qualcosa che non esiste
allora va bene, non rischiamo niente se non esistiamo
Marguerite e Julien
Le cronache riferiscono che “Marguerite e Julien” in un primo momento doveva essere un lungometraggio realizzato dal grande Francois Truffaut interessato a realizzare il film basato sulla storia (vera) dell’amore incestuoso tra un fratello e una sorella perseguitati dai pregiudizi della società del proprio tempo e a causa di questo comportamento licenzioso, costretti a darsi alla fuga per evitare le conseguenze della legge e nella fattispecie del processo che il re di Francia vorrebbe prendere a pretesto per rispondere alle accuse di dissolutezza rivolte al suo governo da buona parte dell’ecumenato cattolico europeo.
Fatto sta che quarant’anni dopo, con tutto ciò che questo significa in termini di liberalizzazione dei costumi e del visibile, l’originalità di “Margherite e Julien” non risiede tanto nella possibile oscenità dell’incipit, ne, tanto meno, nell’ardire della sua rappresentazione che rimane (ad eccezione di una sequenza in campo lungo in cui vediamo i corpi dei due giovani voluttuosamente avvinghiati) comunque all’insegna di una passione più ideale che concreta, vissuta secondo codici che potrebbero essere quelli dell’amor cortese professato nelle corti provenzali e, dal punto di vista cinematografico, espressa alla stregua di un concetto filosofico e morale. A suscitare interesse piuttosto è la cornice scenografica utilizzata dalla Donzelli, la quale, assecondando i toni favolistici e la matrice letteraria (tra citazioni poetiche come quella tratta da Whitman utilizzata a mo’ di chiusa finale alla voce fuori campo, le immagini sono la trasposizione del libro letto da un’istitutrice ai suoi bambini) del narrato immagina un universo fuori dal tempo, in grado di mettere insieme diverse epoche storiche e quindi, come succede nel corso del film, di proporre uno scorcio di paesaggio medievale attraversato da un elicottero impegnato a perlustrare il territorio in cerca dei fuggitivi. L’effetto è a dir poco straniante e gli attori protagonisti – tra cui spicca Anais Demoustier già vista in questa stagione in “Una nuova amica” di Francois Ozon affiancata da Jeremie Elkaim, ex marito e antico sodale della Donzelli – sono davvero bravi nel vestire i panni degli amanti impossibili ma la perfezione formale di “Marguerite e Julien” unita alla sua enfasi declamatoria sono senza dubbio tra i motivi del mancato coinvolgimento nei riguardi di una vicenda che, contrariamente al romanticismo evocato dal titolo, è più un piacere per la mente che per il cuore.
04/06/2016