Data non tanto l’impossibilità di scritturare attori professionisti, quanto la volontà di coinvolgere giovani studenti, sin dalle primissime fasi ideative e realizzative, in un progetto ben preciso, la produzione fa virtù della necessità che i protagonisti siano ragazzini e sceglie interpreti improvvisati, che il regista debuttante non ha il polso per dirigere. Certo, forti della penna che si impugna, un film simile si può agevolmente massacrare; ma si può anche optare per un approccio più costruttivo, volto a evidenziarne i piccoli e grandi meriti.
Tre episodi: Leo è una ragazza spensierata, finché suo padre “desaparecido” decide di far ritorno nella sua vita; Alì è un talentuoso e intraprendente disegnatore di manga, Michele un professore in pensione, appassionato di ballo liscio e orfano del suo antico amore.
La materia è plasmata mettendo in campo una grande sincerità, l’ottimismo di dare per scontata l’integrazione (gli stranieri parlano italiano anche in casa, episodi di diffidenza e intolleranza razziale sono sostanzialmente assenti), passione e garbo.
Presentato a Cannes 2008 con poche pretese, nel silenzio-dissenso dei mass-media, se ne è tornato a casa con in mano il “Grand Prix Ecrans Junior” per il miglior film.
Non è poi difficile capire le motivazioni della giuria: se si evita di caricare “Diari” di aspettative, si soprassiede alle ingenuità di molti dialoghi, si può entrare in empatia con i personaggi e apprezzare la tenue poesia insita nelle loro vicissitudini sentimentali. L’applauso scrosciante in sala udito da chi scrive ne è la palese dimostrazione.
07/12/2008