Tante le buone potenzialità schiacciate dal peso di un’operazione di assemblaggio preconfezionato ottenuta da un trucco narrativo non abbastanza furbo da mistificare la mimesi programmatica dei capisaldi. Quasi nulli i lati positivi. Il film – incentrato sulla missione di un sottomarino americano incaricato prima di indagare su una strage e poi di vincere battaglie decisive contro dei golpisti russi – è infatti un catalogo di momenti già visti, confezionato senza la capacità necessaria per infondere unitarietà alle molteplici linee narrative, robustezza alla rappresentazione dell’azione e raffinatezza alla costruzione della tensione: colpevole un’impostazione impersonale e senza mordente, incapace di concretizzare anche propositi intelligenti, come la scelta di non servirsi di finestre temporali esplicative o monologhi eccessivamente appesantiti e di utilizzare invece solo il contesto ostile per definire il percorso esperienziale, la qualità morale e la forza psicologica dei personaggi.
“Hunter Killer – Caccia negli abissi” non gioca nemmeno questa carta, si dimentica il compito di piegare la realtà della narrazione sui personaggi per cercarne il punto di frattura, liquida le minacce con risoluzioni frettolose e trattiene il crescendo della narrazione con inciampi grossolani e continui, fornendo quasi prova – dall’organizzazione del peso dei personaggi nell’economia del racconto alla gestione delle scene più critiche (con l’aggravante di un Gary Oldman in pessima forma) – di un’ingenua assenza di capacità. Non risolve nulla neanche l’unica nota positiva di questo film, piccola e quasi ignorata all’interno della grande cacofonia disordinata del resto: la prova misurata di un Gerard Butler sempre affidabile, corpo d’intrattenimento solido capace di rintracciare il dramma umano all’interno del dramma narrativo e di controllare la positività del messaggio, senza scivoloni nel mieloso e, all’inverso, lirismi strappa lacrime.
11/11/2018