Ondacinema

recensione di Carlo Cerofolini
7.0/10

Immerso nel buio e circoscritto nello spazio angusto di un armadio dentro il quale una donna e una bambina si nascondono per sfuggire alla violenza dei soldati. Così si presenta allo spettatore il nuovo film di Saverio Costanzo, memore di ciò che è stato "Private" - il suo film d’esordio che in fondo raccontava la medesima situazione - fino al punto di nutrirsene e rielaborarlo in una storia che fa del cinema, proprio e di quello degli altri (per esempio Federico Fellini), lo spazio, reale e mitologico, attraverso cui raccontare un’intera epoca.
D’altronde l’esistenza di un doppio sguardo - dei personaggi e dello spettatore - che presiede alla narrazione di "Finalmente l’alba" è dichiarato fin dal principio. La carrellata all’indietro, aprendosi sulla sala in cui scorrono le immagini di quello che credevamo essere il "nostro" film, mentre lo è della protagonista e di chi, come lei, lo sta guardando, serve all’autore per stabilire la premessa indispensabile alla visione, ovvero la distinzione tra il nostro punto di vista di spettatori consapevoli del simulacro e quello della giovane Mimosa, che, lusingata dalle attenzioni delle star di turno, finisce per credere alla fabbrica dei sogni.

Come "La Rosa purpurea del Cairo", anche "Finalmente l’alba" racconta di un innamoramento cinematografico, dell’identificazione tra l’osservatore e l’oggetto amato, ma anche di una società dello spettacolo ormai privata di qualsiasi spontaneità e abituata in ogni occasione a recitare una parte. Come ci dimostra il film in una delle scene più belle, quella in cui, invitata a recitare una poesia davanti alla platea di inviati, Mimosa reagisce all’imbarazzo con un pianto talmente insostenibile da essere scambiato per una performance attoriale.
Se Jeff Daniels usciva dallo schermo per convincere Mia Farrow a seguirlo nelle sue avventure, Mimosa compie il percorso opposto nella sequenza che la vede anteporsi alle immagini del cinegiornale che ne sovrappongono l’esperienza a quella di Wilma Montesi (un altro doppio), aspirante attrice la cui morte, avvenuta in circostanze mai chiarite, scosse l’opinione pubblica del tempo, e della quale la nostra sembra rivivere le gesta nel corso del viaggio notturno che la porterà a frequentarne gli stessi luoghi e forse le medesime persone, sulle orme della star americana (Josephine Esperanto, interpretata da Lily James), di cui è diventata suo malgrado la favorita.

Costruito sulla fascinazione ma anche sulle paure di Mimosa nei confronti di un universo bello ma sconosciuto, "Finalmente l’alba" sembra popolarsi dei fantasmi dell’immaginario della sua protagonista: la quale, nel ruolo della giovane bella e perduta in un mondo che la sovrasta e la seduce, sembra ricalcare l’esperienza delle protagoniste di "Mulholland Drive" e in tono minore di "The Neon Demon" (nell’utilizzo dell’impianto sonoro). Senza spingersi così in là, Costanzo ne ricalca luoghi oscuri e latenza del male, oltre al già accennato tema del doppio, affidando al cinema - come faceva Lynch - il compito di somatizzare i riti della città trasfigurata nei suoi tratti più sotterranei.

Attraversato da varie forme cinematografiche (il peplum, la commedia sentimentale, il racconto di formazione, il thriller, il melodramma) "Finalmente l’alba" è un film personale anche nella scelta degli attori, che Costanzo propone facendo una sintesi tra la capacità di affidarsi a interpreti internazionali e quella di saper lanciare volti nuovi. Dopo Margherita Mazzucco de "L’amica geniale", quello della bravissima Rebecca Antonaci è un nome da segnare.


02/09/2023

Cast e credits

cast:
Rebecca Antonaci, Lily James, Joe Keery, Rachel Sennott, Alba Rohrwacher


regia:
Saverio Costanzo


distribuzione:
01 Distribution


durata:
120'


produzione:
Wildside, Fremantle, Rai Cinema


sceneggiatura:
Saverio Costanzo


fotografia:
Sayombhu Mukdeeprom


scenografie:
Laura Pozzaglio


montaggio:
Giuseppe Trepiccione


costumi:
Antonella Cannarozzi


musiche:
Massimo Martellotta


Trama
Roma, 1953. La notte prima dell'omicidio di Wilma Montesi, diverse persone legate a un film peplum ambientato nell'antico Egitto che si sta girando a Cinecittà si ritrovano a condividere momenti importanti: Mimosa, una ragazza romana semplice, in procinto di sposarsi con un uomo che piace di più alla sua famiglia che non a lei, presentatasi a Cinecittà inizialmente solo per fare da comparsa; Josephine Esperanto, la star del film, una veterana della Hollywood classica che si sente minacciata dalla nuova generazione di attori "naturalistici" rappresentata da Sean Lockwood e Nan Roth, gli altri protagonisti della pellicola; Rufus Priori, un gallerista italo-americano amico di Josephine, che condurrà l'improbabile gruppo nel loro viaggio attraverso la notte...