biopic | Polonia (2025)
È il 1835 e nella notte di Parigi, appena all’inizio, Fryderyk Chopin si esibisce in una sfida a colpi di piano con altri celebri musicisti dell’epoca. Prima di entrare in sala si gira verso l’amico Franz Liszt e dichiara che c’è troppa gente, troppo rumore, il suo suono dolce non riuscirà a reggere la competizione.
Il film è cominciato da una manciata di minuti e pare questa la chiave scelta da Michał Kwieciński: raccontare Chopin, il “poeta del pianoforte”, attraverso il talento di un’anima mite e garbata. Diventare cioè racconto intimo, che scava in profondità la natura malinconica di un compositore che si è distinto per romanticismo ed eleganza. Una sfida tutt'altro che semplice: avvicinarsi a una figura come Chopin significa confrontarsi con un'immagine ben presente nella memoria collettiva, icona prima che essere umano.
Poco dopo la sfida di piano, Chopin inizia a manifestare i sintomi di quella malattia che gli costerà la vita precocemente: la tubercolosi, all’epoca diffusa e incurabile – diversi amici moriranno dello stesso male. Da spettatori assistiamo alla messa in scena dei suoi ultimi anni, in cui è famoso, apprezzato, salutato per strada e alla finestra, ma ha difficoltà economiche e non riesce a permettersi un affitto senza aiuti, lavora duramente per mantenersi. Ed è qui che "Chopin - Notturno a Parigi" disattende le aspettative di partenza e inizia a imboccare troppe direzioni, senza mai seguirne nessuna fino in fondo.
C’è la musica, ovviamente: Chopin insegna, continua a comporre e a esibirsi, ma non viene mostrato nulla del suo fervore creativo. Il trauma della mortalità imminente è elaborato attraverso la musica, ma ne sentiamo la gravità perché annunciato, dichiarato dal suo protagonista, mai davvero raccontato per immagini. Eryk Kulm, che presta il volto e il corpo a Chopin, ce la mette davvero tutta. È il centro motorio ed emotivo del film, che non lo perde mai di vista, suona personalmente il pianoforte e porta sullo schermo un uomo ambivalente: in pubblico è allegro, fa il buffone, si avvertono timidi echi del Mozart di Tom Hulce in "Amadeus", nel privato è fragile e sofferente. Tuttavia, proprio l’assenza di una tensione narrativa rende l’interpretazione poco efficace.
C’è l’amore: quello con George Sand (Joséphine de La Baume), figura mitica, emancipata e volitiva, appiattita dalla stessa assenza di tensione. È l’occasione mancata di raccontare un amore libero e fuori dai canoni, in cui i protagonisti si confessano totale devozione e lo spettatore ne prende atto solo perché dichiarato sullo schermo.
C’è la malattia, la cui rappresentazione segue un andamento ciclico: Chopin si esibisce, lo sforzo lo fa aggravare, trascorre giorni terribili, poi si riprende e il ciclo ricomincia fino al suo epilogo. Della malattia Michał Kwieciński non edulcora nulla, anzi indugia sui fazzoletti sporchi di sangue, sul pallore spettrale del volto e sulle gambe cianotiche e gonfie.
Il cinema ha spesso raccontato storie di grandi compositori, con esiti più o meno felici ("Amadeus" appunto, "Rossini! Rossini!" di Mario Monicelli). In "Chopin - Notturno a Parigi" l’intuizione era buona: buona è la fotografia di Michał Sobociński, che, come da titolo, si consuma perlopiù di notte, alla luce delle candele nei salotti aristocratici, e durante il giorno si fa grigia e glaciale. Buona è la ricostruzione storica, al netto di qualche libertà creativa, che riproduce una Parigi devastata dal colera e bagnata da una pioggia incessante e violenta. Buona è l'idea di raccontare l'arte attraverso la fragilità umana, tesa tra desiderio di sublime e consapevolezza della propria anima mortale. E magnifica, ovviamente, è la colonna sonora, che alterna brani di Chopin a pezzi classici di compositori vari. Tuttavia, una regia più di mestiere che autoriale non riesce ad amalgamare gli ingredienti e il risultato è una pellicola piatta e prevedibile, dallo sviluppo classico e poco creativo.
cast:
Eryk Kulm, Joséphine de La Baume, Victor Meutelet, Theo Grundmann Brechet
regia:
Michał Kwieciński
titolo originale:
Chopin, Chopin!
distribuzione:
Europictures
durata:
133'
produzione:
Akson Studio
sceneggiatura:
Bartosz Janiszewski
fotografia:
Michal Sobocinski
scenografie:
Marcel Slawinski
montaggio:
Bartlomiej Piasek
costumi:
Magdalena Biedrzycka e Justyna Stolarz
musiche:
Robot Koch