Il lavoro di Saura segue la costruzione del Centro per l’Arte e la Cultura, fortissimamente voluto da Emilio Botìn, personaggio molto influente a Santander, dove era stato anche presidente della banca locale, da quando era solo un progetto a quando gli abitanti della città sulla costa atlantica ne hanno potuto visitare gli spazi, perché gli edifici di Renzo Piano sono fatti per essere adottati e amati dalla collettività, come viene ribadito del documentario che inizia con le immagini computerizzate del progetto e termina con le riprese dal vivo dell’edificio realizzato. Il centro si presenta come una sorta di grande fanale puntato verso il mare con tanti occhi di ceramica a spiccare sulle sue pareti bianche. Ma anche per le archistar le cose non sono semplici e quindi pure Renzo Piano, che col suo studio ha realizzato grandi opere divenute celebri, in Italia come all’estero, deve affrontare grattacapi da parte della municipalità e dalla committenza. Problemi che si traducono in ritardi nei lavori e cambiamenti rispetto al progetto iniziale.
Il documentario, realizzato con stile essenziale ma assai arguto nel tratteggiare la figura di Piano come quella di un pensatore illuminato, oltre che nel cogliere gli aspetti più rilevanti della vicenda, ci regala le immagini del Centre Pompidour parigino, del recente museo Astrup Fearnley di Oslo, dei palazzi di Postdamer Platz, ma ci fa anche sentire lo stesso Piano dire con tranquilla consapevolezza come il nuovo teatro progettato a Hollywood per la cerimonia di consegna degli Oscar potrà essere pronto solo fra qualche anno. La voce di Piano si alterna a quella di collaboratori, responsabili ed esperti che condividono le loro impressioni sul Centre Botìn ma naturalmente a Saura interessa soprattutto sentire quello che ha da dire l’architetto. Il quale ha voglia di ricordare Calvino con le sue città invisibili o parlare di Rossellini che gli insegnò come il successo di un edificio lo si vede da come la gente lo guarda. Inoltre Piano ci tiene a ribadire come il mestiere dell’architetto sia da paragonare a certe attività ormai rare o in via di estinzione; “siamo come cercatori di perle”, l’esempio che gli viene di fare. Saura, regista che ha attraversato molte fasi della storia del cinema iberico, sottoscrive sicuramente molte delle idee espresse dal suo interlocutore, non ultimo quando simpaticamente ammette che loro, successi e soddisfazioni a parte, svolgono anche l’unica attività che sarebbero in grado di fare. Forse il momento in cui Saura si riconosce maggiormente nelle dichiarazioni di Piano ed è quando vengono sottolineate l’importanza e la responsabilità che l’arte e la cultura hanno nei confronti della società. “La bellezza, l’arte e la cultura salveranno il mondo”, in questo breve passaggio che arriva verso il finale del documentario ci fa capire che “l’architetto della luce” parla anche dei nostri tempi e che l’intento, se non politico sociale, di Saura non è solo quello di celebrare Renzo Piano e i suoi lavori ma quello di dare voce a uomini saggi le cui parole oggi giorno sono più urgenti e preziose che mai.
16/10/2018