Trattandosi di un thriller “Chiudi gli occhi – All I See Is You” punta a sgretolare le certezze della protagonista attraverso i sospetti sulle reali intenzioni del consorte, ma mentre ci si aspetta di ritrovarsi in un contesto simile a quello di “A letto con il nemico” – con la donna costretta a convivere con il proprio carnefice e impegnata al contempo ad architettare un piano per potersene liberare – il proposito del regista è invece un altro: nella volontà di ingarbugliare le acque, Marc Forster alimenta l’ipotesi che la dissoluzione del nucleo famigliare non derivi (solo) dall’intento persecutorio operato da Jack nei confronti di Gina, ma che la disaffezione della coppia sia il frutto di una vera e propria crisi esistenziale: più la scoperta di un’altra se stessa da parte di Gina che il tentativo – dell’altro – di impedire le conseguenze di questa trasformazione. A suo agio con i fantasmi della mente (“Stay – Nel labirinto della mente” ma anche “Vero come la finzione”) Forster assegna alle percezioni – più che alle azioni – della protagonista il compito di portare avanti la narrazione che, così facendo, diventa piuttosto un collage di momenti diversi, ognuno dei quali scandito dall’esplosione di suoni, colori e composizioni, messi sullo schermo per ” far entrare” lo spettatore nella testa della protagonista.
Soggettive cariche di enfasi si alternano a inserti in cui a essere snocciolata è la vita intima della coppia, con l’attenzione rivolta agli aspetti legati alla sessualità e al gusto del proibito professato dell’esuberante ragazza e a quelli affettivi, relativi a un desiderio di maternità non facile da realizzare. E ancora incomprensioni e litigi che dovrebbero appartenere all’ordinarietà di una relazione di lunga data e che invece, complice l’altalenante convalescenza di Gina, diventano, uno dopo l’altro le armi del delitto con cui il regista smantella le certezze dei personaggi. Rimasto nei magazzini per oltre due anni “Chiudi gli occhi – All I See Is You” si perde in un bicchier d’acqua quando si tratta di decidere da che parte stare, ovvero di scegliere se travestire la vicenda con le forme del romanzo borghese oppure di puntare su un opzione convenzionale ma sicura, aderendo fino in fondo ai meccanismi e ai topoi del genere in questione. Restando nel mezzo il film finisce per smarrire la propria consegnandosi a un anonimato che non porta frutti a nessuno. Ivi compresa la Lively costretta a rimandare di nuovo il suo ritorno a un cinema di successo.
20/07/2018