Senza nulla togliere a quanto si è appena detto esiste però un’altra chiave di interpretazione, meno schierata e forse conosciuta, che è appunto quella della discussione tutta interna al mondo cattolico a proposito del sacerdozio femminile, da tempo al centro del dibattito anche per la drastica diminuzione delle vocazioni verificatosi negli ultimi decenni. In questo senso, la centralità assunta da Maria Maddalena all’interno del film, testimoniata da una presenza scenica che non viene meno neanche al momento clou del film (quello che coincide con la cattura e la crocifissione di Gesù, nel quale i primi piani e le sequenza in cui ella compare è eguale a quella del Cristo), fa si che il lavoro di Davis si possa arricchire di altre sfumature, arrivando a dire la sua anche in un campo cosi delicato com’è quello relativo a uno dei dogmi vigenti nella chiesa cattolica. Davis, che già in altre occasioni aveva messo in campo un’attitudine volta a normalizzare ciò che è invece eccezionale, di nuovo non si smentisce, regalando agli eventi una messinscena scevra da qualsiasi tentazione di spettacolarità e viceversa ricca di momenti in cui è il silenzio dopo la tempesta a creare lo spazio in cui il divino può manifestarsi. Forte di un’iconografia che si riappropria della riconoscibilità tramandatasi nei secoli attraverso la pittura e, perché no, anche con il cinema, “Maria Maddalena” è lungi dal voler essere una versione laica dei fatti relativi alla storia di Gesù. Se la visione del divino e dei molti miracoli che ne accompagnano la manifestazioni è reso con una semplicità che rientra nell’ordinario delle cose, e quindi non ha bisogno di effetti speciali e di particolari movimenti di macchina, è altrettanto assodato che il film non si accontenta di raccontare i momenti salienti della buona novella ma propone una spiritualità costantemente ricercata nella bellezza metafisica del paesaggio naturale attraversato dai protagonisti e riverberato sui volti dei protagonisti. Non solo Joaquin Phoenix, oltremodo velloso con barba e capelli che strizzano occhio a certe mise sessantottine, ma soprattutto Rooney Mara, davvero brava a trasformare il suo viso nel termometro emotivo del film, quello in cui è possibile leggere le conseguenze interiori provocate dagli avvenimenti a cui ella prende parte. Senza la straordinarietà mediatica di opere come “L’ultima tentazione di Cristo” di Scorsese e “The Passion of the Christ” di Gibson, “Maria Maddalena” ci regala una figura di donna senza peccato e tutt’altro che scandalosa ma non per questo meno forte e volitiva. Riuscire a esserlo senza ricorrere a gesti estremi e vendicativi fa della Maddalena di Davis una figura meno alla moda di ciò che inizialmente potrebbe sembrare. In realtà, il personaggio in questione sembra in grado d’inserirsi nella discussione in atto in maniera meno scontata, ampliando il catalogo di femminilità contemporanee viste di recente sul grande schermo.
15/03/2018