforma i suoi detentori in invidiabili mostri.

28/10/2022

Cast e credits

Distribuzione
Teodora Film
Durata
149'
Produzione
Erik Hemmendorff, Philippe Bober
Sceneggiatura
Ruben Ostlund
Fotografia
Fredrik Wenzel
Scenografie
Gabriel de Knoop, Daphne Koutra
Montaggio
Ruben Ostlund, Mikel Cee Karlsson
Musiche
Mikkel Maltha, Leslie Ming
Costumi
Sofie Krunegård

Trama

Una coppia di giovani modelli si imbarca per una lussosa crociera nel Mediterraneo. Mentre il personale ha il suo daffare per soddisfare le richieste degli eccentrici viaggiatori, il comandante della nave non sembra preoccuparsi di una violenta tempesta in arrivo.
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