Zoolander 2

Zoolander 2


Ben Stiller

Commedia | Usa
(2016)
Derek Zoolander è tornato! Ma probabilmente i suoi molti (alcuni insospettabili) ammiratori avrebbero gradito per l’occasione qualcosa di più di una pretestuosa vacanza romana ed una serie imponente di partecipazioni straordinarie da parte di personaggi noti impegnati ad apparire nei panni di loro stessi (c’è stato il noto rifiuto da parte dell’ex first lady Laura Bush ma la cosa è davvero ininfluente). Cosa di per sé senza dubbio simpatica ma una commedia che si rispetti non può, ovviamente, poggiarsi esclusivamente su questo. Ben Stiller ritrova uno dei suoi personaggi più celebri e anche l’abituale “partner in crime” Owen Wilson, ma il risultato è al di sotto delle sue opere più felici.

Uscito nel 2001 a poche settimane dagli attentati dell’11 settembre, il primo “Zoolander” funzionò bene sia al botteghino sia con i critici, probabilmente perché fu considerato un’occasione di distrazione in momenti particolarmente difficili. Con l’uscita in home video e, soprattutto, il passare degli anni, le avventure del più famoso (e improbabile) fotomodello del mondo hanno guadagnato uno status di culto, che evidentemente ha spinto la Paramount (in Italia distribuisce la Universal) ad un’uscita per San Valentino, convinti di poter richiamare una buona fetta di pubblico. Non sarebbe certo la prima volta che il sequel (per quanto tardivo) di una commedia di successo riesce a capitalizzare sulla popolarità del predecessore. E’ ancora presto per vedere se l’idea è stata giusta ma possiamo per il momento dire che la critica non ha simpatizzato molto con l’operazione.

 
Il film inizia con l’omicidio della pop star Justin Bieber, il quale defunge non prima di avere postato un ultimo selfie sul suo profilo Instagram: lui che imita la celebre espressione “blue steel” (o almeno questo è quello che inizialmente viene creduto) dell’ancor più celebre Zoolander. Apprendiamo che è solo l’ultimo di una lunga catena di delitti nel mondo del pop: chi sta uccidendo le star più celebri e qual è il loro legame col protagonista? Trattasi di un mero pretesto ma d’altronde non è che gli elementi da spy story fossero il punto di forza del primo film…

Il protagonista comunque è all’oscuro di tutto ciò, visto che da anni conduce un’esistenza da eremita. Ovvero da quando la sua “Scuola per bambini che non sanno leggere molto bene” è crollata miseramente (a soli due giorni dall’inaugurazione), a causa di inconcepibili difetti di progettazione. Dopo aver perso l’amata Matilda (Christine Taylor, nella vita Signora Stiller, che appare comunque fugacemente, decisione discutibile visto il contributo dato dal personaggio al primo episodio) ed essersi visto togliere la tutela del figlio Derek Jr., si è trasferito in un New Jersey straordinariamente innevato. Anche il suo nemico-amico Hansel nel frattempo ha lasciato le passerelle e vive in una Malibù alquanto desertica, dedito alle gioie dell’amore di gruppo (del quale fanno parte anche Kiefer Sutherland e la Miss Universo di Sorrentino, Madalina Ghenea).

Ma il loro esilio è destinato a finire ed è Billy Zane (già presente nella prima avventura) a convincerli (non senza grossa fatica) a tornare in quel luccicante e futile mondo di cui sono stati (si fa per dire) il simbolo. Quindi li ritroviamo nella città eterna, ingaggiati da Alexanya Atox, nuova sovrana dell’haute couture (una Kristen Wiig che sicuramente si sarà divertita nella parodia dei vari vip che hanno ecceduto nell’uso di lampade e botox), spettacolarmente abbigliata dalla costumista Leesa Evans. Tra i sinistri maneggi di Alexanya e l’aggressività di un ambiente nel quale non si riconoscono più, Derek e Hensel si perderebbero senza l’aiuto Valentina de Valente (Penèlope Cruz), ex modella di costumi da bagno e ora agente dell’interpol (dipartimento Alta Moda?!?). Valentina aiuterà anche Derek a ritrovare il figlio (cosa non troppo difficile visto che l’orfanotrofio dove vive si trova proprio a Roma) e diventerà entro i titoli di coda il suo nuovo amore.

 
Nell’incasinatissimo (nonché fumoso) plot non potevano essere lasciati fuori l’arcinemico di Zoolander, lo stilista Mugatu (un Will Ferrell in gran forma anche se poco utilizzato) e i suoi aiutanti Todd, Evil Dj (Justin Thereoux, che ha pure contribuito alla sceneggiatura, anche se forse questo non depone a suo favore) e Katinka (una Milla Jovovich che appare in extremis per una cat fight con Valentina/Penèlope). Stiller e il suo team arrivano anche a citare “Il Codice Da Vinci”, anche se questo non contribuisce più di tanto al divertimento, che si affida ad alcune battute politicamente scorrette, indirizzate soprattutto al personaggio di Derek Jr. (Cyrus Arnold).

Tra personaggi insopportabili (il Don Athary di Kyle Moonie) e altri che si rivelano al di sotto delle attese (il fotomodello Tutto incarnato da Benedict Cumberbatch), il vero problema di “Zoolander 2” è che le gag sono orchestrate seguendo la logica dell’accumulo e non tutte sono riuscitissime, anzi. Stiller e Wilson sono una coppia indubbiamente affiatata ma lo Stiller regista ha funzionato decisamente meglio in passato (si pensi a “The Cable Guy” o “Tropic Thunder”). Inoltre questo sequel non funziona neanche troppo come parodia del mondo della moda perchè non dice niente di particolarmente scomodo sull’ambiente e questo lo si capisce anche dal fatto che molti stilisti abbiano deciso di apparirvi.

12/02/2016

Cast e credits

Distribuzione
Universal
Durata
102'
Produzione
Scott Rudin Productions
Sceneggiatura
Ben Stiller, John Harmburg, Nick Stoller, Juystin Theroux
Fotografia
Daniel Mindel
Scenografie
Jeff Mann
Montaggio
Greg Hayden
Musiche
Theodore Shapiro
Costumi
Leesa Evans

Trama

Dopo molti anni lontani dalle passerelle, Derek e Hansel tornano a sfilare...e a sgominare improbabili organizzazioni criminali
Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi