Che idea stupida!”
Spin off.
“Ruotato fuori”, letteralmente, “eiettato”. Ed in effetti forse il tanto abusato termine può risultare utile per descrivere “LEGO Batman”. Difatti tutta la pellicola si sviluppa in maniera enormemente dinamica, proiettandosi costantemente nel segmento successivo senza quasi dare il tempo di comprendere totalmente ciò che viene messo in scena, cambiando continuamente la propria natura e centrifugando ogni genere di registro e cliché. Così dalla citazione plateale di “Dark Knight Rises” con cui inizia il film si arriva nel giro di pochi minuti all’inserto musicale interpretato da Batman che conclude farsescamente lo scontro tra il supereroe e tutti i suoi nemici di Gotham, ovviamente capitanati da Joker. Pur potendo questo elemento venire letto come un riferimento alla trama del presunto sequel de “Il cavaliere oscuro”, poi modificata enormemente a causa della dipartita di Heath Ledger, si deve constatare quanto il marasma di citazioni che si rivela essere il film contribuisca a tenerlo ben distante dalle implicazioni seri(os)e del modello nolaniano.Si rivela infatti un esercizio abbastanza futile cercare di interpretare il film di Chris McKay come un esemplare del filone di decostruzione del ruolo supereroistico intrapreso da Nolan e Zack Snyder. La critica all’atteggiamento solitario e discutibile di Batman non ne mina minimamente il ruolo e neppure ambisce a farlo. “LEGO Batman” è difatti una commedia conscia dei suoi limiti e l’approccio adottato nei confronti del suo protagonista serve semplicemente ad inserirlo nel contesto cartoonesco in cui si ritrova, quindi normalizzandolo. Da questo punto deriva la problematica più consistente della pellicola qui in questione, gravata da un umorismo semplice, a tratti infantile (e si prega di non sminuire questo punto affermando che si tratta “solo” di un cartone animato), che ricorda quello propagandato dai blockbuster Marvel (ovviamente citati e parodiati) e che rende la leggerezza ricercata dal film a tratti urticante.
Se la comicità adottata normalizza e banalizza la cupezza del supereroe ideato da Bob Kane questa viene a sua volta ricondotta, tramite i sempre più numerosi inserti drammatici, ad una visione assolutamente basica della narrazione mainstream, in cui il divertimento viene stornato dalla prevedibile morale finale, definitiva frustrazione delle potenzialità della pellicola. Perlomeno per quanto concerne l’aspetto concettuale e narrativo dato che il film è esteticamente pregevolissimo, a tratti davvero meraviglioso per il modo in cui integra CGI e stop motion e per la qualità della resa di un mondo interamente composto da LEGO (i notevoli effetti d’acqua, ad esempio). Difficile avere molto da ridire sul prestigioso cast di doppiatori (anche se, in realtà, quello italiano non sempre risulta all’altezza) e su tutte le numerose manovalanze che hanno lavorato a questa interessante coproduzione (magnificate durante i divertenti titoli di coda musicali). D’altronde, come già detto, la vera debolezza del film di McKay sta altrove, nella sua natura di ridanciano frullato postmoderno incapace di essere pienamente tale fino in fondo (ben altro discorso valeva per la mise en abyme di “The Lego Movie”). Un problema che affligge grossa parte della produzione di ampio consumo comica (da sempre, direbbe il sottoscritto) e che rende “LEGO Batman”, in questo ricco (cinematograficamente parlando) inizio d’annata, solamente una pellicola fra le tante. Ma se si vuole “solo” scervellatamente divertirsi difficilmente ve ne sarà una più adatta.
11/02/2017