CAST & CREDITS

cast:
Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Dario Ballantini

regia:
Paolo Virzì

distribuzione:
Medusa Film

durata:
116'

produzione:
Motorino Amaranto, Medusa Film

sceneggiatura:
Francesco Bruni, Francesco Piccolo, Paolo Virzì

fotografia:
Nicola Pecorini

scenografie:
Tonino Zera

montaggio:
Simone Manetti

costumi:
Gabriella Pescucci

musiche:
Carlo Virzì

La prima cosa bella | Recensione | Ondacinema

La prima cosa bella

di Paolo Virzì

commedia, Italia (2010)

di Giancarlo Usai

Voto: 7.0
«"La prima cosa bella" è una cosa davvero bellissima»: ha usato un superlativo Alberto Crespi sull'Unità per definire con un aggettivo l'ultimo film di Paolo Virzì. Noi, per svelarvi se un termine così impegnativo si adatta bene, vi parleremo con parole semplici dell'epopea di Bruno e Valeria, prima piccoli, poi adolescenti, poi infine adulti non troppo felici.

Fratello e sorella "vittime" del troppo amore di una madre che ha commesso tanti errori nella vita, ha forse sbagliato a lasciare il marito e non si è neanche accorta di come la sua bellezza accecava Livorno ed era diventata in quell'ambiente provinciale una specie di condanna. Sognava di fare cinema, ma non ne aveva il talento. Era impacciata anche nel fare la segretaria di un avvocato, cui (forse) si era legata fin troppo. L'unica cosa di cui era sicura era il totale, determinato, assoluto affetto che aveva nei confronti dei due figli. Una sicurezza che, alla fine, costa molto ai due che, quando crescono, si ritrovano pieni di incertezze e con tanta infelicità repressa.

Crescono in modo diverso, certo. Ma le ombre che si portano dietro sono le stesse. Valeria (Claudia Pandolfi) resta a Livorno, mette su famiglia, ma probabilmente, dato il marito che si ritrova, avrebbe sognato di meglio. E Bruno (Valerio Mastrandrea, ormai irresistibile nella sua recitazione sommessa e sotto le righe, una maschera che a Hollywood avrebbe già fatto incetta di premi) è andato a Milano a fare il professore. E se la mamma continua a esaltarlo a distanza, lui, occasionale consumatore di droghe, vive con rassegnazione la sua condizione costante di infelicità.
Poi arrivano le ultime settimane di vita di mamma Anna e allora i conti con l'amore ricevuto e mai ricambiato, il ricordo di una vita complicata ma "divertente", torneranno prepotentemente a pretendere attenzione nella vita dei protagonisti.

"La prima cosa bella" ha tutto per poter essere consacrato il miglior lavoro di Paolo Virzì: ha il tono della commedia, ma alla fine è il dramma quotidiano della provincia a essere messo in scena. Ci parla di come non ci sia una via migliore delle altre per elaborare un lutto e guardare avanti, eppure non risparmia scene comiche esilaranti. È (in via ipotetica) un film su una città, Livorno, ritratta con mano sapiente in tutti i suoi angoli nascosti, ma è anche un'opera universale sul legame indissolubile con la propria famiglia d'origine.
È la faccia più bella del cinema italiano, quello che non ha scordato le regole fondamentali della commedia all'italiana e che sa anche guardare al futuro: perché ne "La prima cosa bella" c'è tanta malinconia, tanta commozione e nostalgia, ma anche un certo ottimismo. Le cose possono sempre aggiustarsi e il bagno rigenerante che Bruno fa con la fidanzata-coinquilina al termine del film (mentre impazzano in sottofondo i Camaleonti) è un tenero tentativo di tuffarsi in avanti.

Ma "La prima cosa bella" è il miglior film di Virzì anche per un altro motivo: perché forse, dopo un po' di lavori belli ma non pienamente convincenti, il regista toscano ha trovato l'equilibrio perfetto. Ogni autore ama cimentarsi in determinati campi, ma magari il destino vuole che siano altre le materie dove rende meglio. Così è per Virzì che, se da una parte non ha mai rinunciato a un certo sguardo da indagatore politico dei costumi dell'Italia odierna, è con le commedie più disinteressate all'impegno civile che ha fornito le prove migliori. "N.", "Caterina va in città", "Tutta la vita davanti", pur confermando sempre la brillantezza di scrittura e la bravura nel coagulare cast sempre eterogenei, hanno lasciato l'amaro in bocca per come Virzì taglia con l'accetta le problematiche sociali che gli stanno a cuore. Ma con "Ovosodo" e ora con "La prima cosa bella" dimostra, al contrario, che quando si tratta di parlare della nostra vita quotidiana, di quanto siano tragicomiche le vicissitudini umane, è un autore che non ha rivali nel nostro cinema.

Quindi sì, caro Virzì, il vero sbaglio lo ha fatto nel titolo di questo film, che avrebbe dovuto far capire quanto bellissimo fosse.
Ci consoliamo ripensando ai due volti indimenticabili di Anna, Micaela Ramazzotti e Stefania Sandrelli, uno più affascinante dell'altro.