Se è vero, e quantomeno triste, che ormai i film si realizzano in base a delle indagini di mercato, la strategia della Metro Goldwyn Mayer ha pagato, tant’è che nel weekend d’esordio questo “G.I. Joe – La vendetta” ha registrato incassi record in tutto il globo. Veniamo al film vero e proprio: i collegamenti col primo episodio restano volutamente blandi, e sono riassunti nell’incipit fumettistico. Basti sapere che il presidente degli Usa è stato sostituito da un doppio, terrorista malvagio e mutaforma, che ha intenzione di ricattare i potenti del mondo con un’imminente apocalisse nucleare (uff) in cui a farne le spese per prima è Londra, completamente rasa al suolo (nel primo film era Parigi a venire devastata, ormai l’Europa è il campo da gioco prediletto per i giochi da guerra made in Hollywood); non prima però di aver decimato e dichiarato fuorilegge la squadra di soldati G.I. Joe, suoi acerrimi nemici. I quattro superstiti (del precedente episodio torna solo il ninja muto Snake Eyes, mentre a rubare la scena è l’ex wrestler Dwayne “The Rock” Johnson, con la sua stazza imponente è una scelta di casting azzeccata) devono provare la colpevolezza del “fasullo” comandante in capo, e si mettono in cerca del membro originario del loro team, il generale Joe Colton (interpretato con composta autoironia dal solito Bruce Willis). La sceneggiatura di Rhett Reese e Paul Wernick (già autori di “Benvenuti da Zombieland“) non offre molto di più, non c’è nessuna sfumatura, la fascinazione per armi e bellicismo è sin troppo ambigua, e tutto è all’altezza intellettuale di un dodicenne: ma se si sta al gioco, c’è rischio di divertirsi.
La regia di Jon M. Chu, regista di due episodi della serie danzereccia “Step Up”, è attenta quanto basta a coreografare con professionalità la lunga serie di sequenze pirotecniche e action: l’utilizzo di CGI è decisamente limitato rispetto al film precedente, e si punta maggiormente su un azione “fisica” e ironica, imparentata con il recente revival macho de “I Mercenari” di Stallone. E almeno una sequenza, quella del lungo combattimento in montagna, “sospeso” nel vuoto, tra i ninja delle diverse fazioni, lascia il segno, sfrutta a dovere il 3D e riporta alla mente la mai dimenticata tradizione wuxia. Tra una scazzottata tra The Rock e il nerboruto Ray Stevenson e una resa dei conti finale bombarola quanto basta, i fan dell’action duri e puri non potranno dirsi delusi, anche se in altre circostanze il tentativo di contaminare i generi con l’estetica post-moderna dei “Transformers” di Michael Bay (la fuga di Cobra Commander -non più interpretato da Joseph-Gordon Levitt- dalla prigione di massima sicurezza, l’attacco delle lucciole-bomba) appare piuttosto goffa e forzata.
Non che si possa aggiungere molto altro all’analisi di un prodotto di questo tipo: non è cinema, ma un giocattolo, che diverte, moderatamente, fintanto che dura, e si dimentica immediatamente dopo.
30/03/2013