La tragica vicenda che colpisce i due protagonisti diviene, nelle mani di Hany Abu-Assad, un semplice pretesto, un elemento puramente scenografico (esattamente come le montagne dove si svolge la narrazione) finalizzato al racconto della relazione che si instaura tra Ben e Alex. L’incredibilità del soggetto, che possiamo definire esile per utilizzare un eufemismo, sembra quasi volontariamente parodiata, messa alla berlina, in un accumulo talmente ostentato di cliché, situazioni inverosimili, sfortune e superficiali soluzioni narrative da mettere in dubbio la reale credibilità dell’operazione. “Il domani tra di noi” sembra un gioco, uno scherzo, una burla: meglio ancora, un semplice divertissement. Non troviamo una fotografia cupa e tetra, non percepiamo veramente il dolore fisico dei personaggi principali, non soffriamo per la loro situazione. E il motivo è semplice: non ne soffrono nemmeno loro. Perché, nel bel mezzo di una lotta per la sopravvivenza, essi pensano a farsi le foto, ascoltare la musica (l’autonomia di questi telefoni è veramente infinita) o fare l’amore, belli e puliti come fossero appena usciti da una doccia calda e rigenerante.
Come prendere sul serio un film che non vuole (o non sa) prendersi sul serio? Come odiare qualcosa di così innocuo, leggero e dimenticabile? Che non sia l’ultimo arrivato Abu-Assad talvolta lo dimostra: vedi il piano-sequenza assolutamente gratuito (e a dir la verità dalla resa approssimativa) dello schianto aereo; vedi come riprende all’inizio la Winslet, pedinandola all’entrata dell’aeroporto; vedi l’utilizzo che fa nel corso della pellicola del montaggio parallelo e alternato. Peccato non sappia nemmeno lontanamente gestire l’evoluzione della narrazione, contestualizzare le decisioni dei suoi personaggi, delineare con attenzione e profondità i caratteri dei protagonisti. Il risultato è un’opera grossolana che scade più volte nel ridicolo – volontario o involontario poco importa – e a cui poco viene incontro la bellezza dei paesaggi ripresi: a dominare, alla fine, è solo la noia, strettamente collegata all’imbarazzante struttura drammatica del film. Perché lo straniamento dovuto ai toni leggeri del racconto, ai dialoghi tra Elba e la Winslet in cui, in mezzo al nulla, in bilico tra la vita e la morte, iniziano a parlare dei rispettivi fidanzati, delle proprie mutandine e di tutto ciò che meno possa venire in mente in momenti simili, lascia poi presto il posto nella mente dello spettatore a una molto più comune indifferenza.
“Il domani tra di noi”, dunque, fallisce nella rappresentazione sia dell’evento traumatico (basti vedere come viene liquidato l’accaduto nel ritorno a casa), sia del rapporto tra i protagonisti (impalpabile il coinvolgimento emotivo creato dall’autore). Tutto appare superficiale dove non ridicolo, vuoi per i siparietti comici inseriti all’interno della narrazione, vuoi per la sostanziale incapacità di generare un legame – vero, sincero, genuino – tra il pubblico e le vicende su schermo. “The Mountain Between Us” non è fastidioso, arrogante, irritante: è solo, semplicemente, inutile. Il che però, forse, è pure peggio.
22/11/2017