Pur con mezzo freno a mano tirato, questa sardonica commedia deve molto alla versione “all’italiana” del medesimo genere; non solo per la suddivisione in capitoli, girati da registi differenti (i quali in questo caso non firmano il proprio lavoro), ma soprattutto per la volontà di parlare con ironia di un passato anche morto e sepolto, ma sul quale ci sarebbe ben poco da ridere. Identica è anche l’importanza attribuita al ruolo degli attori, talvolta autentici mattatori della scena, e analogo il gusto di mischiare storie di gente che vive ai confini del mondo raffigurato e lì vi rimane, con quelle di chi ha la possibilità di entrare in contatto con qualche personalità importante dell’establishment, qualche pezzo grosso del regime-macchietta che si intende beffeggiare.
Non così diseguale nelle sue varie parti, un’opera senz’altro importante. Forse “bella” è un po’ troppo, ma non le si può certo imputare mancanza di intelligenza e di idee. E neanche di rigore e controllo, nonostante il tema potenzialmente in grado di riaprire ferite mai del tutto rimarginate. Menzione speciale per l’episodio della fotografia: è il più esilarante.
22/09/2009