Verdone interpreta Guglielmo Pantalei, un personaggio abbastanza ricorrente nella sua carriera. Ex giovanotto viveur che nel rispetto dei sani principi borghesi ha ripudiato la vita spericolata evocata nella sequenza iniziale in favore di una più tranquilla esistenza fatta di matrimonio e lavoro: gestisce il negozio di paramenti sacri ereditato dal padre. Forse la vecchia moto amorevolmente custodita in garage ci suggerisce che quella lontana giovinezza è un po’ rimpianta, ma coi festeggiamenti delle nozze d’argento non c’è spazio per i ripensamenti. Se non che la moglie Lidia, proprio durante una cena che si svolge in un ristorante di gran classe molto frequentato dalla curia romana, gli rivela di avere da tempo una relazione con la commessa del negozio, Silvana, e di voler iniziare con lei una nuova vita. Per Guglielmo è un colpo durissimo da incassare e i mesi dopo l’abbandono passano in maniera sconsolata fino a che non decide, anche spronato dai suoi dipendenti, di assumere una sostituta. Inaspettatamente (ma fino a un certo punto) la scelta finirà per cadere su Luna, una ragazza bella, esuberante e un tantino coatta che viene da Tor Tre Teste (la Pastorelli, indubbiamente molto simpatica anche se non proprio impeccabile nei tempi). Luna cerca di spronare Guglielmo ad aprirsi a nuove possibilità e gli crea un profilo su “Lovit”, una app per persone sole in cerca di nuove conoscenze. Parte un carosello di incontri piuttosto sfortunati che però hanno il merito di consolidare il legame fra Guglielmo e Luna, la quale si scoprirà, a dispetto di un approccio alla vita piuttosto easy, avere i suoi problemi, fra creditori poco raccomandabili e un padre facoltoso ma piuttosto assente. Inoltre, il protagonista arriverà anche a conoscere Ornella, un’infermiera dolce e simpatica che forse rappresenterà davvero un nuovo inizio. Ma Guglielmo ha davvero dimenticato l’amata Lidia?
Il regista di “Compagni di scuola” è molto bravo sia nei momenti puramente comici sia quando deve rendere il senso di smarrimento e inadeguatezza di un uomo non più giovane costretto a rimettersi in gioco (e i giovani sceneggiatori non gli risparmiano situazioni in cui il suo Guglielmo esce umiliato e offeso, senza però mai veramente giocarsi la simpatia degli spettatori). Verdone si è sempre fatto un vanto dei buoni risultati raggiunti dirigendo le attrici (si pensi a Ornella Muti, Eleonora Giorgi, Margherita Buy e Asia Argento, giusto per citare le più note) e in questo “Benedetta follia” non fa eccezione. Lucrezia Lante Della Rovere è efficace nel rendere l’insoddisfazione e le insicurezze di Lidia, mentre Maria Pia Calzone è molto amabile nei panni di Ornella. Fa anche piacere vedere coinvolta (sfortunatamente solo per una breve apparizione) una comica genuina come Paola Minaccioni, anche se forse il momento più genuinamente spassoso viene riservato a Francesca Manzini, che interpreta una donna con idee molto singolari sull’utilizzo dei dispositivi elettronici. Il plot non è esente da forzature (il salvataggio di Luna da parte di Guglielmo, la scoperta della vera identità di Ornella), ma il film diverte e senza essere un capolavoro non ha niente da invidiare alle pellicole brillanti che negli ultimi tempi hanno conquistato il nostro pubblico.
14/01/2018