Recensioni

Twelve

di Joel Schumacher

drammatico, thriller, Usa/Francia (2010)

CAST & CREDITS

cast:
Emma Roberts, Chace Crawford, Rory Culkin, Curtis Jackson, Ellen Barkin, Nico Tortorella

regia:
Joel Schumacher

distribuzione:
Hannover House

durata:
98'

produzione:
Original Media, Radar Pictures, Gaumont, Artina Films

sceneggiatura:
Jordan Melamed

fotografia:
Steven Fierberg

scenografie:
Ethan Tobman

montaggio:
Gordon Grinberg, Paul Zucker

costumi:
David C. Robinson

musiche:
Harry Gregson-Williams

Twelve | Recensione | Ondacinema

Twelve

di Joel Schumacher

drammatico, thriller, Usa/Francia (2010)

di Carlo Cerofolini

Voto: 5.5

L'ultima incursione era stata quella di "The performer". A circa un anno di distanza ci riprova Joel Shumacher, regista diventato famoso con il ritratto della gioventù anni 80 ("St Elmo's fire") e da sempre a suo agio con le vite bruciate anzitempo ("Tigerland"). Lo scenario è quello di una contemporaneità metropolitana che ha molto in comune con le atmosfere e la decadenza celebrata nei libri di autori come Breston Ellis e Mc Ilnery: famiglie distrutte dall'indifferenza dei genitori e dalla malattia (il trauma del protagonista è la conseguenza della morte della madre ammalata di cancro), giovani storditi dagli addittivi e dalle regole di un consumismo alimentato da quel denaro che serve a comprare il simulacro di una felicità sostituita dalla sicurezza degli oggetti.

Sono queste le coordinate in cui si inserisce la storia di Mike White, spacciatore per caso e quella dei suoi ex compagni di scuola, rampolli della Upper East Side newjorkese, impegnati a riempire il vuoto di esistenze privilegiate ma fragili. Completamente avulso per ragioni che non tarderemo a scoprire dalla mondanità festaiola dei propri simili, Mike vi resta in qualche modo legato in quanto fornitore ufficiale dello "sballo". L'arrivo di una nuova sostanza (Twelve è il nome della droga assunta dai protagonisti) e l'uccisione del cugino di Mike, daranno il via ad un tragico conto alla rovescia.

Lontano dalle istanze sociologiche di film come "American Psycho" o per citare esempi più recenti "Le regole dell'attrazione", film che potevano contare sul sostegno della loro fonte letteraria, ed altrettanto distante da analisi sui meccanismi della dipendenza "Twelve" è in realtà un dramma sull'impossibiltà di essere felici e sulle conseguenze delle nostre azioni. Shumacher, per motivi anagrafici ed anche lavorativi (la sua attività si è concentrata soprattutto a cavallo degli 80/90) è dà sempre influenzato da estetiche edonistiche che privilegiano l'impatto visivo e la fluidità del racconto ed anche in questo caso il suo cinema macina senza soluzioni di continuità soluzioni cromatiche antinaturalistiche, utilizzate  per restituire la percezione distorta dei protagonisti e dialoghi a basso contenuto fosforico, adatti a traghettare la storia alla scena successiva ma troppo leggeri per eventuali introspezioni. Twelve finisce quindi per assomigliare ai suoi attori, dotati di una bellezza talmente perfetta da rasentare l'inconsistenza.