Blue Kids

Blue Kids


Andrea Tagliaferri

Drammatico | Italia
(2017)

Non è affatto una rarità nella storia del cinema italiano (e non solo) che un regista navigato sponsorizzi un suo stretto collaboratore, di solito un “aiuto” o un assistente alla regia, e lo introduca a una carriera indipendente: era successo a Nanni Moretti esattamente trent’anni fa quando la Sacher Film produsse l’esordio di Daniele Luchetti “Domani accadrà” e succede oggi a Matteo Garrone con Andrea Tagliaferri e il suo “Blue Kids”, presentato al 35esimo Torino Film Festival.

I bambini blu del titolo sono due fratelli, imparentanti alla lontana con i gemelli di “The Dreamers“, che vivono in simbiosi trascorrendo le proprie giornate nell’ozio, tra una rapina in chiesa e un appuntamento con una escort, pagata da lui per il piacere di lei. Morta la madre, la loro scioperataggine si converte nella dedizione a un piano per impadronirsi dell’eredità, dalla quale sono esclusi per testamento e che si trova nelle mani del padre, che li tiene a debita distanza dalla sua nuova famiglia. Ciò li condurrà a sporcarsi le mani e a darsi alla macchia, non senza coinvolgere una giovane cameriera che, per rimanere in tema, entra nel ménage un po’ come faceva Michael Pitt nel film di Bertolucci del 2003.

Al contrario di quanto si potrebbe dedurre da una sinossi del genere, in “Blue Kids” l’intreccio conta poco, mentre contano le atmosfere, i luoghi e le immagini. Non a caso tutto ciò a cui assistiamo nell’arco dei 75 minuti della durata del film proviene da un passato che ignoriamo e si indirizza verso un’evoluzione futura dalla cui previsione siamo del tutto esclusi. E infatti non si tratta né di una storia familiare incestuosa, né di un giallo avente per protagonisti dei cacciatori di eredità, ma del ritratto dilatato di uno stato d’animo, di quell’immobilismo morale che lega fratello e sorella, guidandoli alle irrequietezze del pensiero e soprattutto alla violenza delle azioni. Tagliaferri si pone sulla scia di “Elephant” e di “Funny Games”, se non addirittura dell’hitchcockiano “Nodo alla gola”, mettendo al centro della pellicola un atto superfluo che vale come uno sguardo sulla società contemporanea. Capita però che i personaggi non abbiano nomi e che lo stesso anonimato contraddistingua l’ambientazione, con la conseguenza che l’affondo predilige l’universalità dell’intimo all’identità del pubblico.

I meriti del regista esordiente faentino stanno proprio nell’aver saputo comporre un quadro sospeso tra il non detto e il recondito, soprattutto grazie al sapiente uso delle location (lezione garroniana!), ma questa predilezione per l’indefinito rischia di esondare nel gusto esibizionistico per il frammento ben girato, vizio tipico di tante opere prime. Emergono così i limiti narrativi di “Blue Kids”, non a caso bloccato a metà strada per lunghezza tra il cortometraggio e il lungometraggio. Ciò non esclude, tuttavia, che Tagliaferri possa ritagliarsi in futuro uno spazio tutto suo nel nostro cinema: dovrà banalmente imparare dai propri errori e fare leva sui non pochi punti di forza, seguendo l’esempio del “fratello” maggiore Luchetti.

03/07/2018

Cast e credits

Titolo Originale
Blue Kids
Distribuzione
Master Five Cinematografica
Durata
75'
Produzione
Archimede, Rai Cinema
Sceneggiatura
Andrea Tagliaferri, Pierpaolo Piciarelli
Fotografia
Sara Purgatorio
Scenografie
Mauro Vanzati
Montaggio
Simone Manetti
Musiche
Leonardo Milani
Costumi
Mauro Vanzati

Trama

Un fratello e una sorella, connessi da un legame quasi morboso, vengono esclusi dall'eredità della madre appena defunta e per impadronirsene compiono un gesto estremo che schiude il loro nichilsmo annoiato, portandoli a una breve fuga...
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