Unbreakable – Il predestinato

Unbreakable – Il predestinato


M. Night Shyamalan

Drammatico, Fantascienza | Usa
(2000)

Bambini e supereroi

 

Elementi caratterizzanti la poetica di “Unbreakable” sono gli sguardi dei bambini. Il primo in assoluto durante i titoli di testa: sul treno da New York a Filadelfia abbiamo una bambina che guarda il protagonista della storia, David Dunn, in una soggettiva che corrisponde linearmente a quella del regista e dello spettatore. Il secondo sguardo lo producono i due bambini, durante una delle ultime sequenze del film, salvati da Dunn  – che ha ormai preso coscienza di essere dotato di poteri eccezionali –  da un assassino di famiglie. Qui lo sguardo dei bambini è duplice: prima nei confronti dell’uomo che li ha salvati e poi dopo averlo a loro volta aiutato a uscire dalla piscina piena d’acqua, dove Dunn era stato gettato dal cattivo antagonista. E’ uno sguardo frontale quello dei due bambini, la cinepresa è alla loro altezza, con il dettaglio delle gambe di Dunn, ripreso di spalle, in una visione metonimica della grandezza del supereroe che si erge a difesa dei deboli. Il terzo sguardo è quello del figlio di Dunn che (stra)vede per il suo papà, in una moltiplicazione del senso di emulazione dei figli nei confronti dei padri, come modello di perfezione da raggiungere a ogni costo.

Shyamalan vuole mostrare allo spettatore, con una precisa messa in quadro del protagonista, il punto di vista dei bambini fatto di meraviglia, curiosità, emozione, speranza, attesa. E, in un’ottica freudiana, assistiamo a una sovrapposizione dello sguardo dell’artista che, per essere tale e creare stupore, deve conservare il fanciullo dentro di sé. E’ un patto scopico quello che l’autore chiede allo spettatore: perché ti racconti della nascita di un supereroe, alla scoperta dei poteri e del suo destino, devi possedere lo sguardo innocente di un bambino.

 

Fenomenologia del mito contemporaneo

 

“Unbreakable”, nel suo farsi discorso filmico, narra in modo lineare – con una sceneggiatura esplicita ed ellittica – l’idea che i fumetti siano una sorta di grande narrazione popolare di miti moderni e, come tutti i miti, hanno alla base delle verità, delle intuizioni sulla realtà. Quindi, ci deve essere per forza qualcuno che ha delle doti eccezionali sia nel bene sia nel male. È così che la pensa Elijah Price (un disturbante Samuel L. Jackson): nato con un difetto genetico che rende le sue ossa fragili – e fin da bambino viene chiamato dai coetanei l’Uomo di Vetro – Elijah pensa che, all’opposto di una parabola immaginaria in cui lui sia presente in un punto, possa esistere una persona indistruttibile. Lo trova nell’unico sopravvissuto di un disastroso incidente ferroviario, un uomo mite, sposato, con un figlio, che lavora nella sicurezza di uno stadio di football.

La mitopoiesi messa in atto da Shyamalan è rapida e fatta di scene metonimiche che rafforzano lo sviluppo drammaturgico, con un prologo (la nascita dell’Uomo di Vetro), una prima parte (l’identificazione di Dunn da parte di Elijah come possibile persona dotata di superpoteri) una seconda parte (presa di coscienza da parte di Dunn) e un epilogo (un finale a chiave che dona una prospettiva e una rilettura istantanea di tutto il film, caratteristica di gran parte delle opere del regista indoamericano, come “Il sesto senso” o “The Village“).

Ma se i fumetti sono la rappresentazione di una mitologia moderna, Shyamalan mette in scena l’atto della creazione del mito e lo trasfigura. In realtà, il cosiddetto supereroe non è altro che un padre di famiglia che attraversa una crisi con la moglie, sostanzialmente triste per la vita che conduce, un appartenente alla working class americana che non si sente realizzato, come milioni di persone comuni con lavori comuni. I superpoteri sono una metafora della forza che dimora dentro ognuno di noi nell’affrontare i pericoli e le fatiche quotidiane e Dunn rappresenta l’icona dell’uomo comune, dove l’indistruttibilità è trascendente rispetto alla forza di spirito e di sopravvivenza di qualsiasi persona.

Inoltre, Dunn ha il dono di percepire il male nelle persone con cui entra in contatto: nella bellissima sequenza girata nell’atrio della stazione ferroviaria, il padre di famiglia letteralmente vede con il semplice tocco della mano – in flashback esplicativi – i peccati più o meno gravi compiuti dalle persone. Il protagonista di “Unbreakable” guarda il male come in una sequenza di un film proiettato nella sua testa, in un’identificazione con lo Spettatore che guarda le immagini filmiche all’interno delle sala cinematografica: un gioco di rimandi visivi dove il Mito del Fumetto entra ed esce dal Mito del Cinema.

 

Per un’estetica da Cinema Classico

 

L’opera di Shyamalan ha tutte la caratteristiche della classicità cinematografica: una diegesi lineare, un utilizzo accorto del flashback in modo esplicativo e rivelatore, una rappresentazione dei personaggi ben caratterizzata.

A questo si aggiunge il tentativo riuscito di innestare tecniche di rappresentazione del fumetto all’interno del tessuto filmico. E quindi la messa in quadro è sempre geometricamente circoscritta con i due personaggi principali racchiusi in cornici (porte, ingressi, finestre e finestrini) oppure sono utilizzate delle inquadrature spezzate, dettagli o particolari, punti di vista asimmetrici e invertiti. O ancora la ripresa di intere scene attraverso il riflesso dello specchio (il prologo) o lo schermo di un televisore spento (Elijah da bambino) o, infine, Dunn appoggiato al vetro del finestrino del treno.

La macchina da presa di Shyamalan compie pochi movimenti e sempre particolari: carrellate per allargare il quadro dal personaggio a un orizzonte di un ambiente che lo contenga e lo metta ancora più in risalto; oppure sui dettagli dei personaggi dei fumetti, alter ego di carta di quelli della rappresentazione cinemica.

Anche il profilmico è tipico del fumetto, con l’utilizzo dei colori degli indumenti dei personaggi trasformati in costumi: il viola di Elijah, il verde di Dunn (l’impermeabile assomiglia a un mantello e nello stesso tempo lo protegge dall’acqua –  la sua kryptonite), l’arancione del killer di famiglie, il bianco e i colori tenui della moglie Audrey (fisioterapista e intollerante alla violenza e la brutalità).

Inoltre, anche l’emozionante colonna sonora di James Newton Howard funge da essenziale supporto alla drammaturgia della diegesi, composta da due temi musicali principali ripetuti: il primo malinconico, che accompagna la tristezza di Dunn per tutto il film; un secondo più ritmato ed empatico, che prelude le sue azioni di coraggio e di scoperta, in un chiaro utilizzo di potenziamento intradiegetico.

Tutti questi aspetti cinematografici presi da soli non fanno necessariamente un bel film, invece Shyamalan riesce a combinarli in un’alchimia emotiva e d’intenso impatto visivo con una grande capacità di utilizzare la messa in serie – elemento distintivo del linguaggio cinematografico –  creando un’opera originale e poetica.

29/06/2013

Cast e credits

Titolo Originale
Unbreakable
Distribuzione
Buena Vista International Italia
Durata
106'
Produzione
Blinding Edge Pitcures, Touchstone Pitcures
Sceneggiatura
M. Night Shyamalan
Fotografia
Eduardo Serra
Scenografie
Larry Fulton, Gretchen Rau
Montaggio
Dylan Tichenor
Musiche
James Newton Howard
Costumi
Joanna Johnston

Trama

David Dunn è un addetto alla sicurezza dello stadio a Filadelfia, ex-campione di football, ed è l’unico sopravvissuto a un devastante incidente ferroviario. Sarà contattato da uno strano individuo, Elijah Price,  proprietario di una galleria di fumetti e colpito da una grave malattia genetica che ha reso le sue ossa fragili, convinto che David sia una persona con poteri speciali…

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