Rispetto a “Si può fare” del 2008, ci sono molte differenze, alcune anche sostanziali, ma i film sono pressoché identici. Cambia l’ambientazione, cambia il tempo e anche l’argomento: dalla Milano anni ottanta si passa alla Puglia di oggi, dalla legge Basaglia alla legge 296 del 2006, che assegna i beni confiscati alla mafia a province e comuni, che a loro volta possono concederli, a titolo gratuito a comunità, associazioni di volontariato o cooperative sociali (come riportano i titoli di coda, degli oltre 25mila beni confiscati ne sono stati riassegnati più di un quinto). Il tema è attuale e finora mai affrontato dal cinema, Manfredonia si ispira a “Libera” di Don Ciotti e alle altre associazioni coinvolte dalla legge 296, sintetizzandole in una cooperativa che ricalca in pieno quella di “Si può fare”. Quasi tutti i personaggi secondari sono intercambiabili, ma anche Accorsi potrebbe essere benissimo sostituito con Bisio e nessuno se ne accorgerebbe.
Le dinamiche sono le stesse, semplicemente vengono trasferite in un contesto che impone alcune variazioni: se di là c’è un suicidio, di qua c’è l’incendio, ma l’effetto che innesca è sempre lo stesso. Il messaggio non cambia e non cambia il variopinto assortimento di personaggi che se ne fanno ambasciatori. Anzi, forse stavolta Manfredonia (coautore della sceneggiatura) esagera nell’assortimento. Se in manicomio aveva plausibile carta bianca, in una cooperativa antimafia vien da chiedersi quale bisogno abbia avuto di metter insieme: un paralitico, un congolese, una coppia gay, un’invasata del cosmo e uno psicotico. Capisco la tentazione di riscattare le minoranze, ma sembra più un comodo repertorio di gag bell’e pronte.
Il vero valore aggiunto de “La nostra terra” è Rubini. Rubini attore in Italia ha pochi rivali. In mano sua un personaggio mediocre può diventare memorabile e questo è anche il caso di Cosimo il fattore. Cosimo è il perno su cui poggiano sia le prove degli altri attori che le sorti di tutti i personaggi. L’estro di Rubini contagia anche Accorsi, che piano piano si scioglie e convince, sia nelle ossessioni che nel suo lato infantile. La scena in cui i due vengono alle mani è insieme comica e commovente. Ma la scena madre resta il lancio dei pomodori, teatrale disprezzo verso il boss padrone anche del palcoscenico. Per combattere la mafia bisogna avere il coraggio di non avere paura.
22/09/2014