The Village

The Village


M. Night Shyamalan

Horror, Thriller | Usa
(2004)

Convington, Pennsylvania. Fine ‘800.

O almeno così dice la lapide che apre il film, il funerale di un bambino davanti la cui cassettina da morto fa ala l’intero villaggio coi completi di fustagno e le gonne fino alle caviglie.

Si tratta di una comunità di agricoltori-allevatori, che consuma i pasti in comune e ha affidato la Legge al “comitato degli anziani”, capitanata da Edward (William Hurt).

Non che ci sia granché da legiferare, in realtà. Il villaggio è pacifico e operoso, c’è solo da rispettare un patto kafkiano con le “creature innominabili”, carnivori e violenti che abitano il bosco intorno, coi quali si è stabilito, tacitamente, il mantenimento a distanza: nessuno varca i confini altrui. Convington insomma è una realtà isolata e autarchica.

Tra innamoramenti inattesi, senili e infantili, che coinvolgono tutti, dal marziale Edward alla giovane e cecata Ivy (Bryce Dallas Howard), alla meno giovane ma sempre bellissima Sigourney Weaver (Alice), giù giù fino allo “scemo del villaggio”, Noah, un riuscitissimo Adrien Brody, arriva il momento della resa dei conti: Lucius (Joaquin Phoenix) ha subito una ferita mortale e avrebbe bisogno di penicelline e varie per non morire. Ma nel XIX secolo non sono ancora state inventate. O forse sì…

Il talentuoso Shyamalan questa volta fa tutto da solo e pensa, produce, scrive e dirige questo ibrido che spazia dal presente al passato e dal thriller all’horror.

L’operazione, anche un po’ furbetta, questa volta gli riesce.

Gli Stati Uniti post-11 settembre si rivedono nell’isolamento di Convington e sentono di condividerne le cause e gli sviluppi. Il film contiene anche una quota di intelligenza analitica quando, a più riprese, gli anziani del villaggio si rendono conto che il Male è una entità agente e dinamica, non lo cacci fuori per sempre chiudendo l’uscio alle scorribande degli Innominabili.

Anche in questa tensione si ravvisa il cuore dell’America di Bush figlio, spesso isterico e irrazionale nelle sue volontà millenaristiche osteggiate dall’opinione più liberal. Resta il fatto che con un po’ di “polvere di stelle”, di regia cinematografica, viene fuori un escamotage che contenta tutti: Convington continuerà a vivere nel modo che si è scelto pur con la consapevolezza che è sbagliato. Ambiguità di massimo grado.

Tecnicamente il film è ineccepibile.

La colonna sonora, sollevata dal clangore contemporaneo, è una sintesi riuscita di silenzi diegetici e una partitura sinfonica off a cavallo dei leit-motiv del thriller-horror. È così ben riuscita che è nominata all’Oscar, poi vinto da “Neverland” (Mark Forster, 2004). La regia è abilissima e pone la sua ciliegina in quel preciso momento in cui l’horror slitta definitivamente nel thriller, operato con la stessa maestria del carpentiere che schioda l’ultimo legnetto all’armatura della casa appena costruita e quella, magicamente, si mette in bolla con una scossa di assestamento che potrebbe essere il preludio del crollo. E invece regge.

Preziosi gli infiorettamenti cromatici, quali la rimozione coatta del colore rosso che attira gli Innominabili e di cui non deve esistere traccia nel villaggio, né artificiale (facile) né naturale, fiori e piante (meno).

Sapiente l’uso della cinepresa, spesso a spalla quando segue gli attori in semi-soggettiva o quando zooma improvvisa sulle loro facce squarciate da una qualche emozione forte o quando si alza in panoramica per schiacciare il villaggio e lasciar presagire l’incombere di qualcosa.

Ancora meglio la fotografia molto satura e quasi sovraesposta, a sottolineare una sorta di cappa protettiva ma anche asfissiante, la bolla che è Covington.

Geniale (se voluto) è il prologo del film che inizia con un funerale: se si voleva dare il senso della comunità, più di un matrimonio può un funerale. I morti ritornano alla terra e non andranno più via, così come vuole la regola di Convington.

 

I voti della redazione

13/06/2013

Cast e credits

Titolo Originale
The Village
Distribuzione
Buena Vista Pictures
Durata
108'
Produzione
Touchstone Pictures
Sceneggiatura
M. Night Shyamalan
Fotografia
Roger Deakins
Scenografie
Larry Dias
Montaggio
Christopher Tellefsen
Musiche
James Newton Howard
Costumi
Ann Roth

Trama

Convington, Pennsylvania. Fine ‘800. O almeno così dice la lapide che apre il film, il funerale di un bambino davanti la cui cassettina da morto fa ala l’intero villaggio coi completi di fustagno e le gonne fino alle caviglie.
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