40 secondi

40 secondi


Vincenzo Alfieri

Drammatico, Thriller | Italia
(2025)

Vincenzo Alfieri sceglie di portare sugli schermi una delle vicende più tristi e avvilenti della storia della cronaca italiana. Willy Monteiro Duarte, morto tragicamente il 6 settembre 2020 in seguito a un pestaggio da parte dei gemelli Bianchi nel tentativo di difendere un suo amico in difficoltà. Il regista racconta la vicenda permettendo allo spettatore di conoscere le abitudini e le problematiche del gruppo responsabile, mostrando cause e attitudini.

Attraverso una struttura a capitoli, dedicati ognuno ad un personaggio chiave della vicenda, il regista si rifà al libro dal quale si ispira: “40 secondi. La storia di Willy Monteiro Duarte” di Federica Angeli. Differentemente dal libro però, caratterizzato da uno stampo report, di cronaca e di ricostruzione dell’omicidio, il film sceglie il ritmo della narrazione alternata, focalizzando il punto di vista tra vari personaggi coinvolti nella tragedia. Maurizio è il primo. Un ragazzo geloso, possessivo nei riguardi della sua ex fidanzata, morboso e rifiutato. Il tema della prevaricazione maschile attraversa tutto il flusso della narrazione, evidenziando come tale fenomeno nasca spesso da un’idea distorta dell’amore: un sentimento che anziché accogliere la libertà dell’altro, la schiaccia fino a soffocarla. La gelosia diventa allora una maschera del controllo, una gabbia costruita per non accettare la perdita, per non riconoscere il rifiuto.

È questa “fragilità” che si fa violenza, è questo bisogno di controllo che si fa ossessione. Il percorso di Maurizio suggerisce che il dolore spesso sgorga da una ferita narcisistica. La donna smette di essere considerata soggetto agente e diventa oggetto e specchio infranto di un ego che non sa accettare la perdita. Ferite radicate nella poca considerazione che questi soggetti ricevono presso l’ambiente familiare. Se da un lato abbiamo il punto di vista maschile, il regista inserisce il vissuto e punto di vista femminile attraverso il personaggio di Michelle, controllata ossessivamente da un ragazzo del gruppo. Durante una serata al “Futura” i due mondi collidono, finendo per legare per sempre molti sconosciuti a un momento tragico.

I gemelli ci vengono presentati nel loro sfarzo, nel loro stile eccessivo, attraverso una fotografia invasiva che mostra la casa in cui vivono, le loro abitudini comuni: farsi la doccia insieme, dormire nel medesimo letto, tingersi i capelli a vicenda, la relazione della madre con un uomo ubriaco e violento come il padre che li ha terrorizzati. I gemelli assurgono a rappresentare la duplicazione del trauma attraverso le generazioni, dando vita a una doppia e più brutale manifestazione. 

Un altro punto di vista coincide con quello di Willy, profondamente legato alla famiglia e agli amici. Proprio per aiutare un amico, il suo destino si incrocia fatalmente a quello dei gemelli in una sequenza cruda e realistica. La regia di Alfieri è solida, aiutata da un formato ristretto che ben comunica l’asfittica e pesante realtà di provincia, ma anche il peso di nomi e rapporti di forza influenzati da una mentalità patriarcale. Alfieri non riduce i gemelli a meri carnefici ma mostra anche il loro ruolo di vittime in un cosmo familiare disfunzionale.

21/10/2025

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