In mezzo c’è pure un po’ di “2001: Odissea nello spazio” (senza svelare nulla, chi vedrà capirà), “Io, Robot” e “Il fuggitivo”. Un minestrone che, fosse uscito negli anni 80, magari per la regia di Joe Dante, sarebbe diventato un cult all’istante. Ma i tempi sono cambiati. Caruso impagina il film come un thriller hi-tech esagitato e privo d’ironia, pieno di inseguimenti e botti in dolby digital. Non ci si annoia, ma non si prova nemmeno un po’ di interesse, e pesano, oltre a suonare pretestuosi, i vari agganci al presente post 11-9 (con i servizi segreti Usa che danno la caccia ad un sosia di Bin Laden e un presidente guerrafondaio), e i messaggi pro-privacy (la tecnologia è una grande risorsa ma va usata con moderazione e giudizio). Va bene poi sospendere l’incredulità davanti a robot auto consenzienti e colpi di scena assurdi, ma anche lo spettatore più propenso a lasciarsi andare storcerà il naso do fronte all’apparente immunità del protagonista, che esce illeso anche dalle situazioni più rocambolesche (pure le pallottole non lo uccidono?).
E i primi ad apparire perplessi e poco convinti dell’operazione sono i volti noti del lussuoso cast. Ad eccezione di LaBeouf, sempre in parte, benché poco sfruttato, tutti gli altri (a partire da Rosario Dawson e Billy Bob Thornton) sembrano capitati sul set per errore. C’è intrattenimento e intrattenimento, e “Eagle Eye” ci pare rientrare nella categoria dei prodotti a “breve scadenza”. Un’ora dopo averlo visto lo si è già dimenticato.
19/02/2009