“The Nun” si sposta all’indietro di vent’anni rispetto a “The Conjuring – Il caso Enfield”: siamo nel 1952 e. in uno sperduto monastero di clausura sulle montagne rumene. una giovane suora si suicida per fuggire al Male. Sono inviati a indagare dalla Santa Sede padre Burke (Demián Bichir) e la giovane novizia Irene che possiede il dono di avere delle visioni tra il mistico e il premonitorio. Un ragazzo canadese soprannominato “il francese”, che ha scoperto il cadavere, li accompagnerà e aiuterà nel combattere il maligno avendone anche un ruolo non secondario.
“The Nun” si avvale di un cast di attori simpatici, ma che interpretano il ruolo sulla scia di cliché già visti e noti in moltissimi film. L’horror è un genere citazionistico e non può farne a meno e i veri capolavori sono quelle pellicole che creano nuove maschere oppure attraversano campi inesplorati. Ma anche quando si tratta di temi già conosciuti la loro rielaborazione sarebbe già una cifra della bontà dell’operazione. Del resto, è quello che ha fatto James Wan prima con “Saw l’enigmista” poi con “Insidious” e infine con “The Conjuring“. “The Nun” non è tra questi, visto anche che il regista australiano di origini malesi ha fornito il soggetto, ma abdicato alla regia al giovane Corin Hardy. Semi debuttante dietro la macchina da presa, Hardy non brilla per inventiva nella messa in scena e nello sviluppo della tensione, utilizzando i più classici artifici: catene, fantasmi, incubi che diventano reali, seppellimenti dal vivo, serpenti e libri antichi, cerchi e stelle a cinque punte, templari e il sangue di Cristo che può fermare qualsiasi espressione del maligno. Poi il demone Valak, risvegliatosi a causa di un bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale (il male di tutti i mali, l’Armageddon che ha portato l’inizio della fine), se impossessandosi del corpo di una suora nel suo apparire assomiglia a un travestimento di Marilyn Manson, più che far paura provoca un sorriso (flebile).
Insomma, “The Nun” aveva le potenzialità per almeno essere sulla linea dei film precedenti, invece si rivela una pellicola priva di tensione, a tratti ripetitiva e quindi noiosa, un’operazione commerciale per far cassa e nulla più.
23/09/2018